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Le SS nell’Empolese. una bufala storica? – di Claudio Biscarini

Ogni tanto, leggendo articoli, volumi e altri lavori di storia locale, ci si imbatte, a proposito della presenza tedesca nelle nostre zone durante l’ultima guerra, nelle famigerate Schutzstaffeln meglio note come SS. Varrà la pena, una volta per tutte, sfatare questa leggenda.

Le formazioni delle SS, create come unità di difesa  del capo del nazionalsocialismo nel 1925, avevano assunto gradualmente un’importanza sempre crescente in Germania. Nel 1929, a loro capo Hitler stesso aveva messo Heinrich Himmler con il grado di SS-Reichsfὒhrer. Nel 1931, il suo pupillo Reinhard Heydrich creò il Sicherheitsdienst, ovvero il servizio di sicurezza delle SS, un organismo che aveva tra i suoi compiti, quello di spiare gli stessi gerarchi del partito e delle SS, nonché, col tempo, sarà implicato nella Shoa e nella lotta antipartigiana. Heydrich fu messo a capo, nel settembre 1939, del Reichssicherheitshauptamt, l ‘Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich che inquadrava, da tempo, la Kriminalpolizei (Kripo) che era stata fusa con la Geheime- Staat -Polizei (Gestapo) e la Sicherheitspolizei. Nel 1939, arrivarono in Italia due uffici di questa organizzazione: l’Amt VI E con compiti di spionaggio e sabotaggio e l’Amt VI C responsabile delle Romanische Lᾅnder. Alcuni agenti dell’SD si insediarono nel nostro paese e arruolarono dei V-Leute (informatori) locali.

Ma fu  dopo l’8 settembre 1943 che le SS  e le SD arrivarono in pianta stabile, insediandosi in ogni città. Da tempo, alle Allgemeine SS si erano affiancate le Waffen SS, unità da combattimento. Tra Parma e Modena, si era insediato il II SS Panzer-Korps al comando dell’SS-Obergruppenfὒhrer Paul Hausser, in cui era inserita la 1. SS Panzer-Grenadier-Division Leibstandarte Adolf Hitler, l’unità guardia del corpo del Fὒhrer. Essa disarmò le truppe italiane in Emilia, Piemonte e Lombardia.  Ci sono notizie, e una fotografia, di soldati di questa unità a Pisa, probabilmente scesi dal passo della Cisa verso la Liguria. Nessuno di questi militari passò sicuramente per l’Empolese. L’altra unità delle Waffen SS, la 16. SS-Brigade Reichsfὒhrer, si trovava in Corsica, in transito dalla Sardegna, e sbarcò a Piombino risalendo verso nord via Liguria-Emilia.

Durante l’occupazione tedesca, le SS e le SD crearono un Hὅchster SS-und Polizei-Fὒhrer Italien nella persona dell’SS- Obergruppenfὒhrer und General der Waffen SS  Karl Wolff, ex aiutante personale di Himmler. A Verona, comandato dall’SS- Gruppenfὒhrer Dr. Wilhelm Harster, un giurista bavarese già responsabile della deportazione degli ebrei olandesi, venne dislocato il comando del Befelshaber der Sichereitspolizei und SD. Ogni comando SS aveva un organigramma che variava di poco: Amt I e II che si occupavano dell’amministrazione interna; Amt III  SD Inland; Amt IV Gestapo, suddivisa in varie sezioni. A Verona la comandava l’SS Sturmbannfὒhrer Kranebitter, austriaco. Amt V Kripo; Amt VI SD Ausland. Gli austriaci abbondavano nelle  file dell’SD e delle SS, a dimostrazione di come l’immagine dell’austriaco bono che spesso si ritrova, non sia del tutto vera. Ogni città capoluogo di provincia ebbe il suo Aussenkommando SD, mentre in località particolarmente significative venne posto un Aussenposten SD che dipendeva dal primo. Empoli, e nessuna cittadina dei dintorni, ebbe mai un Aussenposten SD. Noi dipendevamo dall’Aussenkommando SD di Firenze, retto dall’SS- Hauptsturmfὒhrer Otto Alberti ( a volte, erroneamente, scritto von Alberti). Questo ufficiale era nato a Berlino il 26 novembre 1908. Era entrato nel partito nazionalsocialista il 1 maggio 1937 e la sua tessera d’iscrizione portava il numero 6.986.906 . Era entrato nelle SS il 1 giugno 1940 con tessera n. 358.068. Era sposato con Friedemarie Holm, funzionaria del Nazionalsozialistiche Frauenschaft. Alberti era nella Schutzpolizei dal 1929 al 1935 anno in cui  transitò nella Gestapo. Si era distinto, nell’ottobre-novembre 1943, nella lotta alle bande e nel marzo 1944, come ufficiale 1c, partecipò al ciclo operativo antibande sull’Appennino Umbro-Marchigiano. Nel 1963 era Hauptkommissar della polizia criminale a Kiel. Non sappiamo se Alberti arrivò in Italia inserito nell’intera classe della scuola della Sichereitspolizei di Fὒrtenberg, guidata dall’SS-Sturmbannfὒhrer Herbert Herbst che andrà ad assumere il comando dell’Aussenkommando SD di Perugia. Alberti metterà la sede del suo ufficio a Villa Triste di via Bolognese a Firenze.

Non possiamo escludere che qualche agente del comando fiorentino sia venuto a Empoli per svolgere delle indagini, ma è ormai appurato che anche durante le  deportazioni del marzo 1944,non fu visto un tedesco in città. E arriviamo al passaggio del fronte. Nell’estate 1944 l’unica unità di Waffen SS presente in Italia era la 16. SS Panzergrenadier-Division dell’SS-Gruppenfὒhrer  Max Simon. Essa entrò in linea a San Vincenzo e combatté sempre con l’ala destra a contatto col Tirreno. La sua unità più vicina al nostro territorio fu di passaggio veloce a Santa Croce sull’Arno e si trattava di alcuni automezzi del suo SS Pionier-Bataillon. Esistevano, è vero, altre unità di SS Polizei, come il I/SS-Polizei-Regiment 20,  l’SS- Polizei-Regiment 12, ma vennero impiegate principalmente in operazioni antipartigiane sugli Appennini o a sud di Roma, come l’operazione Wallestein II nel luglio 1944. Il noto Polizei-Bataillon Bozen, la cui 11. Kompanie fu distrutta in via Rasella a Roma il 23 marzo 1944, in realtà era formato da uomini della Ordnungspolizei, ovvero poliziotti normali militarizzati, che assunsero, senza mai indossarne l’uniforme, la qualifica di SS Polizei-Bataillon dall’aprile 1944. Non essendoci, nella nostra zona, bande partigiane di particolare rilievo, nessuna unità di SS Polizei fu impiegata qui.

Detto questo, nasce spontanea la domanda. Ma, allora, come facevano i civili, e molti lo dicono e scrivono ancora oggi, a dire che a Empoli e dintorni, specie nel padule di Fucecchio, c’erano le SS? La risposta è semplice e di duplice natura, una materiale e una psicologica. I reparti delle SS si contraddistinguevano da quelli della Wehrmacht perché sulle mostrine e sul berretto portavano la Totenkopf[1], la testa di morto, erano vestiti di nero ( solo le Allgemeine SS, ovvero le generiche, e non le Waffen SS) e erano particolarmente crudeli nell’immaginario collettivo, e nella realtà dei fatti. Quindi, in presenza di militari tedeschi particolarmente duri con la popolazione, oppure che avevano effettuato una strage, era logico che il pensiero dei superstiti civili andasse alla presenza delle famigerate SS. In più, anche i carristi tedeschi usavano la testa di morto come mostrine e avevano in dotazione uniformi nere. Non possiamo certo pretendere che chi, allora, sfuggì alla morte per caso o fu coinvolto in episodi di particolare violenza, si mettesse a distinguere se si trattava di soldati “normali” o di membri delle Schutzstaffeln. Da alcuni “storici” oggi, lo pretenderemmo. In ogni caso, a parte passaggi velocissimi che non hanno lasciato traccia, possiamo escludere che a Empoli e dintorni siano mai stati attivi militari o poliziotti delle Waffen SS o dell’SD. Questo per verità storica e per finirla una volta per tutte con l’approssimazione anche in questo campo. Responsabili delle stragi di civili, come quella del Padule, non furono solo le SS ma anche i più “normali” militari dell’esercito tedesco.



[1] Himmler aveva scelto la testa di morto in omaggio a un reparto di elité prussiano: gli Ussari della Morte.

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  1. Nell’archivio storico del comune di Empoli, e anche in quello di Montelupo, trovai tempo fa due documenti che l’SS-Hauptsturmbannfuhrer Alberti aveva firmato. Si comunicava che i podestà erano responsabili dei sabotaggi alla linea telegrafica sulla ferrovia Firenze-Pisa nei tratti di Montelupo e di Empoli, si ordinava di organizzare dei civili come guardafili che sarebbero stati responsabili di eventuali altri sabotaggi. Detto questo, non risulta che Alberti abbia mai fatto una visita a Empoli, anche se non si può escludere che almeno alcuni suoi agenti abbiano fatto qualche ispezione. Comunque sia, nessun reparto di Waffen SS è mai stato presente nel nostro territorio. L’SS-Aussenkommando Florenz era responsabile delle province di Firenze, Siena e Grosseto. Quel che suona strano è che nessuna indagine, almeno a quanto mi risulta, è mai stata fatta su Alberti sia per il comando dell’SS-AK Florenz che dell’SS-AK Parma e nemmeno quando partecipò, come ufficiale SD, ad operazioni antipartigiane tra Umbria e Marche nella primavera 1944.

  2. Che io sappia sono state commissionate delle indagini nel 1944 dal capitano Otto Alberti dell’SD di FIrenze in merito ad azioni di sabotaggio della linea telefonica proprio nel comune di Empoli,non è noto se sono state effettuate da agenti wehrmacht, ma son certo che l’ufficio richiedente è stato lSD di FIrenze.

    Saluto

    SC

  3. Volevo aggiungere a completamento di quanto detto, scritto a rate per motivi di tempo,che qualcuno si è domandato come mai in Italia il gettito delle truppe per le Waffen SS e’ stato basso rispetto ad altri paesi. I motivi sono vari e non sempre chiari. Comunque va detto che la rinascita della RSI i e la ricostruzione dell’esercito repubblicano tolsero forze disponibili per altri servizi. Inoltre subito dopo l’8 settembre si può affermare che almeno 130 mila uomini dell’esercito italiano passarono alle truppe tedesche vestendo la loro divisa. Inoltre i
    Tedeschi misero tutti i possibili ostacoli al reclutamento degli IMI ( internati militari italiani) non li volevano proprio e li chiamavano Badogliotruppen in senso dispregiativo. Il loro destino sarebbe stato quello di finire a fare gli operai nelle fabbriche tedesche, le persone che ho conosciuto personalmente mi hanno dichiarato che dopo essere stati alcuni mesi nelle fabbriche tedesche chiesero di rientrare in Italia nella RSI . Gli fu offerto , se proprio volevano combattere che potevano rientrare in Italia nelle SS italiane. C’era una divisione in formazione la ITALIA 2 che si arrese a meda poi alla fine. Molti di questi erano toscani e almeno tre delle nostre zone. Due di capraia e uno di montelupo . Il miraggio di rientrare in Italia li fece aderire a questa offerta allettante. La divisione non termino’ l’addestramento e molti ufficiali furono fucilati dai partigiani. Le persone rientrarono a casa per vie molto strane. Alcuni furono liberati e lasciati scappare da alcuni partigiani toscani che li avevano in custodia. Questo e’ quanto mi hanno detto loro. Si deve inoltre ricordare che anche nella 16a divisione erano presenti molti toscani e in particolare persone di Massa e di Carrara e di Lucca. La frammentazione delle truppe della RSI e il non voler dispiacere a Mussolini fu una delle ragioni per cui il reclutamento delle SS italiane non sortì l’effetto sperato. Però sono certo che molti avrebbero voluto essere accolti nelle SS italiane e che i tedeschi non vollero reclutare per ragioni di opportunità politica verso Mussolini.

  4. Un argomento interessante e’ la doppia dipendenza a cui erano sottoposte le SS nell’azione di comando. Dipendevano dal comando SS ( WOLF ) per le operazioni anti partigiane e di sicurezza mentre dipendevano dal comando dell’Herr ( Kesselring) per quanto riguardava le operazioni militari vere e proprie. Ma dove era il limite delle une o delle altre e’ difficile da stabilire. In genere WOLF ascoltava e aiutava Kesselring. Resto della mia opinione ; la 29a era composta prevalentemente da meridionali attirati dal soldo molto più alto delle SS ( il doppio dell’esercito). Posso poi affermare di aver conosciuto e parlato con due persone di capraia che erano nella Italia 2 e si erano arresi a Meda e con un signore che mi aveva dimostrato di appartenere alla 24a Karstjager.
    Saluti mario

  5. Dall’autore dell’articolo Claudio Biscarini:
    Il Sig. Ragionieri ha perfettamente ragione: c’è stato un fraintendimento tra me e il sito con le didascalie delle foto; la colpa è mia che non ho controllato come faccio di solito dopo la pubblicazione, ma dover tener testa a due bozze di nuovi lavori non mi lascia, a volte, molto tempo. Certamente, non è facile per chi non conosce le divise tedesche, come i curatori del sito, capacitarsi e non posso pretendere che lo facciano. Stroop è la figura al centro della prima ( famosissima) foto, durante la repressione del Ghetto di Varsavia con al fianco un uomo delle SD; le SS- Allgemeine sono quelle al centro e l’uomo della Panzerwaffe è l’ultimo e non è un carrista SS, ma dello Herr. Per il resto. Non volevo fare una disamina su tutti i reparti delle SS, SS Polizei, Waffen SS italiane presenti in Italia in vari periodi, ma solamente affermare di nuovo che, salvo sporadici passaggi che non escludo, nessun reparto organico né delle Waffen SS né della SD o SS Polizei-Bataillon è stato mai a Empoli in pianta stabile e non ha partecipato né ai combattimenti intorno alla città né alla strage del Padule di Fucecchio, come si legge in tanti testi ancora oggi ( purtroppo) in giro. In quanto alla 29. Waffen SS italiana, se non mi rammento male, il nucleo originale non fu solo di meridionali. Anzi, i toscani c’erano in numero discreto. A Munsingen, il 9 settembre 1943, l’SS-Obergruppenfuhrer Berger aveva già arruolato 13.362 volontari. Tra i reparti che costituirono il nucleo futuro della divisione ci fu il Miliz Regiment del Console Paolo De Maria, formato con la 89a Legione CC.NN. Etrusca costituita dal 97° Btg. CC.NN. di Siena e l’89° Btg. CC.NN. di Volterra.Il comandante del primo Battaglione era il Primo Seniore Carlo Federigo Degli Oddi di antica famiglie senese, nonchè il XIX Battaglione CC.NN. Fedelissima formato da lombardi.Cfr. Sergio Corbatti, Marco Nava, Sentire,Pensare,Volere. Storia della Legione SS italiana, Ritter edizioni, Milano 2001.
    Anche la 24. SS-Karstjager, se non ricordo male, operò soprattutto in Istria e Slovenia, allora certamente Italia, e in Friuli Venezia-Giulia (Adriatische Kustenland) ma non scese più giù. Ringrazio il sig. Ragionieri per aver segnalato l’errore delle didascalie.”

  6. aggiungo che nessuna di queste unità era presente nella zona dell’empolese e nemmeno nelle zone limitrofe.

  7. di seguito alcuni reparti operanti in italia oltre alle unità principali sopra descritte
    II° SS-Flak Abteilung/Kommandostab Reichsfuhrer SS
    SS-Gebirgsjager-Ausbildungs-und Ersatz Bataillon 7
    SS-Nachrichten Ausbilduns-und Ersatz Bataillon 3
    SS-Gebirgskampf-schule der Waffen SS:
    SS-Wehrgeologen Bataillon 500 (mot
    OKaukasischer-Waffenverband der SS:
    stturkischer-Waffenverband der SS:
    9° Kompanie/Indiche Freiwilligen Legion der Waffen SS
    SS-Diensthunde-Abteilung “Russland-Mitte” poi „Ost-Mitte
    SS-Lazarettabteilung “Kerrersee”:
    SS-Jagdverband “Sudwest”:
    Aussenstelle “Mailand” (6) dell’SS-FHA/Amt VI Reit und Fahrwesen:
    SS-Kraftfahrstaffel (W-SS) Fronthilfe DRP III° Abteilung:

  8. E’ noto a chi si interessa di Waffen SS che i reparti agli ordini di Heinrich Himmler combatterono su tutti i fronti meno che in Nord Africa. La presenza di reparti Waffen SS in Italia non fu molto cospicua anche perché i volontari SS erano impegnati principalmente dove erano in corso le battaglie decisive per le sorti del conflitto, comunque il Reichfuhrer SS Heinrich Himmler non trascurò alcun settore dei vari fronti europei tanto che su fronti in apparenza secondari come la Finlandia, Grecia e Italia operarono reparti Waffen SS. Oltre alle unità più note che verranno trattate a parte, in primo luogo la 1° SS-Panzer Division “Leibstandarte SS Adolf Hitler” e la 16° SS-Panzergrenadier Division “Reichsfuhrer SS” oltre alle due divisioni in cui militarono numerosi volontari italiani ovvero la 24° Waffen-Gebirgs (Karstjager) Division der SS e la 29° Waffen-Grenadier Division der SS (italienische nr. 1)

  9. aggiungo inoltre che molti cittadini scambiavano i carristi dell’Heer con SS a causa della divisa nera e delle totemkopf sui baveri . era un errore molto frequente tra le persone
    Non mi risulta che ci siano state truppe SS nella nostra zona, come pure uomini dell’SD
    scusate se mi sono dilungato

  10. l’unica unità di Waffen SS presente in Italia era la 16. SS Panzergrenadier-Division dell’SS-Gruppenfὒhrer Max Simon. Essa entrò in linea a San Vincenzo e combatté sempre con l’ala destra a contatto col Tirreno.
    non è vero! in Italia operava la 29° divisione Waffen SS di fatto una unità tedesca inquadrata nelle waffen ss anche se composta da italiani che avevano giurato fedeltà ad Hitler. questa unità combattè un po’ dovunque in Italia a partire da Nettuno e po sopratutto contro i partigiani.
    Esisteva anche un’altra unità delle Waffen SS la Italia 2 che si arrese a Meda in aprile quando era ancora in fase di fornazione. erano presenti nell’unità vari uomini della nostra zona e di Montelupo F.no – Capraia. Questa unità era in addestramento quando si arrese a Meda

  11. inoltre la foto che è stata messa sopra dell’ufficiale indicato come SS Stroop
    non è quella di un carrista delle SS ma di un carrista dell’HEER infatti il teschio sui risvolti era quello dei carristi ma sulla bustina se fosse stato un carrista Waffen SS avrebbe dovuto avere il Totempkopf e non il simbolo dell’esercito.
    Mi spiace ma non è la foto di un ufficiale carrista delle SS
    Mentre Stroop è quello nella foto a sinistra nel Ghetto di Varsavia. c’è un po’ di confusione nell’articolo

  12. Non esisteva solo la 16° waffen SS Reichfuhrer di max simon

    esisteva la 29° waffen SS Italia1. In divisa italiana ma con mostrine tedesche, formata da Meridionali e inquadrata da ufficiali italo tedeschi ma al comando di un generale tedesco. operò da Nettuno in poi prevalentemente contro i partigiani.

  13. Non c’era solo la 16° waffen SS di Max Simon, la Reichhfuhr, ma anche la 29° IWaffen SS Italia 1
    Una unità in divisa italiana ma con mostrine tedesche che combattè anche a Nettuno con il battaglione Vendetta
    L’unità composta prevalentemente da meridionali e con ufficiali misti italo tedeschi operò su tutto il territorio prevalentemente contro i patrtigiani

  14. l’ordine venne dai tedeschi, direttamente da Hitler ma l’esecuzione nonvide partecipare militar idelle SS o altro. Anche nella memorialistica non mi pare che si ricordino uomini delle SS o SD, ma l’ordine di deportare tutti gli operai che avevano scioperato venne da QG di Hitler in persona.

  15. “…è ormai appurato che anche durante le deportazioni del marzo 1944 non fu visto un tedesco in città”.

    Quindi la deportazione dei propri cittadini fu tutta organizzata dagli empolesi stessi?

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