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Il Conte Masetti, i Martelli e il Castello di Vinci: Appunti e storie di famiglie vinciane tra Ottocento e Novecento

È stato pubblicato su Della Storia d’Empoli a cura di Carlo Pagliai l’atto di donazione del Castello di Vinci (ex Palazzo Pretorio) dai Conti Masetti al Comune, promesso nel 1919 in occasione del quarto centenario della morte di Leonardo, perfezionatosi nel 1929.

di Nicola Baronti.


 

All’importante memoria storica forse sono da aggiungere alcune note di colore e spiegare  l’importante ruolo avuto anche dalla famiglia Martelli nell’intera operazione. A cominciare dalla vendita del Castello, un vero e proprio “affare vinciano”, tra i Martelli e i Masetti.
I testimoni “de relato” sono due importanti personaggi storici, esattamente Gustavo Uzielli e Telemaco Signorini,  che trascrivono la  seguente testimonianza del conte Masetti :
<< La Torre appartiene al Municipio in Comune con Conte Masetti. Il Palazzo annesso alla Torre fu comprato dal C.M. dai Martelli nel…. I Martelli prima della vendita vi tolsero un magnifico Luca della Robbia…” >> [1]
Errore di trascrizione dei due illustri viaggiatori oppure la verità sfuggita al Masetti ?

L’idea originaria del Museo Leonardiano sembrerebbe del Masetti (peraltro appassionato collezionista di cimeli storici che amava mostrare agli ospiti nelle proprie ville). Scrivono sempre i due viaggiatori fiorentini : “egli aveva comprato la Torre antica nell’intendimento di renderla al primitivo carattere (sic) e che è sua intenzione di riunire in una sala memorie del Vinci con apposita iscrizione e busto relativo”.
Di questa mania per il futuro “museo leonardiano” si fanno scherno e gioco i compaesani Renato Fucini e i Martelli (Luigi e Roberto) nel famoso scherzo epistolare al Signorini del 1875 descrivendo già questo sontuoso Museo.
La lettera originale autografa del Fucini, in versi martelliani ( dal poeta del XVII° secolo Pier Jacopo Martello), con la descrizione di nove fantomatiche sale con i presunti cimeli esposti, è stata recentemente riscoperta e pubblicata, dopo una censura di comodo del secolo scorso, trattandosi di una sorta di “vernacoliere” ottocentesco.
In assenza di originali leonardiani nel paese natale di Vinci, questi aristocratici burloni proponevano di esporre, in chiave del tutto satirica e sfottente, la “caccola”, il “moccolo pietrificato”, la “conca di castagno”, il “divano” e altre amene cose appartenute al sommo Genio vinciano [2].

p.g.c. Archivio Vinci nel Cuore "

Il Castello di Vinci: immagine p.g.c. dall’Archivio “Vinci nel Cuore”

In ogni caso, la “genial cuccagna” (ovvero Leonardo)  “di Berto e Pier”, esattamente del sindaco Roberto Martelli e del “possidente di campagna” Pier Pompeo Masetti, veniva pubblicamente messa sotto accusa dal medico condotto di Vinci, Filippo Ciompi, nei suoi famosi sonetti e poesie del 1882 che gli costarono il licenziamento, l’esilio e la miseria (il “lastrico”, come lui la definisce) per mano dei due “signorottoli” locali, dal medesimo definiti i “Don Rodrigo” di Vinci [3].
Documenti anche questi recentemente riscoperti e ripubblicati con la storia del medico vinciano, socialista radicale, agguerrito oppositore dei noti signori vinciani [4].

La vendita del Castello del 1867 è stata oggetto di un attento studio che ha messo in evidenza alcune stranezze , prima da Alessandro Vezzosi e recentemente, con maggiori approfondimenti, da Emanuela Ferretti ( A. Vezzosi, Il sigillo dei Vinci, 1889, pag. 50; E. Ferretti,  Nello specchio del Genio, Edizioni dell’Erba, 2011, pag. 81 e sgg.).

Innanzitutto il Castello iniziò a venderlo – sotto forma di livello –  il municipio di Cerreto Guidi alla fine del Settecento, quando assorbì il Comune di Vinci.
Fu questo il motivo per cui i Martelli rivendicavano dei diritti sulla famosa robbiana del Castello, ricordata anche dall’Uzielli e dal Signorini, asportata e collocata nel giardino della propria Villa e poi venduta ( infine riportata a Vinci dallo storico bibliotecario Renzo Cianchi nel 1969).

A metà dell’Ottocento, il Comune di Vinci, riacquistata l’autonomia da Cerreto Guidi, cercò di riappropriarsi del castello per farci il Palazzo Comunale (tanto è vero che si iniziò il riscatto dei livelli). Ad un certo punto, si accorse che ci volevano troppi soldi e vi rinunciò. Lo mise quindi  all’asta che tuttavia andò deserta. Si fece avanti il conte Masetti con l’offerta di £ 2.800, a fronte di un valore stimato di circa £. 4.003. Come evidenzia la  Ferretti nel suo saggio, il Comune di Vinci si trovava in alcune stanze in Piazza Leonardo prese in affitto dagli stessi Martelli. Con i soldi della compravendita del Castello si doveva costruire il nuovo Palazzo Comunale, quello attuale, sempre in Piazza Leonardo. Se c’erano delle stranezze e particolari rapporti di interesse tra i signori vinciani sicuramente venivano messe a tacere con l’ascesa dei Martelli a sindaci di Vinci; prima con Luigi e poi con l’avv. Roberto, fino al primo decennio del Novecento; in ogni caso, restava l’egemonia di Alessandro Martelli, onorevole, ministro e senatore del periodo fascista.

Non è che i Masetti e i Martelli non venissero indagati. Sulla vendita del Castello intervenne la Sotto Prefettura di San Miniato perché il prezzo di acquisto da parte del Masetti, membro anche del Consiglio Comunale di Vinci, sembrava troppo basso rispetto al prezzo di base d’asta; la vendita della robbiana da parte dei Martelli fu oggetto anche di un contenzioso finito con l’ascesa a sindaco dell’avv. Martelli. Poi, il silenzio degli archivi.

Anche dietro la donazione del Castello da parte dei Masetti probabilmente c’è sempre un Martelli.
Nel maggio del 1919, mese del famoso telegramma con cui si annunciava la donazione, si svolgevano a Vinci le celebrazioni per il quarto centenario della morte di Leonardo, con l’apposizione della prima lapide commemorativa sulla torre del Castello [5].
Commemorazioni poverissime, come ricordano le cronache del tempo.
Il “dono” del Masetti era la grande notizia e, guarda caso, il Martelli era il personaggio di spicco del Comitato delle Celebrazioni Leonardiane del 1919. Non solo.

L’Approfondimento:
Le origini del Museo Leonardiano a Vinci: la Donazione dei Conti Masetti, 1929 – di Carlo Pagliai

La donazione, come si legge nel documento appena rinvenuto e pubblicato veniva perfezionata nel 1929, per le prime celebrazioni fasciste del mito di Leonardo. Alessandro Martelli riusciva a far pervenire al Comune di Vinci un ingente finanziamento dalla Camera di Commercio di Firenze per dei lavori urgenti al castello, in particolare per le scale di accesso alla torre e per il nuovo orologio. Inizia il grande progetto per la nascita del paese del Genio.
Negli stessi anni, tra il 1927 e il 1929 vengono realizzati a Vinci il Monumento ai Caduti del Coppedè, il Parco della Rimembranza, il Teatro di Vinci e si inizia a pensare ad una nuova veste architettonica per la Chiesa di Santa Croce, anche se il battistero leonardiano non era stato ancora scoperto.

L’ultima curiosità per rendere merito all’originario “sogno” del Conte Pier Pompeo Masetti, troppo grande anche per le sue possibilità economiche: la donazione del Castello infatti veniva condizionata dai suoi eredi alla realizzazione di quel Museo Leonardiano, che seppure non avrebbe potuto contenere gli originali del Genio, avrebbe comunque perpetuato la memoria del suo paese in tutto il mondo. Ci vogliono però altri dieci per arrivare alle prime collezioni di macchine leonardiane ovvero con l’esposizione dei cimeli vinciani, inaugurata esattamente nell’agosto del 1939.

A distanza di quasi cento anni, annotiamo che nel paese di Leonardo è già partita la fase di progettazione delle manifestazioni per il prossimo “quinto” centenario della morte di Leonardo, esattamente nel 2019. Quale sarà la sorpresa  “leonardiana” dei vinciani  del XXI° secolo?


Note e Riferimenti:
[1] G. Uzielli – T. Signorini  1872 Gita a Vinci – Edizioni dell’Erba, pag. 17).
[2] Befanate e scherzi in  poesia, Nicola Baronti , Ed. Sarnus, 2011 pag. 101,  AA.VV. Vinci nel Cuore. Archivio dei Poeti, Vol. II pag. 15 e segg.
[3] F. Ciompi in Appunti e ricordi di Vinci, 1882-1985, Pistoia 1906).
[4] Befanate e scherzi in  poesia, Nicola Baronti , Ed. Sarnus, 2011 pag. 107 e segg).
[5] Cfr. immagine in “Cento Anni con Vinci nel Cuore! » Vol. I, parte 11, foto 1.

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