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Silvano Salvadori, La Veronica del Pontormo

 Di quanti volti insanguinati si dovrà imbrattare ancora questo telo?

Il decoro della Cappella dei Papi, nel complesso conventuale di S. Maria Novella, fu realizzato da Pontormo nel 1515 per ospitare LeoneX, figlio di Lorenzo il Magnifico; dal 1920 fa parte della Scuola Marescialli e  Brigadieri Carabinieri a cui è quasi imposssibile accedere.

Questa potente immagine della Veronica esibisce, con gesto michelangiolesco, il telo con cui deterse il volto di Cristo sulla via del Calvario.

Quanti uomini, donne e bambini ancor oggi sono su quella via!

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Da Wikicommons: public domain

Quante madri alzano al cielo lo straccio insanguinato di quei loro figli che un giorno in ben altro sangue hanno partorito!

E noi? Il mondo? Guardiamo alla TV le stragi di innumerevoli calvari, documentiamo la morte che lascia le sue impronte sui nastri magnetici, ma gli occhi che li guarderanno sembrano disconnessi dal cuore.

Il vero volto dell’uomo da sempre si scrive sulla storia col sangue; imprime il dolore come negativo di quella scintilla luminosa di gioia che era nel volto radioso di chi annunciava un mondo nuovo.

“Guardate; guardate! -urla col suo imponente gesto Veronica- non vi chiedo misericordia e ancor meno pietà. Chiedo Giustizia dentro la vostra coscienza, prima che fuori nel mondo. Questa icona è testimonianza di quello di cui voi dovreste essere testimoni con la vostra vita, perché non è cultura quella che non è testimoniata dalla vita attiva. Guardate! In ginocchio alzo il candido lino, anch’esso un tempo macerato dai virgulti verdi della terra, ma tessuto dall’ingegno delle mani: esso è cartina di tornasole dell’anima del mondo e l’anima del mondo è macchiata”.

Quella che fu la tenda-trabernacolo di Israele ora qui contiene non le tavole di pietra di Mosè; neppure vi è dipinta Maria, ventre-tabernacolo della nuova legge (a fare da pandan all’Incoronazione di Ridolfo del Ghirlandaio sul lato opposto della stanza papale): qui il tabernacolo con Veronica contiene l’ o m b r a dell’uomo, come a Hiroschima e a Auschwitz.

Ma questo telo bianco non è una bandiera di resa, è il vessillo della vergogna che attende solo la nostra genuflessione.

Ecce Tabernaculun Dei cum hominibus (Ecco il tabernacolo di Dio insieme agli uomini), recita la scritta sotto l’affresco: non c’è divisione fra i due mondi, la stessa tenda ci contiene, e dell’olocausto degli uomini odorano ancora i cieli. Olocausto della propria carne, a cui rendono omaggio gli angioli alati col porgere le fiaccole della Sapienza per illuminarci.

Siate sacerdoti! Ovvero, secondo l’etimologia, coloro che “danno il sacro”: e il sacro a tutt’oggi è la VITA!

Silvano Salvadori    29-12-12

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