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Domenica 26 dicembre 1943 ore 13,10: inizia il bombardamento su Empoli

Quel giorno di Santo Stefano fu il più tragico nella storia della città.
Oggi ricorre l’anniversario e, dopo la conferenza che facemmo alla Misericordia il 18 dicembre 2012 con Carlo Pagliai, vogliamo ricordarlo ribadendo i motivi che spinsero gli americani a colpire Empoli e tante altre città e cittadine italiane.

   INDICE:   

Il quadro bellico nazionale

I bombardamenti in Toscana

Il bombardamento su Empoli   


IL QUADRO BELLICO NAZIONALE   
Tutto ha inizio dalla scelta del comando anglo americano di risalire la penisola con due armate che, pur combattendo in tandem, non avevano ognuna di loro la forza tattica di superare le difese avversarie.
Chi si difende, in un territorio solcato da fiumi, colline e montagne come quello italiano, è sempre in vantaggio e l’attaccante deve avere almeno una superiorità numerica locale per avere qualche possibilità di successo.
In più, l’inverno del 1943-44 fu caratterizzato nel sud Italia da una serie di piogge veramente eccezionali che ingrossarono i fiumi e resero le strade mari di fango. Questo rallentò quel mastodonte meccanizzato che era l’esercito alleato fuor di misura.
I tedeschi, da ovest a est, avevano allestito una serie di linee di difesa che presero il nome di  Viktor-linie, da Termoli lungo il fiume Biferno fino al fiume Volturno, Barbara-linie, da ovest verso il fiume Trigno, Bernhard o Reinhard-linie da Monte Camino, Monte La defensa, Monte Maggiore, Rocca d’Evandro, Monte Sambucaro, che sbarrarono la strada alla V e VIII armata verso nord e l’ultima line, la Gustav. Il piano di sir Bernard Montgomery, comandante della VIII armata, il vincitore di El Alamein che avrebbe lasciato fra poco l’Italia per andare fra i pianificatori di Overlord, era semplice: avanzare lungo la costa adriatica fino a Pescara, poi piegare verso ovest lungo la SS n.5 che da questa città porta a Roma. Ma fra il dire e il fare c’è di mezzo….Kesselring.
Le sue divisioni in inferiorità numerica, ma ben addestrate, bloccarono la marcia anglo americana sulla sella di Mignano, dove l’8 dicembre entrò in azione anche il I° Raggruppamento Motorizzato Italiano del generale Dapino, 5000 uomini che andarono all’assalto, armati alla meno peggio, delle posizioni tedesche su Monte Lungo, e Monte Camino mentre i britannici passavano il Moro aprendosi la strada verso Ortona a Mare.E qui finisce il sogno di Monty.
I Fallschirm-Jäger della I Divisione di Richard Heindrich, i famosi Diavoli Verdi, bloccarono i Canadesi facendo di Ortona una trappola micidiale.
Dal 18 dicembre al 26 durarono i combattimenti strada per strada, fosso per fosso.
Il 25, a turno, le compagnie canadesi furono tolte per qualche ora dal fronte e, in una chiesa del posto, venne loro offerto un pranzo natalizio.
Poi, di nuovo a combattere.

tratto da: http://www.decimomannuairbase.com

tratto da: http://www.decimomannuairbase.com

 


I BOMBARDAMENTI IN TOSCANA  
Il giorno di Natale del 1943 i Marauders B 26 del 319th Bomber Group, partiti da Decimomannu, attaccarono lo smistamento ferroviario di Pisa. Il 26 la battaglia di Ortona finì così come quella della vicina Orsogna, attaccata dai Neozelandesi: sarebbe ripresa a maggio del 1944.
Gli americani, a quella data, non erano ancora arrivati a Cassino. Per questi motivi, interrompere l’arrivo di rifornimenti alle truppe tedesche divenne indispensabile e le cittadine che, fino a quel momento credevano di non costituire obiettivo militare, improvvisamente si accorsero che tali obiettivi, importanti in una guerra moderna, c’erano ed erano costituiti dagli smistamenti ferroviari, dai ponti, dai viadotti.
Tutti questi obiettivi ebbero l’attenzione dei Gruppi da bombardamento pesante, che decollavano dalle Puglie, e di bombardamento medio che partivano dalla Sardegna e Corsica.
Fra questi,il 319th (M) Bomber Group comandato dal  col. Joseph Randall Holzapple, detto Randy, nato a Peoria nell’Illinois, diplomato alla Peoria Central High School nel 1932 e laureato al Bradley Polythecnic Institute in affari amministrativi nel 1938 Cadetto in aeronautica dal 31 dicembre 1940 divenne comandante del 319th BG il 13 agosto 1943.
Nel 1945 si sposò con Lois Miller ed ebbero due figli.Holzapple, dopo essere stato comandante in capo delle forze aeree americane in Europa, si era ritirato nel 1971.
Morì nel 1973 di attacco di cuore a 59 anni. Il suo gruppo, composto dagli Squadrons 437th, 438th, 439th, 440th, arrivò sul campo di Decimomannu, già della Regia Aeronautica, dal 28 ottobre 1943 trovandolo in buone condizioni perché era stato già “ripulito” in strictu senso, dai genieri alleati e dai militari italiani rimasti lì.
Vennero anche tolte, in tre giorni, 8.579 mine antiuomo e 703 bombe tedesche interrate lasciate a modo di mina. La base doveva essere temporanea e venne messa al comando del tenente colonnello Stanford W. Gregory.
Il 12 novembre 1943 ci fu la prima missione con il 319th che attaccò Tarquinia e il gemello 320th  del colonnello Eugene B. Fletcher Montalto di Castro.
Sul campo il 15 dicembre erano presenti anche 1.528 militari italiani del Regio Esercito e Carabinieri Reali.
Il 24 dicembre si sparse la notizia che la Divisione Paracadutisti Nembo stesse per marciare su Cagliari mentre i tedeschi tentassero di far ribellare la guarnigione italiana contro gli alleati.
A sera, però, tutto era finito.
Il 25 dicembre, attacco su Pisa e pranzo a base di tacchino alla base.


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IL BOMBARDAMENTO SU EMPOLI   
Il 26 dicembre alle ore 13.30 il 319th attaccava lo smistamento di Empoli, il 320th quello di Prato e il 17th quello di Pistoia.
Era festa quel giorno, ma solo perché domenica e tutti erano a pranzo.
Risultato: 109 morti pressoché istantanee nel quartiere della Cascine, che aumentarono a 123 per il successivo decesso dei feriti gravi, numerosi anche questi.
Azione riuscita per gli standard dell’epoca che prevedevano un buon bombardamento se gli ordigni cadevano in un raggio di 300 metro dal centro obiettivo.
Neppure il famoso mirino Norden, montato solo sull’aereo leader mentre gli altri sganciavano attraverso il fumo dei primi colpi, faceva miracoli.
A quell’altezza, bastava aspettare a schiacciare il bottone che dava il via allo stick di bombe un millesimo di secondo che esse atterravano o prima o dopo l’obiettivo. Questo il motivo per cui alcune caddero a Pontorme mentre per quella caduta a Pino, non si può che ipotizzare che, dovendo aprire il portello vano bombe molto prima dell’arrivo sulla zona di lancio, una bomba da 500 libbre che era stata attaccata male alla rastrelliera, ci son centinaia di casi come questo, si staccò da sola e cadde a terra.
Dopo pochi minuti d’inferno, via, tutti a casa lasciando una città sgomenta e distrutta nel morale.
Empoli, però, rispetto alle altre cittadine, fu fortunata: con quello, di cui non si trova traccia negli archivi, del bombardamento (non programmato) avvenuto 15 gennaio 1944 e che colpi alcuni edifici del Borgo in via Chiarugi presso la ex vetreria Del Vivo;
quello del 26 dicembre 1943 fu l’unico raid di bombardieri, e non cacciabombardieri, pianificato sulla città.
Il 319th (M) Bomber Group lasciò Decimomannu per la Corsica il 18 settembre 1944.

Claudio Biscarini


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This Post Has One Comment
  1. Il bombardamento di Empoli e di tutte le località Italiane colpite dopo la Resa dell’8 settembre, è da addebitarsi alla politica fascista di Salò che pretese, contrariamente alla Resa accolta dal legittimo governo Badoglio succeduto a Mussolini, di ri-dichiarare guerra agli Alleati….
    Trovo sbagliato imputare il bombardamento alla mancanza di “pietas” Alleata. Il facsismo sciagurato e massacratore resta responsabile delle 39.999 Vittime dei bombardamenti contro l’Italia “camerata” deiu nazisti.

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