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Guida della Valdelsa del 1910

Capitolo XXII – EMPOLI

Empoli, cittadella cresciuta nel luogo dov’era nel secolo V la Pieve al Mercato e presso Empoli vecchio, per la favorevole sua collocazione nel centro del Valdarno inferiore e in un punto dove si riuniscono e s’incontrano altresì le vie della Valdelsa e della Valdinievole, ebbe le sue prime mura nel 1119, per una concessione del conte Guido Guerra e della sua moglie Imilia, che durarono fino al 1333, quando le atterrò la piena dell’Arno, per esser ricostruite nel 1336, dopo che Ciapo degli Scolari, capitano di Martino della Scala, aveva tanto danneggiato il territorio empolese. Il secondo giro, di cui oggi si vedono alcuni avanzi, fu cominciato nel 1479. Pare che dapprima vi dominassero i conti Guidi e poi i Pisani, da cui gli Empolesi si sottrassero nel 1015 per governarsi a libero Comune fino al 1181, quando per amore o per forza si sottomisero alla Repubblica di Firenze. Nel 1255 i conti Guidi venderono alla stessa Repubblica qualunque diritto, che loro spettasse su Empoli e sul suo territorio; vendita che rinnuovarono anche nel 1273.

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Nel 1260 vi si raccolsero i Ghibellini vittoriosi a Montaperti, per deliberarvi la distruzione di Firenze, salvata da Farinata degli Uberti ; nel 1295 vi fu confermata la lega guelfa, che vi ebbe anche nuova sanzione nel 1297 e nel I3°4? ed un’ultima più importante nel 1312 per resistere all’imperatore Arrigo VII. Nel Maggio 1530 fu assediato, preso e messo a sacco ed a fuoco dagli Spagnuoli di Carlo V, e d’allora in poi seguì interamente le vicende del principato toscano. La chiesa collegiata, costruzione assai trasformata del sec. V con la sua facciata, il campanile, le sue opere d’arte interne e la sua splendida pinacoteca; la chiesa di S. Stefano, dai frati Agostiniani che vi stettero, detta volgarmente di S. Agostino, costruita nel 1367; due conventi e chiese di frati e due di monache, il palazzo, dove si ritiene aver parlato Farinata nel celebre parlamento, lo Spedale costruito sul luogo dell’antica fortezza secondo il disegno del Mannaioni, la chiesa della Madonna del pozzo, il ponte sull’Arno, l’antica porta pisana, la fonte della piazza disegnata nel 1828 da Giuseppe Martelli e lavorata da Luigi Pampaloni, che scolpì in marmo bianco le tre ninfe, che sorreggono la tazza centrale, e dal Giovannozzi che vi lavorò due leoni, e alcuni palazzi, danno ad Empoli l’impronta di una città che sommamente interessa l’arte e la storia italiana. La sua descrizione storico-artistica non può far parte di questo libro, per appartenere essa al Valdarno; e solamente ne facciamo menzione, perchè nel suo territorio comunale si trovano la foce dell’Elsa e alcuni pochi luoghi, che non meritano di esser passati sotto silenzio.

Il proposto Giuseppe Bonistalli vi fondò una pubblica Biblioteca che fiorisce. Empoli fu patria del pittore Iacopo Chimenti, morto nel 1640 e conosciuto col nome d’Iacopo da Empoli, di Pier Domenico Bartoloni e Ippolito Neri, poeti giocosi, di Giuseppe Del Papa, celebre medico e munifico benefattore della sua terra natale, morto a Firenze nel 1735, e di vari lettori degli studi di Pisa e di Firenze, quali Domenico Vanghetti, Leonardo Giachini, Lorenzo Neri, Francesco Vannozzi e Giuseppe Romagnoli.

Sulla destra dell’Elsa e nel territorio empolese, dopo la Fontanella che ne segna il confine col Comune di Castelfiorentino, di cui l’ultimo casolare è l’antico Borgo vecchio o Granaiuolo, incontrasi sulle creste dei colli il villaggio di Monterappoli. La pieve, dedicata a S. Giovanni evangelista fuori del castello, è una bellissima costruzione in laterizio del sec. XII che esternamente si è conservata quasi inalterata. La facciata è coronata da eleganti archetti intrecciati, che seguono le due pendenze del tetto e che ricorrono in tutto l’ambito della chiesa, avendo in alto una bifora mancante della colonna centrale e richiusa, ed una porta quadrata che reca nell’architrave una mano benedicente a maniera latina dentro una ghirlanda di foglie, e la seguente iscrizione che va consumandosi e che nessuno ha interpretato interamente :

+ ANNI MCLXV

+ EC MANIBVS SCRITA MAISTER

BONSERI CLIPEVS DEXSTRA

QVI PROBVS EX GENTA LOBARDA TRADTA

+ CVSTOS                    +VSVRA

Sempre esternamente si vedono lungo le pareti le antiche finestre oblunghe con arco tondo, e nella parte posteriore l’abside semicircolare con finestra pure richiusa ed ornamenti ad archetti intrecciati, di cui l’uno posa il piede su un pilastro e l’altro rimane sospeso. L’in­terno è affatto trasformato modernamente. Una volta vi si conservava un trittico rappresentante la Madonna col Bambino in mezzo ai SS. Giovanbatista, Sebastiano, Giovanni evangelista e Domitella, che oggi si trova nella Pinacoteca d’Empoli sotto il n° 17. Non deve sfuggire all’osservatore come questo trittico si assomigli ad un altro che si trova nella galleria degli Uffìzi a Firenze e ad un terzo della collezione di sir Habert Parry, opere tutte di Rossello Franchi, scolaro di Lorenzo Monaco. Nella parete a sinistra di chi entra ed in fondo di chiesa è una porta per cui si entra nella Compagnia; la qual porta ha scritto nell’architrave : F: DLE SORLE DL VOLTO S: L: A: 1742. Sotto l’altare di questa cappella è gettata trascuratamente una pietra, nella quale vedesi scolpita ad alto rilievo una mezza figura del Redentore con bastone da pellegrino in mano, avendo ai lati, quasi sospesi in aria, due fratelli incappucciati in atto di adorazione. Evidentemente questa pietra è un ricordo dell’antica Compagnia di Gesù pellegrino, cui si riferisce altresì un’iscrizione in pietra posta nell’attiguo orto, per rammentare che ivi essa fece costruire un cenacolo. Anche in questa chiesa fino dalla sua origine sembra essere stato il fonte battesimale.

Sul fianco esterno, a sinistra, è collocato il campanile, formato dal tronco di una massiccia torre circolare costruita in pietre, sulla quale, scapezzata all’altezza del tetto della chiesa, venne sovrapposta una torretta quadrata, chiusa da una cuspide piramidale assai pesante. L’interno serba le tracce dell’antiche finestre chiuse da arco tondo, e una delle quattro campane postavi sopra, porta la data del 1294, e si dice esservi stata trasportata. dal distrutto castello di Monterappoli.

Fino a tutto il secolo XIV rimangono ricordi di un Capitolo di Canonici esistente presso questa pieve, che vissero per alcun tempo la vita comune, ed avevano il diritto di nominare il loro Pievano.

Al di sopra di questo splendido monumento d’architettura sacra, trovasi il casolare di Monterappoli, dove fu l’antico castello, che venne compreso tra i feudi dei conti Guidi nei diplomi d’Arrigo VI del 11 91 e di Federigo II del 1220 e 1247. Fu poi occupato dalla Repubblica di Firenze insieme con gli altri beni di quei signorotti, e da essa venne rafforzato nel 1368, facendola visi nuovi lavori per resistere ai soldati del Patriarca d’Aquileia, ministro imperiale in Toscana, che in quel-Panno stesso gli recarono gravissimi danni. E noto per il poema giocoso d’Ippolito Neri, che un’opera altamente generosa trasformò in uno scherzo, il fatto di Cantino Cantini dalla Valle, luogo dei dintorni di Monterappoli, che nel 1397 spontaneamente e con uomini da sè stesso raccolti, riconquistò S Miniato, che si era ribellato a Firenze e ne aveva perfino ucciso il commissario Davanzato Davanzati, ottenendone in premio l’esenzione da ogni gravezza per sè e per i suoi discendenti.

Monterappoli insieme con Pontorme formò l’antica Lega d’Empoli: e quest’ultima terra ha sempre conservato lo stemma o sigillo di essa, formata dagli stemmi particolari dei tre Comuni, la facciata della .Collegiata in alto, un montichilo con una vite ornata di pampani e di grappoli d’ uva, ed un ponte nella parte inferiore.

La chiesa di S. Lorenzo ad una sola navata è l’ingrandimento della vecchia chiesa fatto nel sec. XVIII dal parroco Santi Benelli, di cui si vede il sepolcro presso l’altar maggiore. Sull’altar minore di destra vedesi in affresco la figura di S. Sebastiano legato ad un tronco e colpito da frecce, bellissimo lavoro attribuito al Botticelli. Nei nuovi restauri della chiesa rimase sotto il pilastro dell’altare una vecchia imagine di S. Antonio, la quale venne di nuovo dipinta più vicina al S. Sebastiano, mettendovi al disopra, come mezzo d’unione, una delle tante scene rappresentanti le tentazioni del santo eremita. E anche da notarsi il paleotto dell’altar maggiore, formato da un vecchio stendardo dipinto, in cui è raffigurato S. Lorenzo in mezzo a teste d’angioli. La parte posteriore esterna della chiesa mostra la sua antica costruzione e con­serva ancora due piatti dipinti murati nella parete.

Al di sopra della chiesa si vede qualche avanzo dell’antico castello, di cui si potrebbe rintracciare il perimetro nei pochi blocchi di mura, che circondano un terreno coltivato oggi ad olivi ed in un punto largamente sprofondato dentro sotterranei inesplorati. Presso quest’avanzo di fortilizio trovasi un oratorio ottagono con cupola, che s’intitola sempre col nome di S. Pietro in Castro.

Lungo la via che mena ad Empoli, sulla cresta del colle, si stende il casolare di Monterappoli, come attualmente è ridotto; e vi si vede il vecchio palazzo del Comune, che della sua antichità oggi conserva il pietrame lavorato di una cornice ricorrente lungo la facciata, su cui posano otto finestre ad arco tondo pure in pietra.

Sono belle costruzioni d’architettura civile le case Lami, Bertuccelli e Benelli.

Sopra l’estremo ciglio del poggio vedesi ancora una torre mezzo rovinata, che doveva far parte del sistema di fortificazione del castello, come una vedetta od un posto avanzato.

Si ricordano, oltre al Cantini ed a vari notari antichi, Simone da Monterappoli che fu uno dei prin­cipali attori nella congiura contro il Duca d’Atene a Firenze, e Luparello da Monterappoli che tradì S. Miniato per consegnarlo ai Fiorentini nel 1370.

Nella chiesa di Pianezzole trovasi un pergamo, che riproduce esattamente le forme architettoniche e decorative di quello lavorato da Benedetto da Maiano per S. Croce di Firenze, tranne i bassorilievi, che qui mancano affatto, negli specchi.

Splendida è anche la villa del Terraio non molto lontana, che fu già dei Bardi e poi dei nobili Bertelli, e che ebbe attraversato il magnifico parco dalla strada ferrata nel 1858.

Brusciana, S. Giusto e il Pozzale son luoghi che non hanno nulla di notevole né sotto il rispetto dell’arte né sotto quello della storia locale.

Accompagnandosi anche qui, come fa quasi sempre, con la via provinciale, l’Elsa, poco lungi da Marcignana e da Bassa, scarica le sue acque sulla sinistra dell’Arno, dove la pianura si allarga nell’ incontro della Valdelsa e della Valdinievole col Valdarno inferiore, che da un lato pianeggia fino a Montelupo e dall’altro fino a Fucecchio ed a Pontedera. Così la Valdelsa separata dai monti di Siena e di Volterra, che si stendono fino a S. Miniato, dalla Valdevola a mezzogiorno, e dai monti del Chianti, pur essi scendenti da Siena, che digradano fino ad Empoli dalla Valdipesa a tramontana, percorre il suo lungo tratto, non molto ampia, ed anzi quasi sempre angusta, seminata di campi e colli pittoreschi e ricchissimi, sparsa di case, di ville, di chiese, di casolari e di Terre grandi e industriosi, segnando quasi ogni passo con alcun ricordo storico o con alcun’opera d’arte, senza nulla dire della storia naturale, che anche qui nella flora e nella fauna non meno che nei minerali, trova larga e svariata materia ai propri studi ed alle proprie ricerche, ed offre a tutti e dovunque larga messe di curiosità interessantissime e preziose.

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