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Giuliano Lastraioli: Il 93°

La tragedia balcanica in atto evoca i ricordi di altri tempi, in cui – esattamente 58 anni fa – tra l’8 e il 12 aprile 1941 a un mezzo migliaio di giovani empolesi, fucecchiesi e valdelsani, tutti volontari nel 93° battaglione Camicie Nere d’assalto “Giglio Rosso” di Empoli, toccò in sorte di aprire le ostilità contro la Jugoslavia e di forzare il confine fra l’Albania e la Macedonia, diretti alla conquista della città di Struga, sul lago di Ocrida, in  corsa per arrivare prima dei reparti corazzati tedeschi, che giungevano dall’altra parte a serrare la morsa.

1-Giglio Rosso

Era la settimana santa; la pasqua cadeva il 13, ma la primavera, sui crinali impervi e scoscesi del Maia Krastes, a 1300 metri di quota, tardava a mostrarsi. Imperversavano le bufere di neve e la temperatura era rigidissima.

Il battaglione degli empolesi era già malconcio. Mai incorporato in alcuna divisione, doveva arrangiarsi per provvedere a se stesso. Lo chiamavano “battaglione tappabuchi” perché sballottato ovunque ci fosse da tamponare una falla. Gli alpini e i fanti non avevano simpatia per i volontari; li chiamavano “carbonai” o “spazzacamini” per via della camicia nera. Il 93°, messo insieme in pochi giorni nel dicembre 1940, quando i greci avevano sfondato le linee italiane nel sud dell’Albania, passò direttamente da Empoli a Erbasan in una settimana. Da Elbasan si trasferì a Gramsci, paese di origine della famiglia del grande dirigente comunista prima che emigrasse in Sardegna, poi al Molino Devoli, alla confluenza del torrente Tomorizza col fiume Devoli. I posti più invivibili del mondo, specialmente d’inverno, ai piedi del terribile massiccio del Tomori.

A Lemnusha fu stabilito il quartier generale del seniore Manca, che comandava il battaglione con scarsa energia, tanto che la truppa riconobbe esclusivamente 1’autorità dei tre comandanti di compagnia: il centurione Italo Gianni di Montelupo, il centurione Alessandro Bianchi di Castelfiorentino e il centurione Chellini di Certaldo.

Altro ufficiale certaldese molto agguerrito fu il capomanipolo Torello Dei. Fra gli empolesi sì distinsero Pini, Bollini, Cecchi tra gli ufficiali e il caposquadra Dino Ancillotti tra i sottufficiali.

Nel gennaio 1941 il battaglione “Giglio Rosso” costituì l’unico velo di truppe nazionali destinato a sbarrare l’avanzata greca nel fondovalle della Tomorizza. A marzo gli uomini, acciaccati dai mortai ellenici e decimati dalla dissenteria e dai congelamenti, erano esausti. Venne finalmente il cambio, ma il reparto fu subito aggregato al “raggruppamento Biscaccianti” in vista della cosiddetta “esigenza Jugoslavia”.

Fu così che il 9 aprile 1941 venne assegnato al battaglione il compito di attaccare le forze jugoslave che presidiavano il confine macedone in corrispondenza del fatidico cippo 43, che dominava la posizione strategica del passo di Ciafetana, punto obbligato di transito per scendere verso il lago di Ocrida. L’obiettivo era costituito da un fortilizio che fu poi  chiamato “Casetta Rosa” per il colore tipico dei caselli di dogana. Gli scontri furono accaniti: attacchi e contrattacchi a ripetizione per tutta la giornata del mercoledì santo. Finalmente gli jugoslavi cedettero e il 93° potè scendere rapidamente verso il lago, alla volta di Struga, raggiunta sotto una tormenta di neve al tramonto del venerdì santo, insieme ai fanti della divisione “Arezzo”, con largo anticipo sui carri tedeschi. Il capo di stato maggiore della “Arezzo”, colonnello Grella, ha scritto chiaro e tondo che il successo fu dovuto in “buona misura al 93° battaglione CC. NN. di Empoli” che tenne duro sui cippi di confine”. Almeno tre i decorati al valore: medaglia di bronzo al centurione Gianni; croce di guerra al capomanipolo Mario Pazzagli, farmacista di Empoli, e al caposquadra Torello Banti di Fucecchio.

Nel drammatico momento attuale ci è parso giusto, rimuovere la cortina dopo tanti anni, la cortina della “damnatio memoriae”.

GIULIANO LASTRAIOLI

Pubblicato su “La Nazione”, edizione di Empoli, 9 Aprile 1999

 

 

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