skip to Main Content

P.O.W. Prisoners of War – di Claudio Biscarini

Quando le battaglie finiscono, dopo la dolorosa conta dei morti e il soccorso ai feriti, in ogni esercito si provvede ai prigionieri avversari causati. La condizione del prigioniero di guerra ( Prisoners of War), secondo le Convenzioni Internazionali, comporta per la potenza detentrice degli obblighi precisi tra i quali spicca il dover allontanare al più presto il prigioniero dalle zone pericolose o il non poterlo adoperare in operazioni di tipo militare.
Anche il prigioniero ha dei doveri e dei diritti verso la potenza detentrice. La fuga è uno dei doveri del militare recluso verso il proprio paese, ma non è stato sempre così in ogni occasione. Così come a volte i prigionieri fuggiti son diventati oggetto di assassinio da parte del nemico che li aveva individuati.

Nel marzo 1943, vicino alle nostre zone erano operativi alcuni campi di prigionia per militare del Commonwealth, greci ed americani.
Nel campo n.12 di Candeli, presso Firenze, erano detenuti 35 ufficiali; nel Campo n.36 di Villa Ascensione a Poppi gli ufficiali erano 88; nel campo n. 60 di Colle Compito, Lucca, c’erano 4000 tra sottufficiali e truppa; nel Campo n. 82 di Laterina, Arezzo, i militari erano 2477; nel Campo n.27 di San Romano c’erano 32 ufficiali greci: Altri campi erano abbastanza vicini, in Umbria il Campo di Lavoro n.122 di Ruscio a Spoleto con 499 prigionieri adibiti, il Campo n. 77 di Pissignano di Foligno con 1372 soldati e nel Lazio con il Campo n.10 di Acquapendente con 400 ufficiali.
L’8 settembre 1943, in Italia c’erano circa 80.000 prigionieri di guerra ripartiti in una cinquantina di campi.
Nei giorni seguenti all’armistizio, il comando Alleato inviò nei campi di prigionia l’ordine di non muoversi in attesa dell’arrivo delle truppe amiche. Chi lo fece, venne ben presto catturato dai tedeschi e internato in Germania.
Circa meno che la metà scappò. Ci fu chi si diresse a nord cercando di andare in Svizzera o chi al sud in modo da ricongiungersi con gli eserciti Alleati. Molti si sparsero nelle campagne dove trovarono asilo, altri si unirono ai partigiani e alcuni né divennero comandanti.

Per quelli che si rifugiarono in campagna, e per le famiglie che li aiutavano, il rischio di essere ripresi o uccisi era altissimo.
Uno degli episodi che nel dopoguerra darà iniziare un procedimento istruttorio da parte britannica, avvenne a Montemerano in provincia di Grosseto. L’ente indagatore fu la 60th Section Special Investigation Branch. Le vittime furono le Guardie Harry Wright nato il 14 giugno 1914 da Cardiff, George Michael Bagraim nato a Southampton e Lawrence Hass nato l’11 maggio 1911 da Manchester. Verso le 21,30 del 5 maggio 1944, i tre assieme a due italiani, furono catturati da tedeschi e fascisti.
Uno degli italiani venne inviato a Grosseto e arruolato a forza nella Organizzazione Todt, gli altri quattro furono trattenuti.
Verso la mezzanotte del 5 maggio, alcuni contadini udirono dei colpi di arma da fuoco  verso la strada Montemerano-Scanzano. Al pomeriggio del 7 maggio, tre di essi si diressero verso la strada e trovarono macchie di sangue, due tumuli di terra fresca e alcune cartucce a terra.
I corpi dei caduti furono esumati solamente il 29 settembre 1944.

Dell’assassinio vennero accusati quattro  fascisti locali, il Segretario Politico del PFR Boris Sokota, Ilvo F., Pietro S. e Severino F., tenente della GNR. Gli investigatori britannici raccolsero ben 33 testimonianze tra le quali quella del tenente Antonio Lucchini, comandante di una banda partigiana del Raggruppamento Patrioti Monte Amiata operante in zona.
Uno degli accusati, il Pietro S., si suicidò in carcere. Le investigazioni iniziarono il 12 maggio 1945 nella Stazione dei Reali Carabinieri di Manciano,avanti al brigadiere Luigi Zacchino comandante della Stazione.Risultò che nel novembre 1943, due prigionieri alleati fuggiti avevano chiesto aiuto a una casa colonica da cui, per paura dei rastrellamenti nemici, si erano spostati in un’altra prima di Natale.
Il 12 febbraio 1944 arrivò in zona anche il Bagraim che, chiesto aiuto a una donna del posto, fu indirizzato dove si trovavano gli altri due. Nella notte del 3 maggio, Sokota e gli altri, assieme a un ufficiale e un sottufficiale tedesco, arrivarono in zona e iniziarono a perquisire le case. Hass, Wright e Bagraim furono arrestati assieme al loro amico Ilio Santarelli che gli aveva dato ospitalità.
Nello stesso tempo venne arrestato anche Aldo Rossi.

I tre prigionieri e il Rossi furono portati a Manciano e messi in un garage accanto al comando tedesco. Gli alleati furono interrogati da tre ufficiali tedeschi di cui uno parlava italiano separatamente.Alle 21, 30 del 5 maggio, dal podere Ainzara i contadini udirono voci sulla strada Montemerano-Scanzano e colpi d’arma da fuoco: i tre ex prigionieri di guerra e il Santarelli erano stati uccisi.
L’istruttoria portò all’incriminazione di Sokota, Severino F., Aldo F., Ereneo S. e Unito S. gli ultimi due per complicità in omicidio. I primi tre furono condannati in contumacia, gli altri presenti dalla Corte di Assise di Grosseto il 22 marzo 1945.Altri 5 italiani furono arrestati in seguito per collaborazionismo e complicità nell’omicidio dei tre soldati su mandato del Procuratore del regno in data 25 giugno 1945. Il Sokota, il 23 maggio 1944, aveva inviato un rapporto sull’accaduto al Comando della Provincia di Paganico e alla Federazione Fascista Repubblicana di Monteverdi, entrambe sfollate da Grosseto, in cui si dava la notizia della cattura dei quattro che sono stati messi a disposizione del comando germanico di Divisione , che gli a (sic) condannati per direttissima alla fucilazione. Il rapporto di Sokota si concludeva con una frase agghiacciante: Si rimette la presente relazione per la liquidazione spettante per la cattura dei prigionieri di guerra.

Perché abbiamo posto l’attenzione su questa vicenda? Pare che, dopo la guerra, ci siano state nella zona delle recriminazioni verso alcuni dei protagonisti del fatto e che ancora oggi alcuni ricercatori abbiano avuto difficoltà ad avere testimonianze dai superstiti o da loro familiari.

La vicenda di Montemerano, assieme a tante altre, è oggi custodita in un faldone dei National Archives di Kew.

2) Le fila di tombe dei caduti.Ognuna ha una bandierina italiana e statunitense per la cerimonia.

2) Le fila di tombe dei caduti.Ognuna ha una bandierina italiana e statunitense per la cerimonia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back To Top