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Claudio Biscarini: Stichwort Donnerschlag! Operazione Colpo di Tuono. Empoli estate 1944.

Quando, nel lontano 1986, mi presentai a Giuliano Lastraioli con le carte di questa operazione militare tedesca in mano, da quello storico “con la patente” che è,  le volle subito pubblicare sul Bullettino Storico Empolese. E così fu. Preceduto da un articolo di Lastraioli stesso, uscimmo, con uno studio a mia firma dal titolo Empoli, estate 1944. Operazione “Colpo di tuono” Una controffensiva mancata  per difetto di offensiva, nel numero 7-8, vol. VIII, 1986 della rivista. Da allora, in diversi, anche in zona, si sono arrogati la paternità di scopritori dell’ “acqua calda” dimenticandosi, o facendo i furbi, ovviamente di leggere il Bullettino.

“Visione riservata solo agli ufficiali” 2

In effetti, l’operazione “Colpo di Tuono” aveva sorpreso anche uno storico come Paolo Paoletti quando andammo a Firenze per visionare i microfilm che contenevano tutta la documentazione della 14. Armee tedesca che mi ero comperato a Washington. Si trattava di una complessa operazione, nata sull’onda dell’apprensione che era nata nel comando del XIV Panzer-Korps di Fridolin von Senger und Etterlin quando l’avanzata angloamericana pareva non avere fine. Il primo appunto su questa, come la definì giustamente Lastraioli, “annibalica manovra” ci fu il 10 luglio 1944. A quella data, le truppe del Corps Expeditionnaire Française del generale Alphonse Juin, ridotto alle sole divisioni 2é Infanterie Marocaine, guidata dal generale André Dody e 4é Marocaine de Montagne del generale Françoise Sevez, stavano ancora combattendo tra Colle Val d’Elsa e Poggibonsi – Castellina in Chianti. Gli americani, con le divisioni 88th Infantry “Blue Devils” e 91st Infantry “Powder River”, invece, avanzavano al centro verso Lajatico e Villamagna, dopo aver superato Volterra e con la 34th Infantry” Red Bull” avanzavano sulla costa verso Livorno, dopo aver superato Cecina. Il comando tedesco pianificò una operazione che doveva, in estrema sintesi, svolgersi in questo modo. Ritirate tutte le unità mobili, o parti di esse, presenti in quel momento sul fronte italiano, esse sarebbero state schierate sulle pendici del Monte Albano da Limite sull’Arno verso nord. Si trattava delle Panzer – Grenadier – Division 3., 29., 90., della Lehr Brigade, unità di addestramento, della schwere Panzer Abteilung 508., che aveva in dotazione carri Tiger I, della 26. Panzer a cui si sarebbero unite diverse unità di artiglieria da campo e antiaerea. Alla 362. Infanterie-Division venne demandato il compito di opporre una resistenza poco più che simbolica sull’Arno tra Bassa e san Pierino per ripiegare, poi, verso est. In questo modo, le truppe alleate che avessero passato di forza l’Arno, sarebbero state attirate nel padule di Fucecchio fino all’altezza di Altopascio – Monsummano dove, invece, avrebbero trovato la resistenza della 65. Infanterie-Division, della 20. Luftwaffe – Feld – Division e della 16. SS Panzer –  Grenadier – Division “Reichsführer”. A questo punto, da nord e da sud seguendo la riva nord dell’Arno, le truppe corazzate e meccanizzate sarebbero scattate in un attacco a tenaglia che si sarebbe chiuso su Orentano, includendo Vinci e Cerreto Guidi e la stessa Fucecchio. Schiacciati nel padule, gli avversari, in teoria, dovevano essere attaccati anche dall’aria grazie agli aerei superstiti della II Luftflotte. I piani di questa operazione andarono avanti per giorni e consentirono agli ufficiali 1c[1] e 1a[2] di dare alla luce molti documenti e mappe. Purtroppo i tedeschi non avevano calcolato alcune cose basilari. 1) L’operazione presupponeva, appunto, il passaggio in forze dell’Arno da parte avversaria. Passaggio che Clark e Alexander non avevano nessuna intenzione di fare e che non fecero. 2) Manovrare una così grossa parte di mezzi corazzati e blindati, tra cui i Tiger I da 56 tonnellate, in quella zona avrebbe richiesto strade e ponti che certamente non esistevano e questo avrebbe limitato fortemente il loro impiego.3) L’aeronautica tedesca non era più in grado di offrire copertura a truppe che attaccavano e, qualora fosse intervenuta in battaglia, sarebbe stata spazzata via.4)La linea Verde, o Gotica, non era affatto pronta a luglio, e non lo sarà nemmeno a settembre, e quindi Kesselring non si poteva permettere di rischiare, fallita l’operazione “Colpo di Tuono”, di trovarsi a dover abbandonare Firenze e Pistoia prima del dovuto con gli angloamericani ai piedi dei monti con due mesi di anticipo. Quindi intervenne Joachim Lemelsen, comandante della 14. Armee, che a metà luglio bloccò tutto. Rimasero solo le carte di un war game, un gioco di ufficiali di Stato Maggiore che, se fosse scattato, avrebbe fatto impallidire la successiva strage del padule di Fucecchio. Stretti tra due eserciti in combattimento, infatti, i civili sarebbero stati massacrati.

A riprova di come i comandi militari abbiano, a volte, poca fantasia nel dare i nomi alle operazioni da loro pianificate, basti dire che la Unternehmen Wintergewitter, citata da Lastraioli giustamente come il nome dell’attacco che ci fu in Garfagnana nel dicembre 1944, in realtà era stata preceduta dalla omonima “Operazione Tempesta d’inverno”, ovvero il contrattacco scatenato dal generale Erich von Manstein il 12 dicembre 1942 in direzione del Kessel di Stalingrado dove languiva la 6. Armee di von Paulus. Quest’ultimo, per andare incontro alle truppe guidate dal generale Hermann Hoth che stavano tentando disperatamente di andare a liberarlo, avrebbe dovuto, con le residue forze corazzate e meccanizzate, abbandonando il non trasportabile anche i feriti, attaccare verso ovest in quella che venne pianificata come “operazione Colpo di Tuono”. Forse era il nome che portava male, perché anche questa non scattò mai e la 6. Armee rimase prigioniera fra le macerie di Stalingrado.

“Visione riservata solo agli ufficiali” 1

 


[1] Ufficiale di Stato Maggiore addetto al servizio informazioni

[2] Ufficiale di Stato Maggiore addetto alla pianificazione operativa.

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