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La sindrome cinese – di Claudio Biscarini

La tragedia di Prato, con la morte di alcuni operai cinesi, non può non indurci ad alcune riflessioni. Come si sarà notato, dopo questo tragico episodio, in tutta Italia si è scatenata la “caccia” ai cinesi, ai loro modi di lavorare, ai loro modi di vivere. Come se improvvisamente, tutte le autorità preposte abbiano scoperto il problema, al che viene da chiedersi: ma dove vivete?

Bastava domandare a qualsiasi cittadino di Prato, Empoli, Fucecchio, Montelupo, Vinci e chi più ne ha più ne metta, e avrebbe risposto che, non solo sapeva dove stavano gli amici dagli occhi a mandorla, ma che di loro si sapeva poco altro. A Fucecchio, ad esempio, credo che anche oggi molti di loro vivano a lavorano nei tanti capannoni posti sulla via per Santa Croce. A Vinci, io stesso ne ho alcuni che vivono a lavorano a cento metri dal locale comando della Polizia Municipale. Basta girare per le vie della nostra Empoli per rendersi conto di quanti sono e, quindi, che debbano pur vivere da qualche parte. In Italia, però, ci vuole il morto e, poi, tutti improvvisamente, come la Bella Addormentata nel Bosco, si svegliano di soprassalto, salvo poi, dopo poco tempo, a ripiombare nel più assoluto, o quasi, letargo. E quindi, perquisizioni a Terni, a Milano, Prato passata al setaccio con undici arresti. Si scopre improvvisamente che nei negozi cinesi si vendono giocattoli tossici, abiti fatti con stoffe nocive, marchi contraffatti. E Striscia la notizia? Son mesi che i loro inviati ci raccontano le stesse cose, mesi se non anni. Ma che veramente un telegiornale satirico debba diventare la fonte di maggior informazione d’Italia? Poi si scopre altrettanto improvvisamente, che frodano il fisco, che pagano gli operai come schiavi e li trattano come tali, con orari di lavoro assurdi e con condizioni di vita da lager. Ma come si crede che possano tenere i prezzi dei loro prodotti così bassi, se  non con il metodo di non dare  il dovuto a chi lavora e non pagando le tasse? Ma ci vuol molto? Senza contare il problema della lingua. I cinesi non si integrano che raramente. Probabilmente non vogliono imparare, come hanno fatto tutti gli stranieri arrivati in Italia, la nostra lingua per motivi ben precisi, e non solo per difficoltà oggettive. Questo crea dei problemi importanti, anche nel reprimere certe loro illegalità. Una soluzione, però, potrebbe esistere: arruoliamo agenti cinesi. Negli Stati Uniti, dove il coacervo di lingue ed etnie è molto più presente che da noi, nella polizia agiscono agenti messicani, cinesi, italiani, sudamericani, giapponesi e via dicendo. Le Poste italiane si stanno creando il problema, visto che alcuni impiegati cinesi sono già stati assunti in alcuni uffici. Oppure, facciamo ad alcuni dei nostri poliziotti corsi di cinese. E’ pur vero che la Cina è un immenso continente, dove si parlano tante lingue diverse dal cinese ufficiale, detto se non sbaglio mandarino, ma è anche vero che forse questo ci permetterebbe di avere un minimo di comunicazione con alcuni di loro. C’è un altro problema legato all’arrivo in Italia di questi migranti dalla pelle gialla. Avete mai sentito di un barcone pieno di cinesi, avvistato nel Mediterraneo? Credo di no. E, quindi, essi, se in parte ancora non ben comprensibile, sono clandestini, da qualche parte devono pur entrare in territorio nazionale. Non ci risulta, però, che ci sia un apparato simile a quello presente per intercettare profughi e immigrati come quello che agisce nel Mare Nostrum. Forse perché arrivano alla spicciolata? Forse perché i clan che dirigono la loro emigrazione sono più potenti dei “traghettatori della morte”? Anche l’uomo della strada intuisce che una delle porte d’ingresso, aperta più o meno, è quella dei Balcani. Cosa si fa per avere accordi, simili a quelli tentati con Tunisia e Libia, con i governi degli stati a noi confinanti ad est per almeno avere una visione più chiara su questo problema?

Come si vede, la sindrome cinese ha molte cause ma, per favore, non facciamo che ancora una volta, passata la festa, gabbato lo Santo, si ritorni a far finta che i cinesi nelle nostre strade siano un popolo di yellow shadows. Anche per evitare, poi, di piangere lacrime di coccodrillo.

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