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Sulle Mura d’Empoli: Progetto di Rigenerazione Urbana n° 2 – di Carlo Pagliai

A breve pubblicherò e presenterò una proposta di Piano Organico di Rigenerazione Urbana delle emergenze culturali, nel frattempo pubblico alcuni articoli mirati ad alcuni angoli notevoli del Centro Storico, o di ciò che ormai rimane.

Le foto sono tratte e già pubblicate  su articolo del 2004 su La Nazione e il Tirreno.

In Via Roma c’è l’edificio dello Spedale Vecchio, l’ala “umbertina” perchè costruita nel primo ventennio del Novecento (cfr mappe catastali), e su Via Roma si aggetta con quel terrapieno con scarpata e ringhiera in elegante ferro.
La proprietà dell’ex Spedale Vecchio si estende fino ad uno “strano” distacco con un altra casa a tre piani, dove un tempo al piano terra c’era la decennale Autoscuola “La Rapida”, oggi invece c’è un negozio di articoli casalinghi (da visitare).
Questo distacco, di circa un metro e mezzo quasi dieci anni fa mi destò alcuni sospetti. Ed affacciandomi dalle finestre degli ormai ex uffici della Direzione Sanitaria del vecchio S. Giuseppe notai la presenza di un grosso e alto muro in laterizi a “scarpata”, disposto perpendicolarmente alle adiacenti Mura dell’ultima Cerchia disposte (o nascoste) tra Via Paladini e Via Roma, lo stesso che tratto che di recente si può di nuovo ammirare anche nel nuovo ristorante “L’Orto” di cui faremo presto l’articolo.

Ebbene lor signori, sappiate che tale muro a scarpa altro non è che il lato nord dell’antico Bastione murato e voluto da Cosimo I° nel Cinquecento. Ma tale relitto murario oltre che ad essere imprigionato in questo distacco tra edifici, è occultato anche verso Via Roma dai vecchi “pisciatoi pubblici”, latrine che furono chiuse e confinate perchè luogo di una futile sparatoria che causò un omicidio, episodio di cui ci parlerà Paolo Pianigiani prossimamente.

Su baluardi militari gli storici empolesi hanno già svolto molti studi, citiamo tra i migliori quello di Walfredo Siemoni, docente di Storia dell’Arte, il quale affronta con buona completezza la storiografia di questi manufatti militari cinquecenteschi a cui si rimanda la lettura dei suoi saggi sul Bullettino Storico Empolese.

Da precisare che le addizioni dei bastioni angolari furono costruite su preciso ordine di Cosimo I de’ Medici, affidando l’incarico all’Architetto Giovan Battista Bellocci detto il Sanmarino <<“affinché disegni al più presto il baluardo d’Empoli chè vogliamo murar le piazze”>>, lo stesso progettista di Forte Belvedere a Firenze, ma anche di fortificazioni a Pistoia, Pisa, Portoferraio, Piombino, etc…

Di quel Bastione Mediceo in muratura sono rimaste pochissime tracce a causa della costruzione dello Spedale Vecchio iniziata nel 1746, altre tracce si possono osservare sulla parete esterna dell’Ospedale Vecchio lato Via Ridolfi già descritte del Siemoni.

Il tratto o parete nord del Bastione è realizzato in solida muratura in laterizi posta a “scarpa”, lungo circa 21 metri e confinante su di un lato ad un tratto delle ultime “Mura” di Empoli, inoltre non si denotano particolari discontinuità, salvo la discontinua presenza di un troniera a mitraglia chiusa e di uno stupendo portale in pietra murato anch’esso, analogo per simmetria al portone da cui si accede al plesso spedaliero da Via Ridolfi; l’altezza della parete è di circa tre metri e mezzo rispetto al marciapiede di Via Roma.

La “riscoperta” di questa parete è fondamentale e costituisce un importante tassello della storia urbanistica della nostra città, densa di angoli da valorizzare concretamente.

La mia proposta su questo interessante e prezioso angolo culturale prevede una semplice la demolizione delle vecchie latrine, ormai ridotte ad un ricettacolo in abbandono e invaso da arbustelli.
Una volta demolite le latrine, renderei visibile al pubblico tale relitto di Bastione installando una bel cancello metallico, magari cromato con un disegno moderno contrapposto al contesto antico in modo da attirare la curiosità verso l’ignaro passante o turista interessato ai nostri tesori secolari; egli una volta affacciatosi su tale ambiente, potrà solo ammirare questa medicea muratura.
A mio parere, non renderei accessibile al pubblico tale anfratto, rischierebbe di diventare un tugurio, considerata l’alta percentuale di “bella gente” in giro; sarebbe cosa saggia lasciarlo sempre visibile consentendo accessi limitati in certe fasce d’orario, un pò come avviene con l’odierno Vicolo dei Frati in Via de’ Neri.

La spesa in questo caso sarebbe veramente modesta e contenuta, volendo con una piccola sottoscrizione popolare e contributi personali si potrebbe davvero mettere in moto un’azione virtuosa per la valorizzazione e promozione culturale/turistica.

http://www.facebook.com/pagliai.carlo

Immagine estratta da Bing.com

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