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69° anniversario della strage del Duomo a S. Miniato, il video di Giuseppe Chelli; note di Carlo Pagliai

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Foto estratta dal filmato di Beppe Chelli:
http://www.youtube.com/watch?v=SaxSoGOOk9s

La Storia non si accomoda inventando quello che non è; invero la Storia E’  e in quanto E’ , è tutto, senza compromessi e niente strabismi preferenziali.
La ricalcatura di un’arguta frase di Vittorio Sgarbi è quella più consona per introdurre e riaffrontare il 69° anniversario della strage avvenuta nel Duomo di S. nella mattina del 22 luglio 1944 con la morte di 55 civili e centinaia di feriti.
Ci sono voluti quasi gli stessi anni dell’anniversario odierno per rendere inconfutabile la verità dei fatti, dimostrata da documenti probatori e testimonianze riscontrate rese da soggetti indipendenti, i quali hanno proferito parole prive di distorsioni politicizzate o distorte da comprensibile dolore per la perdita di cari in quella circostanza e in quel contesto.
Vi è solo una nota critica relativa all’ostinazione di taluni soggetti che vivendo ancora fuori dal Tempo insistano a negare fatti e documenti; per altro voglio confermare che pochi mesi fa durante una recentissima una cerimonia conviviale svoltasi alla Villa Sonnino lo scrivente, assieme al correlatore, si addentrò in una discussione con forti toni proprio con un soggetto che nonostante la chiarezza documentale esibita, ebbe da contestare.
A costui replicai che la strumentalizzazione non serve in questi casi, e poi capii invece che aveva perso pure lui un parente nella circostanza.
Facemmo subito Psicologia spicciola e capimmo che questa persona non parlava sotto la luce della razionalità, ma era accecato ancora oggi dalla rabbia e dal dolore causato dalla Guerra e dai responsabili.
La difficoltà degli storici è proprio quella di diventare in certi frangenti pure psicologi, nel senso buono della parola, cercando di carpire i profondi e reali canoni con cui una persona si ostina a sostenere certe convinzioni.
Per una speditiva ricostruzione dei fatti della Strage del Duomo si rimanda alla lettura del seguente articolo:

Per l’occasione si pubblica il documentario pubblicato da Giuseppe Chelli, in cui sono presenti le ben note fotografie scattate da Cesare Barzacchi nei giorni immediatamente successivi alla strage, segnalando fin d’ora che vi sono immagini che possono urtare la sensibilità.
A chiusura, rimane l’annoso problema della doppia verità delle due lapidi, per le quali è giunto il tempo di rimuovere quella che ormai testimonia il grido di dolore di una generazione causata da un preciso contesto storico.

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This Post Has One Comment
  1. Molto bravo e soprattutto profondamente “onesto” nel giudizio anche verso coloro che continuano a sostenere la tesi della cannonata tedesca non per malafede o per ragioni politiche ( che poi le cose combaciano ) ma perchè quel ricordo s’è radicato nel tempo e con il tempo nel dolore e nella rabbia di quel lutto.
    Se hai occasione leggi il commento che ho postato su gonewes ( No, questo no! ) in risposta all’articolo che lo precede. Mi fa piacere che altri riescano a capire la sostanziale differenza che c’è tra le due “convinzioni”, ma quando una delle due nasce dalla foga politica, l’ho detto prima, è solo malvagità. I video ” Morte di una città” l’hai visti? Dagli un’occhiata sono su yutube. Ciao

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