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Il santuario della Madonna del Pozzo sul “Campaccio degli Alessandri” a Empoli – di Paolo Santini

Il santuario della Madonna del Pozzo, intitolato alla Natività di Maria e già detto dagli empolesi “della Madonna di fuori” in quanto posto all’esterno del circuito dell’ultima cerchia muraria, si affaccia sull’antico “campaccio degli Alessandri”, oggi piazza della Vittoria. L’edificio sacro sorse in luogo di una locanda trecentesca di proprietà della Compagnia laicale di Sant’Andrea, destinata all’accoglienza dei pellegrini e detta “della Cervia”. La compagnia utilizzava i proventi dell’attività di ristorazione per mantenere uno “Spedale” situato all’interno del castello empolese.

Il pozzo misterioso. Nelle pertinenze della locanda si trovava un pozzo sovrastato da un tabernacolo nel quale era stata dipinta, agli inizi del Quattrocento, una Madonna col Bambino tra i Santi Andrea, Antonio abate, Jacopo e Giovanni Battista. Nella prima immagine della città, il dipinto raffigurante San Nicola da Tolentino protegge Empoli dalla peste, conservato nella chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, si può intuire l’effigie del pozzo. Nel 1522 un incendio distrusse l’intera locanda, composta di sei camere, una sala, una cucina e una bottega, e restò in piedi il solo “pozzo” tabernacolo, rimanendo intatta anche l’immagine mariana. L’immagine, ritenuta da questo momento in poi miracolosa, divenne oggetto di straordinaria venerazione e mèta di pellegrinaggi continui, tanto che la Compagnia di Sant’Andrea fece costruire intorno al pozzo un semplice oratorio a pianta rettangolare, così come lo vediamo raffigurato nel celebre affresco dell’assedio di Empoli conservato in Palazzo Vecchio a Firenze. Nel 1598 il piccolo oratorio, data la crescente popolarità dell’immagine della Madonna ivi conservata, venne ampliato.

Le trasformazioni seicentesche. Nel 1610, aumentando ulteriormente la venerazione nei confronti della sacra Immagine, la stessa Compagnia, su indicazione dei nove conservatori della giurisdizione e del dominio fiorentino, incaricò l’architetto granducale Gherardo Mechini di progettare un altro ampliamento del piccolo edificio. L’opera, parallelamente all’ampliamento del coro della collegiata di Sant’Andrea fu seguita dal capomastro Andrea Bonistalli e consisté nell’aggiunta della tribuna ottagonale in laterizio, una costruzione ricercata e stilisticamente perfetta, ornata da eleganti arcate cieche impreziosite da capitelli in pietra serena finemente lavorata. Questa parte dell’edificio rappresenta il degno coronamento al santuario, omaggio alla sacra e venerata immagine dipinta ad affresco nel sottostante tabernacolo. Contestualmente, nell’ottica del completamento seicentesco di quello che diverrà un autentico santuario fu aggiunto anche il loggiato esterno all’oratorio. Il loggiato, completato nel 1661, appoggiato su leggere colonne in pietra serena, circonda il preesistente corpo centrale della chiesa sui tre lati lasciati liberi dalla tribuna ed evoca seppur lontanamente nelle cinque arcate d’ingresso a tutto sesto l’edificio religioso più importante della città, la Collegiata. Sotto questa copertura furono sepolti tanti devoti alla Madonna, tra i quali molti comuni cittadini e, in qualche caso, personaggi di un certo rilievo pubblico e lo troviamo ora ornato di lapidi e monumenti sepolcrali ottocenteschi.

Il campanile, anch’esso in laterizio, risale invece al 1793, e fu fortunosamente risparmiato dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale. Nell’interno, una semplice e sobria aula con due altari laterali, si trovano due soli altari consacrati, rispettivamente, al Santissimo Crocifisso ed a Sant’Anna. Caratteristica saliente dell’interno la copertura della tribuna ottagonale ripartita elegantemente con costoloni e archeggiature di pietra serena. Il sobrio altare principale è stato edificato attorno all’immagine miracolosa della Madonna, affresco di difficile attribuzione, riferibile alla prima metà del Quattrocento ed eseguito da parte di un modesto pittore che riflette la pittura dei maestri del periodo. L’immagine raffigura la Madonna col Bambino affiancata dai Santi Antonio abate e Giovanni Battista, mentre sui due lati si trovano i Santi Andrea e Jacopo. Nel 1929 l’arcivescovo di Firenze poneva due corone d’oro sulle immagini della Madonna e del Bambino. Nel 1966 l’oratorio venne innalzato a santuario.

Santuari mariani e pratica devozionale. Furono i Domenicani a introdurre la recita del Rosario come pratica devozionale. Alla fine del Medioevo il Rosario divenne “versione di massa degli orientamenti raffinati della Devotio moderna, originaria delle Fiandre e della religiosità razionale, per non dire contabile, dei devoti borghesi italiani”. La devozione popolare trovò nel culto mariano una delle manifestazioni più significative, soprattutto in conseguenza dell’elaborazione dottrinale della chiesa controriformata. Fu il Concilio di Basilea a introdurre, nel 1439, il culto dell’Immacolata Concezione, e nel 1476 la festa omonima veniva introdotta nel calendario liturgico. Ma fu soprattutto in seguito alla chiusura del Concilio tridentino che il culto mariano conobbe una forte spinta rinnovatrice, e il proliferare di oratori, santuari, tabernacoli, incentivato da tutte le gerarchie ecclesiastiche, fu a questo punto inarrestabile.

Paolo Santini

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