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Claudio Biscarini: Le carte segnate

Da diverso tempo, tra cultori di storia contemporanea e memorialisti , à invalso il metodo di presentare nei loro testi, senza alcuna distinzione gerarchica, documenti d’archivio, testimonianze orali e passi di opere edite senza citare rigorosamente le fonti (segnature, indirizzi e bibliografia). I motivi per cui adottano questo criterio errato possono essere di due tipi: evitare il controllo del loro operato o farsi orpello del lavoro altrui atteggiandosi a oculati ricercatori. Vogliamo ricordare a tutti che un libro di memorie in cui non si citano le fonti, presentando documenti già editi e riportando quasi in copia e incolla brani di altri testi, è un libro che non ha più niente di serio. Adottando questo procedimento si ottengono tre risultati negativi: non si valorizza il proprio lavoro di ricerca; si dà àdito al sospetto di aver saccheggiato studi altrui; si impedisce a chi volesse approfondire e ampliare la ricerca di poterlo fare.

Anche a noi è capitato e càpita tuttora di leggere testi in cui riconosciamo nostri contributi (non siamo così citrulli come qualcuno pensa), ma che l1autore del volume si guarda bene dal citare o dal virgolettare. Di ciò si lamenta anche qualche nostro caro amico, di quelli che hanno speso tempo e intelligenza per andarsi a cercare quel che gli interessava , solo per vederselo poi gabellato come originale in un altro lavoro di un tizio qualunque.

Vogliamo ricordare che non citare le fonti non solo è metodologicamente scorretto dal punto di vista scientifico, ma anche contro la legge.

Visto che le ricerche, se ben condotte, richiedono tempo, applicazione e danaro, ci preme affermare che, se finora siamo stati remissivi, il ripetersi di questi fatti ci costringerà, un giorno o l’altro, ad andare a “vedere” le carte genuine (se ci.sono) per distinguerle da quelle “segnate”.

E allora son dolori. Spesso, per fare cosa giusta, basterebbe veramente poco.

30 settembre 201 3

 

Claudio Biscarini

 

 

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