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Il Bargello: Bruciare il Paglione …

materasso-tondoSalvatore Romano, ordinario di diritto civile nella università di Firenze, figlio del grande giurista Santi, il famoso autore di uno dei testi basilari del Novecento (un libretto intitolato L’ordinamento giuridico di poche pagine, ma di molta sostanza), era fissato col gioco, con la scommessa, con la simulazione e con tutte le più strampalate patologie contrattuali. Fumava quattro Camel a lezione, non saliva mai in cattedra e passeggiava avanti e indietro lungo la predella perorando tra sbuffi di tabacco americano.

Tanto per non cambiare argomento, il corso verteva sulle obbligazioni naturali.

Martellante il vecchio brocardo: “in pari causa turpitudinis melior est condicio possidentis seu accipientis“. Allora il latino era d’obbligo e a Firenze se ne masticava più che alla Gregoriana.

Quando fu la volta di parlare del meretricio sotto il profilo del rapporto patrimoniale, il professore insegnava che non esiste un vincolo giuridico al pagamento della marchetta, ma aggiungeva che, trattandosi di obbligazione naturale seppur fondata su “causa turpis“, l’ordinamento presidia comunque l’eventuale avvenuta dazione del corrispettivo con l’aureo istituto della “soluti retentio“. Alla napoletana: chi ha avuto ha avuto ha avuto; chi ha dato ha dato ha dato, scurdamoce o passato…

La suggestiva lezione del cattedratico confermava mirabilmente una inveterata costumanza empolese che, nella sala del biliardo al bar Excelsior, frequentata dagli studenti, dai questurini e dai soliti oziosi, si definiva come “bruciare il paglione”. Chiesi lumi a un vecchio puttaniere esperto nel gioco delle boccine. Costui fu ben lieto di raccontare che in via del Pesco, prima degli abbattimenti del ghetto, era attivo ai primi del Novecento una specie di postribolo gestito da una certa Budèa, la cui caratteristica era una sala con un lettone rotondo di pagliericcio. Accadde una volta che un cliente insoddisfatto, per non pagare la consumazione, volle facilitare la propria fuga dando fuoco al materasso di vegetale. Da qui il detto “bruciare il paglione”; scappare senza onorare un’obbligazione naturale. Il reo fu inquisito per l’incendio, ma non certamente per il debito da lenocinio.

Guardate voi com’è raffinato il diritto romano.

Peccato che oggi non vi sia più nemmeno un paglione da bruciare.

16 marzo  2013        IL BARGELLO

 

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