Vincenzo Chiarugi, Della Storia d’Empoli, Libro I° – trasc. di Carlo Pagliai

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CAPITOLO IV. Delle antiche Fortificazioni d’Empoli

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Un grosso, ed un ricco Castello, come era l’antico Empoli, e molto più un Castello di frontiera, come doveva esso considerarsi, o come vicino al confine Pisano per la parte di Firenze, o piuttosto come non molto remoto dall’Elsa al confine dei Fiorentini col Territorio di S. Miniato, aveva bisogno d’essere difeso dalle incursioni nemiche, ed in modo speciale nei punti più esposti, e di facile aggressione, mediante la posizione delle Strade, che nel di lui Territorio introducevano.

Ebbe già Empoli ad una certa distanza a Levante la Cittadella, la quale ai tempi della di lui distruzione tuttora esistendo diè asilo ad una parte dei suoi Cittadini, i quali ristabilirono in qualche modo un Governo (33). E che questo Fortilizio contro il parere del Manni esistesse non molto distante dal vecchio Empoli, sembra provarsi prima di tutto dal sapersi, che S. Lucia la di cui Chiesa dicevasi in Cittadella, attualmente è contitolare della Chiesa di S. Maria a Ripa, prossima ad Empoli vecchio, e che in conseguenza queste due Chiese esser dovevano vicine tra loro: come fors’anche dimostra la cronica XXXIII del Convento degl’Osservanti sotto l’istesso titolo, ove: « Cum apud Empoli Etruriae oppidum, atque in fluminis Arni crepidine situm, plures Ecclesias Atrox bellum adeo absunsisset, ut nullo pacto, vel certe satis difflculter post ipsius Empolitani Oppidi reaedificationem reparari possent ». Tra queste Chiese appunto si trova, che quella di S. Lucia, e quella di, S. Donato furono appunto riunite in quest’epoca all’anzidetta Chiesa di Ripa (34).

Se poi voglia ammettersi, che gl’antichi vocaboli ancor mantenuti dai luoghi, indicar possono ciò, che essi furono allorché il loro significato lo dice, bisogna credere, che sui confini Occidentali del Territorio Empolese, esistessero già dei Fortilizi interessanti, e opportuni.

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Tale doveva essere la Motta di sopra rammentata, che posta in riva dell’Arno presso Pagnana, e sulla strada Lucchese, appena due miglia distante dal vecchio Empoli potea contrastare il passaggio a chi avesse voluto invadere il territorio da questa parte. Secondo il Muratori (35) chiamavansi Motte dagl’Antichi Italiani alcuni Fortilizi costruiti in piano sopra un risalto di terra fattizio; ed in corrispondenza di ciò dai Libri della Comunità si rileva, che gl’Empolesi tenevano alla Motta un Presidio. E un simile Fortilizio fù certamente la Bastia siccome porta un tal nome. Piantato esso sù piccolo Colle isolato, in faccia alla strada Pisana, che sotto S. Miniato, e pel Poggetto rendevasi al Ponte a Elsa, lungi circa a due Miglia dal vecchio Castello, potea guardar quella strada, ed esser per Empoli d’un importanza incalcolabile.

Niuno peraltro di questi propugnacoli d’Empoli anno lasciato ai dì nostri veruna traccia della antica loro esistenza. I fondamenti della Bastia ànno probabilmente servito in base ad una grandiosa Villa degl’Orlandini di Firenze. Della Cittadella e della Motta non resta che il nome, e non si conosce neppure con precisione la vera, e precisa lor posizione. E molto meno abbiamo memoria ” alcuna del modo, e della forma con cui il vecchio Castello d’Empoli era stato immediatamente fortificato. In conseguenza abbandonando il pensiero di fare ulteriori ricerche a questo riguardo, potrà esaminarsi piuttosto come il moderno Empoli fosse in principio cinto di mura, e come in appresso, mediante l’aumento delle sue fortificazioni potesse avere acquistato il credito di vigorosa, ed imponente Fortezza, e di valido antemurale della Repubblica Fiorentina da questo lato.

È fuor d’ogni dubbio, che quando il nuovo Empoli fù costruito, fù cinto ancora di Mura. Non è però noto se questa costruzione fosse contemporanea o posteriore al primo getto del nuovo Castello, e molto men si conosce qual fosse la forma, che aveva il cerchio delle medesime Mura. È indubitato peraltro, che essendosi dati gl’Empolesi alla Repubblica Fiorentina, ed essendo le Mura d’Empoli in seguito rovinate, ebber bisogno d’esser rialzate, e lo furono infatti in una forma assai stabile, e forte, a seconda di quanto esigeva la più regolare Architettura Militare del tempo.

Fino dal primo dì di Novembre, e per tutto il dì 4 del mese stesso nel 1333 essendo caduta continua dirotta pioggia accompagnata dai più feroci oragani, avevan dato fuor dal loro letto i Fiumi tutti, ed i Rivi, restarono ovunque inondate trall’altre le Campagne Empolesi a tal segno, che in qualche luogo s’alzaron le Acque perfino all’altezza di dieci braccia. Quindi è che come per questa alluvione rovinarono in Firenze alcuni Ponti, a Pontorme crollò in parte la muraglia Castellana, e la Loggia del Comune (36) ; così non poche persone, e bestiami restaron sommersi, e case, e Ponti diversi furono rovinati; gran quantità di Mercanzie, di grasce, e di masserizie, rimase dispersa, e guastata, ed in fine le mura di Empoli furono rovinate in vari punti perfino dai lor fondamenti.

In tale stato d’abbattimento, e rovina eran rimaste per qualche anno queste Mura senzachè la Repubblica Fiorentina occupata si fosse della di loro riparazione. Quando nel 1336 il 5 d’Agosto Ciupo degli Scolari Nobile fuoruscito Fiorentino, e Capitano di Mastino della Scala avendo passato l’Arno verso Marcignana, e dato guasto al Borgo di S. Fiore, quivi vicino, minacciò Empoli in modo da far temere alla di lui Guarnigione, ed agli intimoriti abitanti la perdita inevitabile del mal difeso Castello, che poi restò illeso perché fù quel fiero nemico il dì 7 di detto mese, respinto, e disperso da quelle Truppe, che in fretta poterono mettere assieme i valorosi Fiorentini (37).

Da questo avvenimento vedendo il Governo quanta importanza potesse riporre nel dare a Empoli mezzi efficaci alla propria difesa diretti, ed a quello della vicina Capitale, concepì subito nuovamente il pensiero di nuovamente guarnire di Mura Empoli il nuovo, non senza conceder nel tempo stesso ai di lui Terrazzani immunità, e franchigie, e mettendo a contribuzione tutte le adiacenti popolazioni, che come suddite della Repubblica àvevan diretto interesse nella difesa di Empoli.

Fù in conseguenza immediatamente messa mano nel predetto Anno 1336 « a rifare» (siccome dice l’Ammirato) (38), che è quanto dire ad edificare di nuovo questo secondo cerchio di cui non sussistono inoggi, che alcune Porte, ed alcune Torri, che ne accrescevano la forza e la difesa; ma bene osservando la posizione di questi avanzi dee giudicarsi, che queste nuove mura furon piantate a poca distanza dall”altre già rovinate.

Per quanto nulla conoscasi delle Porte, che esser dovevano aperte nel primo cerchio, l’antica direzione delle due strade principali, che da Levante van parallele a Ponente, e quella della Via Senese, che le à sempre traversate da Mezzogiorno a Tramontana, sembra che mostri abbastanza essere stato Empoli, anche nel suo primo cerchio accessibile per sei Porte, due Orientali, e due Occidentali, poste cioè all’estremità delle vie Fiorentina e del Giglio, una Settentrionale e l’altra Meridionale all’estremità della via traversa Senese predetta.

Ora sù questi punti medesimi sembra essere nel secondo Cerchio stato stabilito un numero eguale di Porte ad una distanza assai piccola dalle antiche. Vien ciò provato dall’unico avanzo, che possa credersi essere stato ritrovato del primo Cerchio delle Mura nel 1805 nel farsi uno scavo sotto il non vecchio Oratorio di S. Giuseppe. Questo consiste in una porzione di una muraglia assai salda, diretta da Mezzogiorno a Tramontana, ed avente due aperture, che sembran troniere voltate in faccia a Levante, cioè verso Firenze. Imaginando perciò una linea tirata nella medesima direzione secondo l’indicazione delle Porte, può appena segnare tra questa, e la porzione di muraglia ritrovata una distanza appena di 60 braccia, lo che stabilir dee almeno da questa parte la differenza, che esister dovea trai primo, e secondo recinto.

Essendo poi le Porte superstiti di questo cerchio intieramente costruite di Calcistruzzo, e mattoni, bisogna creder che fossero le mura relative come lo sono ancora le Torri, che concorrevano a maggiormente fortificarle. E d’una simile costruzione esser dovevano quelle del primo Cerchio pur anche, come dimostra il saggio predetto trovato in S. Giuseppe, come lo furono quelle di Pontorme, e di Monterappoli, e come naturale; che siano quelle elevate in luoghi lontani dai Monti, che possan somministrar sufficienti pietrami.

Tre delle Porte di questo secondo Cerchio che esistono ancora, comunemente chiamate Torrioni danno ben chiara idea, ed adeguata della solidità di questo Cerchio di Mura, e di tutto ciò, che doveva concorrere a renderlo molto fortificato, e difeso. Egl’era secondo l’Ammirato (39) di forma ottangolare, per lo che sembra doversi intendere, che ei fosse tagliato a traverso negl’angoli, i quali altrimenti gli avrebbero dato la forma quadrangolare. E mentre due Porte a Levante, e due simili a Ponente da questi lati il munivano, aveva tre torri al Mezzogiorno, e tre a Tramontana, che da quei lati, equiparando la difesa, guardavano ancora la semplice Porta aperta in una estremità dei medesimi.

Delle quattro predette Porte principali formate in guisa di Torre abbastanza elevata, di bella proporzione, e d’ottima architettura, tre ancora ne esistono ai giorni nostri, due a Ponente, ed una a Levante. La quarta cioè l’Orientale dal lato di Mezzogiorno è stata già demolita per render la Strada Postale dentro Empoli meno pericolosa, ed angusta. Ciò non ostante dee credersi, che fosse di costruzione eguale alle altre, come dimostrano le poche traccie restatene.

La Porta o Torrione occidentale, che è dal lato di Mezzogiorno del Paese, quella precisamente, che è al termine della via Ferdinanda presso l’antica Casa dei Dotti o Patani, dicevasi anticamente la Porta dello Spedale, perché realmente fuori di essa esistevane uno di proprietà della Compagnia della Croce anzidetta (40) all’Ospizio dei Pellegrini destinato. Nella facciata esteriore della Torre e precisamente in una nicchia, che è sopra la Porta à fin dall’antico esistito una Statua colossale di Legno, esprimente l’Apostolo S. Andrea Protettore del Paese, la quale per altro mediante la lunga azione delle Meteore è inoggi intieramente deperita.

L’altra Porta che è verso Settentrione in faccia all’occidente, oggi Torrione degli Alessandri, ed al termine di via del Giglio, era chiamata la Porta al Noce, e quivi appresso prima che fosse questo secondo Cerchio inalzato, esisteva una via detta pur Via del Noce, la quale parallela, ed in mezzo alle due Strade principali indirizzavasi verso la Pieve, ed aveva il suo termine in Piazza, ove era già la Casa dei del Bianco.

La terza Porta o Torrione, che è posto all’estremità Orientale della via del Giglio predetta presso l’Orto del Granduca, oggi dei Bargellini, si trova descritto alle Decime insieme con una Casa, che dicesi posta nel Terreno del Toro, seppure non si doveva scrivere Torrione del Toro. L’altro Torrione con Porta, che già esisteva all’estremità Orientale della Via Ferdinanda fù già distrutto come si è detto, e di ciò che la riguarda non restano oggi notizie, che possano illustrarla.

Secondo il finquì detto, Empoli in conseguenza presentando un doppio ingresso tanto dal lato di Firenze, quanto da quello di Pisa, la Strada Maestra Fiorentina, appena 300 passi da Empoli si divideva in due strade divergenti, una che seguitava per imboccare nella via Fiorentina dentr’Empoli, e l’altra che dirigevasi verso il

Torrione del Toro, passando lungo la Casa dei Conti Guidi, che è sul Campaccio dal lato di Settentrione. E l’una, e l’altra Strada attraversava com’oggi traversa il Rio detto dei Cappuccini per mezzo di Ponti dei quali quello, che spetta alla via principale Fiorentina, è detto il Ponte della Tosse; l’altro fù in piedi perfino a poch’anni addietro, benché abbandonato come lo fù la sua strada, la quale peraltro è tuttora segnata dalla forma di un Campo intermedio, e dalla Coltivazione del Campo medesimo, che anche inoggi fà la figura di un bivio. Pare anzi, che fosse quest’ultima Strada abolita fin da quel tempo in cui fù costruito l’ultimo cerchio di mura attuali, giacché essa manca in una piccola pianta d’Empoli, esistente al N….. Filza….. nell’Archivio della Parte, ossia dell’Ufizio antichissimo dei Ponti, e Strade.

Per mezzo di queste due Strade potendosi dunque avere l’ingresso in Empoli, dopo d’averlo traversato dall’altre due Porte incontravansi pure per ognuna una strada convergente, e queste si riunivano presso S. Rocco, onde stabilire una nuova divisione nella Strada Lucchese, e nella Pisana. È stata sempre quest’ultima una continuazione di quella Strada, che per la Porta al Noce venendo in dirittura dalla via del Giglio traversa il Borgo di Empoli, e s’indirizza a S. Rocco. L’altra benché mal tenuta sussiste anche in oggi in mezzo a degl’Orti, e secondo gl’antichi vocaboli dovendo chiamarsi la via delle Chiassatelle, giunta a S. Rocco incrociavasi coll’altra, e come anche in oggi dava l’origine alla già rammentata Via Lucchese.

Per stabilire una facile, e pronta comunicazione tra le due Porte predette al di dentro del Paese, pare che fosse lungo le mura frapposte alle medesime, e dall’un lato e dall’altro aperto un vicolo della cui esistenza col nome di vicolo di S. Brigida tra la Porta dello Spedale, e quella del Noce trovansi delle traccie ben chiare nei Libri delle Decime, ed al Libro rosso della Compagnia della SS. Croce precitato.

Delle sei piccole Torri, che erano aggiunte alle mura di questo secondo cerchio pare, che una ne fosse piantata sopra ogni lato dell’ottangolo, che il taglio faceva dell’angolo respettivo, onde ridurre il quadrato originario in otto lati. E tre infatti di esse si sono vedute esistere anche ai dì nostri, ma di esse una sola sussiste oggi dalla parte di Mezzogiorno, ed in verso Levante nell’Orto che fù già dei Righi, vicino al moderno Spedale. Un’altra esisteva perfino a poch’anni addietro nel punto opposto, ma sempre a Mezzogiorno nell’Orto delle Benedettine, che fù modernamente demolita; come lo fù anche l’altra, che era di già di fronte a questa, ma a Settentrione, nell’Orto delle Domenicane. Ma nulla riman di notizia della quarta. Ciò non ostante in vista di tanta regolarità, e buon ordine, che si osserva nella già conosciuta posizione di queste tre, par che con tutta ragione si debba supporre, che un’altra dovesse esisterne all’altra estremità del muro Settentrionale, e precisamente nell’Orto dei Bargellini.

La posizione dell’altre due Torri, una delle quali doveva esser sulle Mura non è dimostrata per vero dire da alcuno avanzo che possa almeno far nascer qualche dubbio della di loro esistenza, e non vi sono memorie, o tradizioni che la contestino. È stato ciò fatto conoscer soltanto da qualche Stampa Tedesca, che rappresenta la veduta di Empoli preso dal lato di Mezzogiorno, la quale essendo di molto antico disegno, non fu in alcun modo posteriormente corretta. Secondo essa esisteva una Torre simile all’altre due da questo lato nel punto di mezzo tralle medesime, il quale ora corrisponderebbe a quel punto in cui sono gl’Orti già degl’Agostiniani; e in conseguenza per deduzione analogica debbesi creder, che altra simile ne esistesse dal lato di Tramontana, ove sono oggi gl’Orti dei Vanghetti, o dei Falagiani.

Che se le antiche, e prime Mura di Empoli avevano spesso fatto vedere ai Fiorentini la loro importanza nelle diverse occasioni di difesa, che s’erano presentate, come allorquando Castruccio Castracani Signore di Lucca avea fatto dei gran tentativi nel 1315, nel 1326 e nel 1328 (41) contro Empoli, e contro Pontorme senza potere arrivare ad impadronirsi del primo Castello predetto; ebbero molto più luogo di riconoscere quanto imponevano ai loro arditi nemici le nuove fortificazioni, mentre d’allora in poi nessuna Armata ebbe l’audacia d’avvicinarseli, quasi che Empoli fosse da ognun reputato inespugnabile. E tal lo credevan ristessi Fiorentini, giacché avendo le loro truppe guidate dal Tolentino, e da Michele da Cutignola di lor Capitani disfatto i Tedeschi, che erano comandati da Berardino della Cerda, mandarono a Empoli nel 1432, 160 Prigionieri di Taglia fatti sù quell’esercito, come in un luogo di forte, e sicura custodia.

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