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13 settembre 1943: la Toscana fu occupata dai tedeschi – di Claudio Biscarini

 

La sera di mercoledì 8 settembre 1943, Natività della Beata Vergine Maria, alle 19.45 la voce del capo del Governo Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio annunciava che l’Italia  aveva chiesto un armistizio alle forze Alleate e che questo era stato accolto. I tedeschi, nella nostra regione, disponevano della 3. Panzer-Grenadier-Division del Generalmajor Fritz-Hubert Grāser. La Divisione era arrivata nel luglio 1943 e si era stanziata tra la provincia di Siena e il lago di Bolsena. Il 6 settembre 1943, il comando divisione aveva inviato ai reparti l’ordine  d’operazione Augen Auf (Occhi aperti)[1] alla Panzer-Aufklārungs-Abteilung 103., in previsione di uno sbarco alleato sulle spiagge toscane o di una defezione italiana che Hitler aveva già sospettato dopo il 25 luglio. Alla unità di Grāser, l’Oberkommando der Wehrmacht.responsabile per i fronti ovest e sud-ovest, aveva in precedenza inviato la disposizione Martha che indicava che la 3. Panzer-Grenadier-Division, unità alla 2. Fallschirm-Jāger-Division stanziata a Pratica di Mare, doveva occupare Roma. Il comandante della divisione divise in Kampfgruppe la sua unità di cui il più forte era il KG  dell’Oberst Büssing formato  dal II/ Panzer-Grenadier-Regiment 67., dal Panzer-Artillerie-Regiment 93.  meno una batteria, dal II/ Panzer-Regiment 26., tutti “prestati” dalla 26. Panzer-Division. Il reparto aveva 6 carri comando Pz.Kpfw III, 14 Panzer Kpfw III Ausf M lanciafiamme, 23 Panzer Kpfw III Ausf N, 17 Panzer Kpfw IV con cannone da 42/ 24, 42 Panzer Kpfw IV con cannone da 75/48, 12 semoventi, 24 obici e 20 mitragliere da 20 mm. Il 25 luglio aveva avuto di rinforzo la schwere Flak-Abteilung 2. a cui si erano aggiunti, il 1 agosto, una compagnia della Sturmgeschutz-Abteilung 215 alla divisione e una alla Panzer-Aufklārungs-Abteilung 103, per un totale di 22 StuG.III[2]. Gli altri due Kampfgruppe erano il Grosser, che doveva dirigersi verso Monterosi e Bracciano e il  Borchert con l’Aufklārungs-Abteilung dell’Hauptmann von Zieten e due compagnie del I/Panzer-Grenadier-Regiment 29., diretto su Civitavecchia. L’ordine Martha arrivò al comando divisione alle 16,35 dell’8 settembre 1943 con operatività dalle ore 20. Alle 20, 25 giungeva la parola d’ordine Achse, che nei piani tedeschi significava il disarmo delle forze italiane, e si ordinava di occupare Siena, Viterbo e la centrale amplificatrice di Abbadia San Salvatore sul Monte Amiata. Alle 21, 40 arrivò l’odine di muovere i reparti.

Foto n. 1 - Tigre della Kompanie Meyer al Brennero.

Foto n.1: Tigre della Kompanie Meyer al Brennero. Due fotografie scattate a Pisa e forse a Firenze rappresentano militari della 1. SS Leibstandarte Adolg Hitler in Toscana. Non ci sono, però, prove che reparti consistenti di questa unità SS siano stati nella nostra regione dopo l’8 settembre 1943.

In Toscana, le truppe italiane, fatti salvi i militari delle difese territoriali e dei depositi,  potevano contare sulla 3a Divisione di Fanteria “Ravenna” ( generale Francesco Dupont) reduce dalla campagna di Russia, dispiegata nella parte sud-est della provincia di Siena,  con i reggimenti fanteria 37° e 38°, una batteria del Gruppo Someggiato della Scuola Allievi Ufficiali di Siena,  un Gruppo Someggiato d’artiglieria con pezzi da 75/18, I Gruppo Artiglieria Ippotrainata con pezzi da 75/26/06 e da 75/27/911 e la Scuola d’Artiglieria di Lucca, dalle divisioni costiere 216a, al comando del generale Ceriana Mayneri , che aveva il suo settore dal torrente Parmigliola a sud di Apuania fino a Campiglia Marittima, e la 215a del generale Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon, già quadrunviro della marcia su Roma, che si dispiegava tra Capo San Vincenzo e la stazione di Albinia, con sede comando a Massa Marittima. Questi reparti facevano capo al II Corpo d’armata, sede comando Siena, del generale Gervasio Bitossi, 5a Armata del generale Caracciolo di Feroleto, posto comando a Firenze, posto comando tattico a Orte.

Foto n. 2  - Militari italiani sbandati

Foto n. 2 – Militari italiani sbandati

Tra i reparti italiani che si distinsero ci fu il XIX Battaglione Carri M 42 del tenente colonnello Angelo Falconi[3] , il 5° reggimento Bersaglieri del colonnello Adalberto Croci e il IV Gruppo del maggiore Gian Paolo Gamerra a Stagno (M.O.V.M.). Singolare la  vicenda del reparto corazzato. Il comando inviava una richiesta al Depozito Munizioni di Valle Unione, presso Livorno, per il prelievo di 2000 cartocci per granate da 47/40 e 3000 per granate da 75/34. Il responsabile del Deposito, maresciallo Pratesi, rispose che non aveva nessuno dei munizionamenti richiesti. Era il 9 settembre e il XIX Carri stava combattendo a Piombino con soli 105 colpi da 47/40 per i carri armati[4].

Foto n.3 - Il generale Caracciolo di Feroleto, comandante della 5a armata.

Foto n.3: Il generale Caracciolo di Feroleto, comandante della 5a armata

Non è questa la sede in cui scendere in dettagli sulle operazioni che portarono al disarmo delle unità italiane in Toscana e Liguria, sottoposte ai comandi della 5a armata. Basti dire che il 9 settembre, reparti di retroguardia della 3. Panzer-Grenadier-Division si erano già impadroniti della centrale di amplificazione di Abbadia San Salvatore e della stazione ferroviaria di Chiusi. Quest’ultima sarà oggetto di tentativi di occupazione italiani fino all’11 settembre. In quest’ultimo giorno, anche la Piazza di Firenze, retta dal generale Chiappi-Armellini, si era arresa ai tedeschi. Il II Corpo d’armata, però, ancora ufficialmente non si era arreso. In questo scenario, entrò un alta divisione tedesca scesa dai passi della Futa e della Porretta: la 24. Panzer-Division del Generalmajor Maximilian Freiherr[5] von Edelsheim. Essa faceva parte, assieme alla 1. SS PanzergrenadierDivision Leibstandarte Adolf Hitler, dell’ II Panzer-Korps SS, agli ordini dell’SS-Obergruppenführer und General der Polizei Paul Hausser schierato in Emilia-Romagna.

Foto n.4 - un Panzer Tiger in una città del nord dopo la proclamazione dell'armistizio.

Foto n.4: un Panzer Tiger in una città del nord dopo la proclamazione dell’armistizio. Alcune unità della 24. Panzer-Division, prima dell’8 settembre, erano state dislocate tra Viareggio e LIvorno in funzione antisbarco.

 

La 24. Panzer-Division era formata dai Panzer-Grenadier-Regiment 21. e 26., dal Panzer-Regiment 24., l’Artillerie-Regiment 89., la Panzer-Aufklārungs-Abteilung 24., il Panzer-Pionier Bataillon 40, la Heeres-Flak-Artillerie-Abteilung 283.,la Panzer-Jāger -Abteilung 40., la Panzer-Nachrichten –Abteilung 86 e il Panzer-Versogungstruppen 40.   Discesa dalla Futa, la divisione si divise: verso sud (Certaldo-Poggibonsi-Siena) si diresse il Kampfgruppe dell’Oberstleutnant Müller-Hildebrandt con due Squadroni di Panzer lanciafiamme del Panzer-Regiment 21. Questa unità doveva anche spingere reparti verso Asciano-Torrenieri, Roccastrada e Montepulciano. A Firenze rimasero la 5. Kompanie del Panzer-Grenadier-Regiment 21. e la 3. Kompanie del Pionier-Bataillon 40., più una squadra di esploratori corazzata, tutti agli ordini del Major Lindenberg[6]. Altri reparti della divisione si erano diretti verso la costa tirrenica, ponendo il quartier generale della divisione a La Rotta presso Pontedera. Saranno, quindi, i Panzer IV o III della 24. Panzer-Division che transiteranno sulle strade empolesi e non i Tigre evocati in un non recente volume[7].  Il 13 settembre, il Panzer-Grenadier- Regiment 21. si spostava dalla zona a sud di Lucca a Poggibonsi, mentre la sua 2. Kompanie rilevava a Siena i lanciafiamme.  E fu proprio quel lunedì 13 settembre 1943, la Chiesa ricordava i Santi Maurilio e Giovanni Crisostomo, che il generale Gervasio Bitossi, dopo un incontro a La Rotta sede del comando della 24. Panzer-Division, si arrese ufficialmente ai tedeschi col il suo II Corpo d’armata. Le divisioni al suo comando, però si erano dissolte già da alcuni giorni prima. Come recitava la massima del giorno ogni mortaio trova il suo pestello, e le truppe italiane in Toscana, come in tutta Italia, di pestelli ne avevano trovati di ben duri.

 

Note e Riferimenti:

[1] K.T.B. n.4, 3. Pz.Gren.Div. BA-MA

[2] La forza della 3. Panzer-Grenadier-Division ammontava a 14.900 uomini, 42 semoventi Stug. II Ausf G, 3 carri comando Pz.Kpfw III, 12 semoventi da 15 cm Bison Ausf H, 18 semoventi 10,5 Wespe, 160 mezzi blindati , 12 cannoni controcarro PAK 38 da 5 cm e  9 PAK 40 da 7, 5 cm, 32 pezzi d’artiglieria da 10,5 cm e 15 cm, 42 mitragliere da 20 mm, 68 semicingolati da 1,5 a 3 tonnellate e 35 da 8 a 18 tonnellate più 1.100 automezzi. La divisione Ravenna era al 50% della forza e degli armamenti.

[3] Il Battaglione aveva 20 carri M 42, 18 semoventi da 75/34. L’organico era di 22 ufficiali e 434 uomini.

[4] Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, cartella n.212 Relazione sul fatto d’arme svoltosi a Piombino il 10 e 11 settembre 1943.

[5] Ovviamente non si tratta del nome proprio, ma del titolo nobiliare di barone.

[6] K.T.B. 24. Panzer-Division, microfilm T 315, roll 805, National Archives Washington.

[7] I Panzerkampfwagen VI Tiger I  della schwere Abteilung  508 arrivarono in Italia più tardi, mentre in Sicilia avevano combattuto dei Tigre I. della schwere-Panzer-Abteilung 504. La Kompanie Meyer entrò in Italia il 26 luglio dal Brennero e andò a combattere sul fronte di Anzio venendo,in seguito, assorbita dalla schwere-Panzer-Abteilung 508.

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