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La facciata medievale della pieve di Sant’Andrea a Empoli – di Alessandro Naldi

Si ringrazia Alessandro Naldi, quale autore, e il Direttore del periodico Milliarium Leonardo Terreni  per la gentile concessione a pubblicare l’articolo sulla facciata
medievale della pieve di Sant’Andrea a Empoli.
L’articolo è pubblicato da Milliarium.  SCARICA L’INTERO ARTICOLO formato PDF

Introduzione:
La recente pubblicazione di un dipinto seicentesco(1) raffigurante San Nicola da Tolentino che protegge Empoli dai turbini del cielo risulta di particolare interesse anche per la presenza, nella parte inferiore del quadro, di una rappresentazione del cuore della città con al centro la facciata della chiesa collegiata, già pieve, di Sant’Andrea.
Questo nuovo documento ‘vedutistico’, conservato nel monastero benedettino di Pontasserchio, offre lo spunto per tornare a trattare ed approfondire un argomento ancora poco chiarito ma di grande interesse quale l’assetto della facciata medievale della pieve empolese.

Fotorendering di F. Fiumalbi, pubblicato a pag. 30 di Milliarium

Fotorendering di F. Fiumalbi, pubblicato a pag. 30 di Milliarium

Il quadro fu realizzato per il monastero empolese delle benedettine di Santa Croce e costituisce ad oggi il primo dipinto, in ordine cronologico, sul quale è riportata la configurazione a quattro spioventi del prospetto della pieve. Si tratta cioè sia dell’assetto esistente prima dei lavori di trasformazione operati dall’architetto fiorentino Carlo Vincenzo Del Re tra il febbraio 1802 e il gennaio del 1803, ma anche quello precedente una prima trasformazione della facciata avvenuta probabilmente nella seconda metà del Seicento. Sono infatti numerose le testimonianze iconografiche – quali alcuni stemmi dell’Opera di Sant’Andrea e un disegno del Lazzeri – e documentarie, che attestano la presenza di quattro riquadrature, due per parte, ai lati delle finestra centrale in luogo delle due riportate in tutte le raffigurazioni antecedenti la metà del Seicento, compreso il detto dipinto delle benedettine e consistenti in tre sigilli duecenteschi, due dei quali qui riportati e dal primo stemma dell’Opera di Sant’Andrea. 
La testimonianza assume quindi il riferimento ante quem circa il periodo fin quando era ancora in essere il profilo del prospetto medievale di Sant’Andrea, cioè attorno alla metà del Seicento. Al dipinto va concessa una certa attendibilità documentaria dal momento che, pur nella sommaria rappresentazione di alcuni tratti, è evidente l’intento di non tralasciare, sia sul prospetto della chiesa come in altri dettagli architettonici degli edifici, un riporto verosimile pur nei limiti di una obbligata sintesi.
Questa oggettività illustrativa conforta alcuni dei risultati di uno studio effettuato alcuni anni fa da chi scrive e volto, tra le altre cose, alla ricostruzione della composizione della facciata medievale della pieve(9). Di questo lavoro vengono qui pubblicati per la prima volta gli approfondimenti – iconografici, archeologici e storico-artistici – aggiornati anche sulla base di ulteriori indagini e nuovi contributi che hanno favorito un risultato più plausibile e scientificamente supportato. E ciò anche col fine di inquadrare quella che si pone come una singolarissima opera architettonica in un contesto cronologico e storico-artistico nel quale essa ha un particolare rilievo.

Il restante articolo integrale è pubblicato sul numero 10/2013 del periodico Milliarium.

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