Firenze, 26 aprile 1478 – Rastenburg ( Prussia Orientale), 20 luglio 1944 – di Claudio Biscarini

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lastra commemorativa 1944Gli attentati ai tiranni hanno segnato, da tempo immemorabile, il cammino della Storia.
Difficilmente, però, si son trovate, a distanza di secoli, tante analogie come quelle tra la congiura de’ Pazzi contro Lorenzo e Giuliano de Medici e la Operation Walküre, l’attentato a Hitler del 1944. Vediamo di metterli a confronto.

In ambedue i casi furono anche  uomini di antica nobiltà a ribellarsi al tiranno in nome di un ripristino delle libertà perdute. E in ambedue i casi, i congiurati si illusero che il popolo li avrebbe seguiti dopo l’uccisione del despota.

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A Firenze li capitanavano la famiglia de’Pazzi, ma nella tresca contro i due fratelli Medici, i quali abbinavano alla ricchezza il potere politico, erano coinvolti il Papa Sisto IV ovvero Francesco della Rovere,  Federico da Montefeltro, i condottieri Gian Francesco da Tolentino e Lorenzo Giustini che avevano truppe ai confini fiorentini pronte a sostenere i congiurati, Piero Vespucci e l’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati. Il piano era semplice: i due fratelli Medici dovevano essere uccisi assieme ( condizione determinante per eseguire l’attentato) durante un banchetto per l’arrivo  in città del cardinale Raffaele Sansoni Riario. I congiurati, uccisi i due Medici, dovevano impadronirsi di Palazzo della Signoria  e delle porte San Gallo e alla Croce da dove sarebbero entrate le truppe amiche.

I congiurati contro Hitler erano guidati dal colonnello conte Claus von Stauffenberg, eroe di guerra, mutilato di una mano e di tre dita dell’altra in Tunisia, e tra altri annoveravano il generale Ludwing Beck, il feldmaresciallo von Witzleben, il colonnello Albrecht Mertz von Quirnheim, il generale Friedrich Olbricht e il generale Fellgiebel. Condizione indispensabile per compiere l’attentato era stata posta che Hitler fosse assieme a Himmler. Si era deciso di operare in seno a una delle numerose riunioni che il Führer faceva nel suo quartier generale posto nella foresta di Rastenburg in Prussia Orientale. Appena Hitler fosse stato ucciso, von Stauffenberg doveva immediatamente tornare a Berlino dove, nel frattempo, Olbricht avrebbe dato il via all’operazione Valchiria mobilitando le truppe territoriali e dando loro l’ordine di arrestare le SS e i membri della Gestapo. Tale ordine doveva essere inviato in tutti i distretti militari e fuori della Germania. Si dovevano, inoltre, occupare gli edifici pubblici, i ministeri e la radio.

Firenze, 26 aprile 1478.  In via Larga, a Firenze, nel palazzo Medici erano in corso i preparativi del banchetto. Dalla villa La Loggia della famiglia De’ Pazzi, partivano a cavallo il cardinal Riario, l’arcivescovo Salviati e il capitano Giovan Battista da Montesecco con i suoi uomini in direzione di Firenze. Il Salviati stesso avrebbe dovuto occupare Palazzo della Signoria. Passato da Porta San Gallo, che venne prontamente occupata dai soldati del Montesecco,il gruppo penetrò in città. Partecipavano alla congiura anche un alcuni fuoriusciti perugini della famiglia Graziani. Giunti a Palazzo Medici, il gruppo a cavallo apprese che Lorenzo e Giuliano, invece di aspettarli al banchetto, erano in Duomo e che Giuliano, a causa della salute cagionevole, non avrebbe partecipato al pranzo. La cosa parve scompaginare i piani ma ormai i giochi erano troppo avanti.

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Rastenburg, 20 luglio 1944. Von Stauffenberg assieme al suo aiutante tenente Werner von Haefften si recò a Rastenburg.  I due portavano una borsa con due ordigni esplosivi preparati da Wessel Freytag von Loringhoven, con un innesco a tempo. La riunione con Hitler era prevista per le 13,00 e i due ufficiali pranzarono. Poi, improvvisamente, arrivò la notizia che, a causa dell’arrivo di Mussolini nel pomeriggio, la riunione era stata anticipata alle 12, 30 e non si sarebbe tenuta nel solito bunker in cemento (che avrebbe, nei piani degli attentatori, aumentato gli effetti dell’esplosione), ma in una baracca in legno a causa del caldo. Il disappunto dei due attentatori era evidente ma fecero buon viso a cattivo gioco.

Firenze, 26 aprile 1478. Colti di sorpresa ma decisi ad andare avanti, i congiurati si divisero i compiti. Dopo che il capitano da Montesecco si rifiutò di uccidere Lorenzo ,  si decise che Franceschino de’ Pazzi e Bernardo Bandini avrebbero spacciato Giuliano  e ser Antonio di Gherardo Maffei, prete volterrano, e ser  Niccolò da Bagnone, segretario di Jacopo de’ Pazzi, si sarebbero occupati di Lorenzo. Nel frattempo, Lorenzo e Giuliano, zoppo per un’ernia, avevano saputo che il Riario era a Palazzzo Medici e tornarono indietro per guidarlo, poi, in duomo.

Rastenburg, 20 luglio 1944. Von Stauffenberg, seguito dal tenente von Haeften, chiese il permesso di assentarsi per cambiarsi la camicia, in realtà i due prepararono uno dei due ordigni. Poi, dopo varie sollecitazioni, il conte entrò nella sala riunioni dove Hitler aveva già iniziato il rapporto. Stauffenberg appoggiò la borsa con la bomba sotto la tavola e, con la scusa di una telefonata urgente, uscì di nuovo dalla sala. Nel frattempo, il colonnello Heinz Brandt, sentendo con il piede la borsa, la collocò dietro la gamba del tavolo. In tutto erano presenti 24 ufficiali compreso il feldmaresciallo Keitel capo dell’OKW. Alle 12, 42 la bomba esplose e tutto l’edificio saltò in aria.

Firenze, 26 aprile 1478. Dopo aver udito l’Ite Missa Est e il suono delle campane del Duomo, Giuliano de Medici era intento a parlare con Giovanni Tornabuni e Francesco Nori davanti alla Cappella della Croce a sinistra dell’altar maggiore mentre Lorenzo passeggiava all’altezza della Sacrestia Vecchia in compagnia di Guglielmo de’Pazzi, estraneo alla vicenda. Franceschino de’Pazzi e Bernardo Bandini, scherzando, si avvicinarono a Giuliano assieme  a propri uomini. Il Medici fu circondato e colpito con pugnali al petto e al fianco sinistro. Giuliano, seppure ferito, tentò la fuga verso la Sacrestia Nuova mentre il Nori tentava di difenderlo, rimanendo ucciso dal Bandini. Raggiunto dai congiurati, il fratello di Lorenzo venne massacrato di pugnalate. Lorenzo, intanto, aveva avuto un colpo da ser Antonio Maffei  ma egli si avvolse il mantello a mo’ di scudo e prese in mano la spada, difendendosi. Difeso anche da un suo uomo che impedì l’azione a ser Stefano da Bagnone, Lorenzo arretrò fino a chiudersi nella Sacrestia Nuova  ( o delle Messe), eludendo anche l’assalto del Bandini e di Franceschino de’Pazzi, rimasto ferito a un piede.

Rastenburg-Berlino, 20 luglio 1944. Credendo che Hitler fosse morto, Stauffenberg e il suo aiutante tornarono all’aeroporto e ripartirono per Berlino. Nel frattempo, il generale  Olbricht non aveva ancora diramato l’ordine Valchiria e il generale Friedrich Fromm, comandante dell’esercito territoriale, l’unico che poteva firmare quell’ordine, non lo aveva ancora fatto. Si persero ore preziose e, quando von Stauffenberg arrivò a Berlino, l’operazione non era ancora scattata. Egli si precipitò al comando dell’OKH nella Bendlerstrasse, trasse in arresto il generale Fromm che si rifiutò di firmare l’ordine Valchiria perché aveva parlato con Keitel, il quale lo aveva rassicurato che il Führer era vivo, e prese in mano la situazione. Disse a tutti che Hitler era morto, ma in verità non era riuscito a vedere niente.  Nel frattempo, a Parigi, Vienna e Praga, i comandanti territoriali avevano iniziato ad arrestare le SS e i membri della Gestapo mentre a Berlino,  il Wachbataillon della Grossdeutscheland-Division, comandato dal maggiore  Otto Ernst Remer, venne incaricato di fare la stessa cosa.

Firenze, 26 aprile 1478. L’arcivescovo Salviati, con i suoi uomini, udito il suono della campane, segnale stabilito per dire che i Medici erano morti, partì alla conquista di Palazzo della Signoria. Vi penetrò e andò in cerca dei membri della Signoria che erano a pranzo. Una volta a quattr’occhi con Cesare Petrucci, Gonfaloniere di Giustizia, non seppe spiegare bene quel che voleva, mettendo in sospetto il suo interlocutore che uscì gridando che intervenisse la guardia. Nel palazzo si scatenò una battaglia mentre fuori arrivava a cavallo Jacopo de’ Pazzi, che aveva preso il posto di Franceschino ferito al piede e ciò aveva fatto perdere tempo prezioso. Alle sue grida contro i Medici, cosa che non si aspettava nessun congiurato, dalla folla si rispose “Palle,Palle”, il grido dei fedeli di Casa Medici. Jacopo, seguito dai suoi, fuggì a cavallo verso il suo palazzo lasciando campo libero ai medicei.

Bendlerblok, Berlino, sera del 20 luglio 1944. Il maggiore Remer ebbe ordine dal generale von Hase di arrestare Josef Goebbels ma, quando si trovò a contatto col ministro della propaganda del Reich, questi lo fece parlare al telefono con Hitler e il maggiore cambiò casacca. Mentre il dittatore parlava alla radio e si scagliava contro i congiurati, il battaglione di Remer circondò la caserma in Bendlerstrasse e catturò tutti coloro che vi si trovavano. Il generale Fromm venne liberato e condannò a morte il generale Olbricht, il colonnello von Stauffenberg, il colonnello Mertz von Quirnheim e il tenente von Haeffen. Questi ufficiali, al lume dei fari delle auto, vennero fucilati nel cortile della Bendlerblock alle 21 del 20 luglio 1944.

Firenze, 26 aprile 1478. Gli uomini del Salviati in Palazzo della Signoria furono ad uno ad uno uccisi o buttati dalle finestre. Gli antimedicei furono cercati in tutta la città e fatti a pezzi. Dalle finestre del Palazzo della Signoria, si ordine del Gonfaloniere, furono appiccati Jacopo Bracciolini, due Salviati e altri presi assieme all’arcivescovo di Pisa. Poi, i corpi furono fatti cadere in piazza dove furono fatti a pezzi dalla plebe. La repressione di Lorenzo fu terribile e si protrasse nel tempo. Il 28 aprile furono impiccati al palazzo del Podestà due “famigli” de’ Pazzi e cinque uomini di Montesecco. Il 3 maggio furono appesi un cancelliere del Cardinale e il 4 i due preti ser Antonio Maffei e ser Stefano da Bagnone, che erano stati catturati nella Badia Fiesolana. Il 28 dicembre 1479 pendeva dalle finestre del Bargello Bernardo Bandini de’ Baroncelli, il cui corpo penzolante venne ritratto da un giovane Leonardo da Vinci, venduto ai Medici dal sultano Maometto II presso cui si era rifugiato.

Berlino, 1944-1945. Hitler volle un processo –farsa per i suoi attentatori. La corte era presieduta dal giudice Roland Freisler, un fanatico nazista. Il processo presso il “Tribunale del popolo” si svolse il 7 e 8 agosto 1944 e tutti i congiurati furono condannati a morte e impiccati con corde di pianoforte a ganci da macellaio  a poche ore dalla sentenza nel carcere di Plotzensee. Ultimi a morire furono l’ammiraglio Wilhelm Canaris, già capo dell’Abwher il servizio segreto della Wehrmacht, e il generale Orster, impiccati nel campo di concentramento di Flossenburg il 9 aprile 1945. I giustiziati furono in totale 5.000, molti dei quali, in base alle norme del Sippenhaft, ovvero la punizione dei congiunti dei colpevoli, erano parenti dei complottisti. Il Feldmaresciallo Erwin Rommel, la famosa “Volpe del deserto”, che Hitler credette coinvolto del tentativo di colpo di stato, venne costretto a suicidarsi. Il generale Fromm non si salvò: finì fucilato per non aver saputo bloccare i ribelli.

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