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Empoli e il medio evo – di Giorgio Giustarini

Il mai sufficientemente compianto, il mio amico Raffaello Fabiani che curava l’edizione di questo giornale, mettendoci molto del suo sapere, al momento di preparare il numero di prossima uscita, mi dava sempre un’indicazione di quello che io avrei dovuto preparare. L’ultima volta, quando il male lo aveva già aggredito, mi disse “ti sei sempre interessato di argomenti storici  della città ed ora mancherebbe un cenno di Empoli nel medio evo.” Io dissi di si ed ora non posso esimermi da quella promessa. Non è Stato molto semplice per me in quanto empolese adottivo, conoscevo la storia di Empoli pre e  post risorgimentale perchè vi era correlata la nascita della nostra Misericordia e poco più. Per informarmi, leggendo i vari episodi di quel tempo , ho potuto riscontrare che il popolo di empoli è sempre stato un popolo libero, operoso e sufficientemente benestante che ha sempre cercato di non essere suddito a potenti. Il periodo storico denominato Medio Evo comprende almeno 1000 anni della storia dell’Europa; si distingue in due periodi denominati “Alto medio evo, che va dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente avvenuta nel 476 all’anno mille e Basso medio evo che va dall’anno 1000 alla scoperta dell’America (1492 ) e con tale data si da inizio all’età moderna. Precedentemente a questo periodo, Empoli era indicata col nome di Porto,come porto fluviale lungo la via Quinctia che da Firenze portava a Pisa ed incrociava ad Empoli la via Salaiola utilizzata per il trasporto del sale da Volterra

fontana pampaloniIl primo periodo del medio evo fu caratterizzato dal feudalesimo dove il signore del feudo esercitava una sovranità assoluta sul territorio a lui assegnato e sui suoi abitanti denominati servi della gleba, che gestiva con profitto, in cambio di una fedeltà assoluta all’imperatore. Il feudo veniva trasmesso automaticamente in eredità ai propri discendenti creando delle signorie ancora esistenti ai giorni nostri.

Attorno ai grandi castelli di questi signori e nelle località che ospitavano le sedi vescovili, si andavano formando lentamente dei centri abitati come Montalcino, San. Gimignano, Pienza, Pescia San Miniato ed altri.

Ad Empoli mancavano questi due presupposti; non vi risiedeva il Signore del posto,  i conti Guidi, signori di mezza   Toscana  ma residenti a Pistoia. ed  essendo al  centro di due diocesi importanti come Firenze e San Miniato non fu possibile diventare sede di arcivescovado. Comunque non mancarono per Empoli le opportunità per diventare una comunità importante. Come in antichità, la sua locazione all’incrocio delle strade più importanti del tempo, divenne un punto di incontro di tutte le attività commerciali del nord della toscana, in oltre , la via Francigena che traversava l’Arno presso Empoli e proseguiva per la Valdelsa, l’aveva resa nota a tutti i pellegrini che dai paesi del nord Europa si recavano in pellegrinaggio in Terra Santa aprendo cosi una nova via commerciale. Potremmo senz’altro dire che l’attività principale di Empoli nell’ XI e XII secolo era il commercio. Non esisteva un nucleo abitativo vero e proprio e le abitazioni erano sparse disordinatamente nella campagna.

I commerci ed i traffici creavano ricchezza e sorse e nella popolazione stessa, il desiderio di unirsi, di avere una nuova chiesa, grande e bella che li rappresentasse  e li contenesse tutti,  che esprimesse il loro benessere economico e fosse polo di una nuova città. Il capitolo dei canonici empolesi, interprete della volontà cittadina, inoltrò alle autorità ecclesiastiche la richiesta  della “bolla”per la costruzione, un privilegio difficile da ottenere.

La tanto desiderata autorizzazione giunse nel 1059 quando fu eletto papa Niccolò II, al secolo Gerardo di Borgogna che era stato vescovo di Firenze fino all’anno precedente  e conosceva bene la realtà locale. Il capitolo ricevette la fondamentale bolla di privilegio che ne stabiliva l’autorità,  con la delimitazione del territorio di giurisdizione e le relative rendite e donazioni. Nonostante le molte richieste, Niccolò II fu molto parco nelle concessioni economiche ma accordò il privilegio alla piccola pieve di Empoli. Forse la comunità era esemplare e meritava un premio. La bolla è attualmente conservata nel museo della Collegiata, esprime i concetti della riforma, in un periodo che l’autorità dell’Impero minacciava l’autonomia della chiesa.

Alcuni anni dopo ebbe inizio la costruzione del nuovo edificio dedicato a S. Andrea patrono dei battellieri e traghettatori, che già da molti anni avevano una loro piccola chiesa dedicata al loro patrono., Il documento più importante della costruzione della chiesa, che risale al 1093, è quello inciso in versi leonini sulla facciata della chiesa all’altezza dell’architrave.

BIS NOVIES LUSTRIS ANNIS TAM MILLE PAR ACTIS AC TRIBUS

Due volte nove lustri   (90) più mille più tre.

L’iscrizione ci fa conoscere inoltre “tutti coloro che per essere cari a Dio e degni del cielo, attesero con cura e amore all’opera magnifica” ma dimentica il nome del grande artista che l’aveva ideata e compiuta.

I lavori si protrassero, come è normale per ogni grande opera perché ancora nel 1106 veniva usata una chiesa vicina dedicata a S. Giovanni Battista.

La desiderata urbanizzazione, già iniziata fin dall’inizio della costruzione della chiesa stessa, ebbe ulteriore sviluppo per opera dei conti Guidi, (1119)La signora Emilia, Moglie del conte Guido Guerra, promette e giura di contribuire per creare in Empoli un castello che riunisse il popolo e che aumentasse il loro potere e prestigio. I conti si accordarono col piovano Rolando, già incaricato della costruzione della chiesa, per favorire il definitivo trasferimento della popolazione sparsa nelle campagne adiacenti attorno alla nuova pieve. A ciascuno venne donato un lotto di terreno edificabile, che ancora oggi caratterizza la divisione fondiaria del centro cittadino, con l’obbligo di costruirvi e creare un agglomerato urbano capace anche di difendersi, cioè  un castello, promettendo con atto notarile, che se  le case venissero danneggiate o distrutte da eventi bellici o naturali, avrebbero pensato loro a riedificarle.

Fatte le vie e le case, gli empolesi decisero di difendere la propria città con una cinta di mura. La costruzione della cinta, poco alta e poco solida,ebbe come scopo principale quello di riscuotere tributi di entrata che non opera di difesa. Di fatto la prima esondazione dell’Arno la distrusse.

Politicamente, la lega empolese, composta dai popoli di  Empoli, Monterappoli e Pontorme, rimase equidistante dalle vicine repubbliche di Pisa e Firenze, rimanendo sotto la bonaria protezione dei conti Guidi.

Nel 1181 quando ormai la repubblica fiorentina era divenuta la massima potenza in Toscana e guerreggiava acquisendo sempre nuove terre, Empoli, colpito da una paurosa carestia, fece atto di sottomissione alla repubblica  fiorentina per riceverne aiuti immediati. In cambio convenne di dare aiuto ai fiorentini in tutte le guerre salvo quelle eventuali contro i conti Guidi.

Per la sua equidistanza fra Guelfi e Ghibellini, Empoli fu scelta come località dove si risolvevano controversie fra i vari stati e signorie della toscana.

La più importante di queste riunioni fu la dieta del parlamento ghibellino, ,avvenuta dopo la battaglia di Monteaperti (1260) vinta dai ghibellini senesi aiutati da un forte esercito tedesco inviato  in loro aiuto da Manfredi, imperatore in carica. In qell’occasione i convenuti decisero di distruggere completamente Firenze ma il valoroso ghibellino fiorentino Farinata Degli Uberti dissuase i convenuti da quel proposito passando alla storia come salvatore della propria città.

Un episodio che avvicinò molto la lega empolese alla repubblica fiorentina, fu l’aiuto che gli empolesi diedero ai fiorentini nelle battaglie che questi ultimi sostennero contro Castruccio Casrtracani signore ghibellino di Lucca, in particolare quando il Castracani attaccò ripetutamente la città di Empoli ,presidiata dai soldati fiorentini, senza riuscire ad espugnarla.(1336)

Dopo questi episodi i fiorentini furono generosi con la lega empolese concedendole alcune franchigie e ricostruendo le mura di cinta che come abbiamo visto, le precedenti erano cadute con un’ alluvione dell’Arno. Fu in questo periodo, sufficientemente tranquillo che la popolazione di ogni ceto ,riunita attorno alla propria chiesa, senti il bisogno di unirsi per svolgere quelle operazioni di misericordia, per aiutare i più bisognosi e dare sepoltura ai defunti. Ad Empoli presso ogni chiesa vi era una di queste associazioni chiamate comunemente “confraternite”. Presso la collegiata di S. Andrea,già nel 1340 era presente, fra altre, la confraternita di S. Andrea o Dell’Ospedale Che oltre alle opere di misericordia menzionate, disponeva di un ospedale con diciotto letti in via dei Neri e forniva una dote alle ragazze indigenti

La storia medievale di Empoli cessa definitivamente , assieme a quella della repubblica fiorentina, con l’assedio e l’espugnazione della città che i fiorentini avevano scelto come caposaldo di difesa per le sue fortificazioni sotto la guida di Francesco Ferrucci, da parte dell’esercito spagnolo di Carlo V Che riportò stabilmente al trono la famiglia Medici.

Nota a margine:
Divenuta Empoli un’importante città fortificata già dal XIII sec., fu ripetutamente attaccata negli anni intorno al 1315 da Castruccio Castracani che poté soltanto devastarne le campagne senza riuscire ad espugnarla. Solo nel 1530 la città cadde per un presunto tradimento interno/accordo col nemico dopo un lungo assedio da parte delle truppe imperiali spagnole di Carlo V. Le truppe imperiali però, grazie alla difesa organizzata da Francesco Ferrucci e guidata da Tinto da Battifolle, non erano state in grado di espugnare il castello ma l’allontamento del primo verso Volterra e la morte del secondo durante un attacco spagnolo furono il drammatico prologo all’espugnazione e al seguente saccheggio che praticamente decise la sorte della Repubblica fiorentina. Questo avvenimento è immortalato nella affresco del pittore fiammingo Giovanni Stradano o Stradanus nella sala di Clemente VII in Palazzo della Signoria a Firenze.

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