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Vincenzo Chiarugi, Della Storia d’Empoli, Libro I° – trasc. di Carlo Pagliai

In onore e memoria di un illustrissimo personaggio empolese, ispiratore anche della denominazione del ns omonimo gruppo di ricerca, si pubblica la trascrizione digitale del testo sulla storia patrìa della città di Empoli, manoscritto dal celebre dottore Vincenzo Chiarugi (Empoli 17 Feb 1759 – Firenze 22 Dic 1820) medico italiano.
Tale testo è stato pure pubblicato dall’Associazione turistica Pro Empoli in uno speciale volume con titolo omonimo, 1984, che a sua volta riproduceva in via facsimiliare il testo originale pubblicato sul Bullettino storico empolese, vol. I (1959), p. 323-398.
Tanto dovevo, in ossequio al celebre medico.    Carlo Pagliai
Immagine in evidenza di dominio pubblico: http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Chiarugi

Leggi il Libro II di Della Storia d’Empoli di Vincenzo Chiarugi →

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Trascrizione testuale, nel rispetto dell’Art. 85 ter della L. 633/1941 (Diritto d’autore):

DELLA STORIA D’EMPOLI

Mentre l’onore e il dovere mi chiamano a sodisfare un debito sacro, e onorato da lungo tempo contratto con la vostra rispettabilissima Società, virtuosi miei Soci, penso nel tempo stesso di rendere un piccolo tributo di riconoscenza, e di lode a quella mia Patria, che avendomi data l’origine, formò i primi stami della mia educazione civile e Letteraria, e tanto m’incoraggi cogli esempi, e coi benefizi. Intendo di alluder con ciò alla Terra di Empoli, di cui imprendo a tesser la Storia Civile e Militare, Ecclesiastica e Letteraria. Questa di presentare ardisco alla Società questa sera, ed in altre adunanze in appresso continuerò a comuni-carvela, se vi piace, non come un dono di Voi meritevole, ma come un mezzo di preservar dalle ingiurie del tempo molti negletti, e sconosciuti tratti di Storia, che posson servire di lume, e di esempio alle Generazioni future.

O’ profittato a tal uopo di poche notizie, che sparse si trovano quasi per mero accidente nei Classici Istorici Fiorentini, e specialmente di quelle, che insieme raccolte da Anonimo Empolese, e manoscritte trovate dall’indefesso Giovanni Lami nella Riccardiana Biblioteca, furon da lui pubblicate nella prima parte del suo Odeporicon.

Ma ben vedendo, che queste servite non sarebbero all’uopo, ò procurato di averne delle più estese, e interessanti, novellamente estratte dai Codici, p dalle Pergamene le più singolari, e pregiabili, esistenti sopra tutto negli Archivi della Comunità, e del Capitolo. Ed ecco come io credo di essermi messo in grado abbastanza di compiere il mio impegno, e di scoprire la verità sù questo rapporto, essendo essa stata fin qui sepolta nella più grande oscurità, ed incertezza.

LIBRO I.  DELL’ORIGINE, E PROGRESSI D’ EMPOLI

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CAPITOLO I. Della Topografia, e dello Stato d’Empoli, e sue adiacenze

Empoli, Terra assai popolata, e che sempre à gareggiato con le più ricche, ed illustri della Toscana, secondo le più recenti osservazioni del P. Inghirami delle Scuole Pie, è posta a gradi 28, min. 37,09 di Long., a gradi 43, min. 26,06 di Lat, alla distanza di miglia 18, e mezzo da Firenze al suo Ponente, su quella Strada Regia e Postale, che dalla Capitale, conduce a Livorno. Che se vari Autori più antichi (1), e specialmente un Anonimo Empolese riportato dal Lami (2), anno scritto, che questa distanza fosse di 16 miglia, egli è perché così era difatto, prima, che in tempo della Reggenza del Conte di Richecourt fosse tracciata, e stabilita la strada del piano per Golfolina, ed in conseguenza abbandonata l’incomoda strada anticamente scorrente pel poggio di Malmantile.

Giace questa Terra nel centro d’una pianura amenissima, e sana, a sufficienza ventilata perché non troppo lontana, ne troppo vicina ai monti. Siccome osserva il Targioni Tozzetti (3) è di forma, quasi semicircolare di cui può dirsi, che l’Arno forma la Linea sottesa, per quanto non retta.

Questo medesimo Fiume infatti venendo obliquamente dall’ N. E. tanto alla Terra si ravvicina, che ne lambisce quasi le mura a Settentrione; e quivi presenta una larghezza non ordinaria, e di cui pochi esempi si anno nel lungo suo corso. Può anzi sospettarsi, che in tempi lontani molto da noi, tra il Settentrione ed il Levante d’Empoli, avesse l’Arno stesso un qualche ramo particolare, come dimostra il nome di Bisarnella, che anche ai dì nostri ritiene un luogo vicino alla riva del Fiume quasi a contatto delle mura attuali della Terra.

Offre perciò il Fiume Arno colla sua riva sinistra presso la Terra d’Empoli, un comodo scalo alle piccole Navi, che da Firenze a Livorno, ed in senso opposto scorrendolo, servono a trasportare comodamente, e le derrate, e le merci, a favorire, cioè quei baratti, che sonosi sempre fatti trall’opulenta Toscana, ed i Paesi oltremare.

Una tal circostanza, così vivamente favorisce il Commercio di questa ricca Terra, ed in modo speciale lo à reso sì attivo, e sicuro dopo le Leggi Annonarie dell’Immortal Leopoldo, che mentre circa 50 anni addietro la sola Parrocchia d’Empoli, unita ai sobborghi, offriva una Popolazione non molto superiore a 1100 anime, la stessa Parrocchia, oggi ne dà molte di più di 3000. Perciò in confronto d’allora estesi tratti di suolo presso alla riva dell’Arno una volta Campivi, vedonsi in oggi coperti di Case, recentemente costruite; e d’esse continuamente fabbricar se ne vedono delle nuove, che subito sono abitate. La povera popolazione della Terra, essendo modernamente obbligata ad abitare a piani, ed a quartieri, ed, in Case non molto grandi, il costume di circa a 40 anni addietro, e facoltosa essendo abbastanza per i guadagni, che il traffico grande le porta, cerca di dilatarsi di nuovo, e di vivere con agi maggiori.

Per questo stesso motivo, mentre le grandi Case erano rare in addietro, vedonsi di presente la più gran parte delle nuove fabbriche di buona, e moderna Architettura costruite, ed in esse riuniti i comodi, e l’eleganza per una grande Famiglia. Ogni potente ama d’avere una Casa, in suo proprio dominio : e quivi sovente sfoggiare si vede il buon gusto, ed il lusso delle Città le più nobili, e colte; perché non mancando in Empoli, e nelle adiacenze famiglie assai ricche, che solo il Commercio à elevate dal ceto, in cui erano nate, molte d’esse primeggiano oggi, sopra le più antiche, e non tanto potenti.

È l’adiacente campagna fertile tanto nella pianura, che nelle graziose colline, che la bordeggiano. Il piano è formato dai molti, e spessi depositi fattizzi sopra un Terreno palustre, e profondo; ed è perciò fertilissimo in granaglie, le quali vi rendono d’ordinario, il…. (4) per cento; ed in Vino non molto robusto, ma non disprezzabile. Son le colline ricche di Olio, ma più specialmente di vini, che (hanno) elogi particolari meritato dal Redi (5) e dall’Empolese Bartoloni (6) nei lor ditirambi. Poiché mentre quelle, che sono a Ponente, ed a Mezzogiorno, son quasi affatto argillose, ma sparse di corpi marini petrificati, e di strati di ghiaie, e di vene fluviatili, e quasi tutte tirate ad un istesso livello, quelle a Levante son sparse di qualche poco di Tufo, più o meno consolidato, ma sempre conservano, almeno di tratto in tratto, per principale carattere quell’Argilla cenerognola, che dicesi comunemente Mattaione, e che quasi in totalità risalta in esse dovunque.

Dalle eminenze di queste Colline facienti vaga ghirlanda alla Terra, le acque di pioggia, o di fonte al piano pendendo, passan piacevolmente ristrette, in rivi, e torrenti assai ben regolati, che il piano stesso traversano per lo più da Mezzogiorno a Tramontana. Ond’è, che delle lor torbe, avendo il Caso portato un vantaggio, o avendo gl’industri Coloni saputo profittare, operarono esse come continuamente succede anche in oggi, al successivo rialzamento del basso suolo, che sempre à formato, e che formava più anche in addietro il così detto Piano d’Empoli, il quale è esteso lungo la riva sinistra dell’Arno, tra la Pesa, e l’Elsa per ben sette miglia, tra Monte Lupo, e il Ponte a Elsa, e da Tramontana, a Mezzogiorno trall’Arno e le Colline per circa un miglio e mezzo.

Né solo il vocabolo di Padule, che ancora conserva una porzione della pianura appena un mezzo miglio distante da Empoli, al suo Mezzogiorno; né quello di Pantaneto, che già ritenne il luogo contiguo ove è oggi il convento dei Cappuccini, servir potrebbe per dimostrare l’antica esistenza di qualche palustre deposito d’acque, in quel punto; ma anche è ciò comprovato dalla natura del suolo di questa porzione di piano. Scavando infatti quivi la superficie del terreno ricco dovunque di parti argilloso, e perciò molto tenace perfino alla profondità di circa quattro braccia, s’incontra un terreno compatto, di color turchiniccio scuro, che là si dice Panchina, e che perfettamente al fondo d’un attuale, o di fresco asciugato Padule rassomiglia, e che ne dimostra l’origine.

Ma intanto bisogna ben dire, che a far quest’estesa colmata, molta saviezza, intelligenza, ed attenzione impiegassér gl’antichi abitanti di quel paese, onde diriger le acque dalle colline provenienti, in modo, da non permetter l’accesso alle materie pietrose, o ghiaiose, che tratto tratto sarebber potute discendervi, insiem con le torbe, all’occasione delle pioggie. Il suolo di questa pianura, nessun frammento presenta di un semplice sasso, o di ghiara, e sempre va rialzandosi col solo ajuto di buoni depositi. Perciò la pianura non è più tanto soggetta a frequenti inondazioni, come in addietro; e ciò molto più, dopoché i successivi rialzamenti, in gran parte operativi dall’una volta frequenti alluvioni dell’Arno, lo anno bonificato, e reso quasi affatto immune da tali disgrazie.

E qui, secondo l’osservazione dell’illustre Giovanni Targioni Tozzetti, è d’uopo di credere, che anche la stessa platea, nella quale fù l’attuale terra d’Empoli piantata fosse assai bassa anche nei tempi più antichi. Le abitazioni d’Empoli (dice il Targioni, ed almeno, è ciò vero di alcune delle più antiche, e volgari in diversi punti della Terra) « sono postate basse, ed almeno nella maggior parte di Esse entrandovi si scende, il che fà vedere, che la pianura d’intorno è stata colmata, e rialzata » (7) ; ed è certamente rialzato notabilmente ai dì nostri tutto quel tratto di campagna, che esiste tra Empoli e l’Orme, detto fino dal più antico tempo Naiana, quasi si fosse detto Paese delle Najadi, perché era già facilmente, e quasi continuamente sommerso almeno nell’inverno.

Ad onta peraltro di tanti impaludamenti ai quali andò ancor più nei tempi andati soggetta la pianura Empolese, è manifesto, che ebbero sempre quelli abitanti gran cura dei loro terreni, e che con tutto l’impegno, e col più grande disinteresse, ed industria ne procuraron lo scolo, ed il rialzamento. Di questa premura degl’Empolesi fanno fede i molti rivi, e gli ampi fossi aperti con arte, con argini molto elevati, e solidamente costruiti, onde condurli con arte somma, e per giri quanto bisogna tortuosi, e protratti a cercare uno scolo opportuno direttamente, o indirettamente nell’Arno; ma sempre in maniera da non permetter ristagno, che momentaneo, e-precario.

I principali di questi scoli sono al presente il Rio detto dei Cappuccini, ed il Fosso di Cortenuova al Levante di Empoli, il Rio di Cerbaiola, quello della Stella, e quello di Vitiana al di lui Ponente, e tutti regolarmente mantenuti, e scavati, secondo il bisogno, e dei quali quelli dei Cappuccini, di Cerbaiola, e della Stella sono sicuramente antichissimi, e dalla natura segnata per liberare il piano dell’Acqua delle Colline, e per raccoglierne quante avesser potuto concorrervi. Furono gli altri scavati ad arte con gran benefìzio, e immediato del Piano.

Quindi è che poch’acque, e soltanto ristrette in recipienti superficiali, ed angusti, avendo occasione di ristagnare per poco tempo, intorno al Paese, fu sempre il Cielo di Empoli in ogni tempo, ed in ogni stagione giudicato salubre, e perfetto; mentre all’opposto senza un efficace bonificamento del piano sarebbe egli stato malsano particolarmente a Mezzogorno, e a Levante. Furono solo gl’energici, e premurosi provvedimenti dell’Idraulica quelli, che tolsero sempre ogni occasione, ed ogni argomento di trista opinione sulla cattiva influenza di acque stagnanti, giacché non andò Empoli esposto per questa cagione giammai a quelle frequenti, e micidiali Epidemie, che propri (e) sono dei suoli palustri. Fù anzi Empoli stesso sovente l’asilo, e il refugio di molti malati, che nella purezza dell’aria, nella dolcezza del clima di Lui si sono portati a ricercar la salute, e la vita.

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