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Breve storia della Misericordia di Empoli – di Giorgio Giustarini

Nell’anno appena terminato, in occasione del centocinquantesimo anno dell’unità d’Italia, abbiamo voluto rendere onore ai nostri concittadini più illustri che furono protagonisti a livello locale e nazionale. Primo il marchese Cosimo Ridolfi che avremo occasione di rincontrare nella nostra storia, i fratelli Vincenzo ed Antonio Salvagnoli e non ultimo il Comm. Niccolò Vannucci Zauli che fu anche per moltissimi anni governatore importante per la nostra Arciconfraternita.

A partire da questo numero e nei prossimi tre  invece riporteremo una sintesi della nostra storia, dalle origini ai giorni nostri, evidenziando particolarmente gli impegni che l’hanno resa grande ed importante, per la sua disponibilità e le sue iniziative nei riguardi di tutti coloro che hanno bisogno.

Nel medioevo la fede si fece palese ed  in ogni paese o borgo si costruirono chiese  o cattedrali a seconda dell’importanza del posto. Presso ogni chiesa si formarono movimenti di associazioni laiche, chiamate compagnie o società, che si ponevano come fini principali, l’espletamento delle sette opere evangeliche di misericordia.

Empoli non fu immune da questi movimenti e dagli archivi  della Collegiata, si trova traccia di queste compagnie, una presso ogni chiesa principale fin dai primi anni del 1300. Evitando di fare un elenco delle compagnie e confraternite che si sono formate nel corso dei secoli, parliamo  della compagnia che è all’origine della nostra storia

Nel 1635, nel corso di un lungo periodo durante il quale la peste decimò la popolazione empolese, presso la Collegiata sorse “la Compagnia della buona morte”, con fini e compiti di assistenza ai poveri, agli infermi,  ai malati e la sepoltura dei morti. Questa compagnia, secondo un vecchi testo” Storia delle Misericordie in Toscana” di Umberto Patella, edito a Siena nel 1926,  aveva assorbito un’altra Confraternita, detta dell’Annunziata la cui fondazione risale al 1354 e che aveva per scopo il suffragio dei defunti ed il loro trasporto. Essendo questi gli stessi fini e compiti  specifici  della  nostra compagnia di Misericordia, possiamo  dire con molta certezza che noi discendiamo  da quella compagnia e che le nostre origini risalgono almeno al 1635.

Il 21 marzo del 1875 il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, emanò un decreto che prevedeva la soppressione di tutte le compagnie, congregazioni, congreghe, confraternite di qualunque nome e natura, perchè riteneva che alcune avevano perso lo spirito originale e subito un processo di degrado morale, rendendosi talvolta indipendenti dalla chiesa dove avevano avuto origini.

Il  giorno successivo, un nuovo decreto autorizzava  la  ricostituzione di una sola compagnia per parrocchia, con uno statuto unico imposto “sotto la dipendenza immediata del parroco, senza chiesa ne oratorio… ne capitali”.

Durante il periodo napoleonico, la chiesa fu bersagliata ed espropriata di molti suoi beni, molti religiosi furono allontanati dalle loro sedi e fra questi il sacerdote della Collegiata Giseppe Bertini  che era stato guida della Compagnia della buona morte, soppressa col primo decreto. Terminato questo travagliato periodo ,dopo che Napoleone era stato esiliato all’Elba’Elba, don Bertini tornò a Empoli e subito i fedeli si riunirono attorno a lui  per ricostituire la compagnia ed espletare il culto dei morti. La prima riunione degli aspiranti avvenne il 5 giugno del 1814 nell’abitazione di Luigi Lazzerini in vi S. Giuseppe. I convenuti decisero di chiamarsi fratelli, di far celebrare delle messe per i defunti al Camposanto e a tale scopo fecero una raccolta di soldi per far dire le messe. Le riunioni successive, che avvenivano regolarmente nella cappella dell’Annunciazione presso la chiesa di S. Agostino, ebbero come risultato la costituzione della Compagnia della morte o del Campo santo. Nel 1818 gli iscritti a questa compagnia, erano già 250 e chiesero di ufficializzare la loro posizione nei confronti delle autorità civili e religiose. Le suddette autorità richiesero i Capitoli con le linee guida della struttura ed il modo di governarla.

 Superata la parte burocratica, la prima riunione ufficiale con la presentazione dei capitoli ai fratelli, avvenne la terza domenica di quaresima dello stesso anno, nella chiesa di S. Stefano. Nei capitoli, fra l’altro, era deciso che i fratelli,nell’esercizio delle loro funzioni, avrebbero indossato una veste nera con cappuccio.

L’anno successivo, la compagnia era già autosufficiente economicamente ed organizzata, che chiese ed ottenne di costruire,  a proprie spese, una nuova chiesa, su progetto di Massimiliano Maestrelli, dentro il cimitero dei cappuccini, perché i fratelli partecipanti ai funerali ed alle messe funebri erano cosi numerosi che non trovavano posto nella piccola cappella esistente e col cattivo tempo il disagio era notevole.

Passato qualche anno, (1830) quando ormai la struttura della compagnia era ben organizzata ed efficiente, il consiglio manifestò il desiderio di confluire fra le sorelle della Misericordia che erano sotto l’alta protezione del Granduca ed appartenervi era un onore ed un riconoscimento di merito. Il passaggio fu molto lento e laborioso per i tanti ripensamenti fra i fratelli e le operazioni da compiere. La supplica al Granduca per ottenerne l’assenso, fu scritta dal Dott. Pio Pozzolini, la stesura dello Statuto dal governatore in carica G.B. Bogani e dai consiglieri Tiribilli e Vezzi che poi inviarono alle autorità civili e religiose per l’approvazione.  L’avvenuta cessazione della Compagnia della morte e la nascita della Compagnia di Misericordia,  si concretizzò  dieci anni dopo nell’assemblea il 29 luglio del 1841.

All’assemblea era presente il Marchese Cosimo Ridolfi, gonfaloniere di Empoli e massimo artefice dell’evento, che quell’occasione manifestò un progetto a lui caro; l’istituzione delle scuole pubbliche e degli asili, che più tardi realizzò anche con l’attiva partecipazione della Misericordia.

La  presentazione della nuova compagnia di Misericordia avvenne ufficialmente il 13 gennaio del 1842 nella sala del consiglio comunale alla presenza del Gonfaloniere Cosimo Ridolfi, del Vicario Regio Curzio Petri, del Proposto della Collegiata don Maestrelli e tutti i parroci del circondario. Il Vicario Regio si rivolse a tutti i parroci affinché invitassero i loro parrocchiani ad aderire numerosi alla Compagnia per essere disponibili a portare i malati e gli infortunati all’ospedale in modo che anche gli abitanti delle località più lontane “possano  godere  degli stessi  benefici dell’ospedale come ne godano i paesani.”

Alla fine della seduta, in conformità al nuovo statuto, passarono a votazione del primo Governatore e fu eletto all’unanimità “ l’eminentissimo” Tommaso del Vivo.

(per gentile concessione dell’autore G. Giustarini, già pubblicato su “L’Annunciazione”).

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