skip to Main Content

Una nuova recensione al libro “Empoli Scomparsa” – di Belinda Bitossi

riceviamo e pubblichiamo una recensione da Belinda Bitossi, che ringraziamo di vero cuore.

Il volume Empoli scomparsa si presenta come una raccolta di vecchie foto suggestive di luoghi e cose empolesi oggi perduti, un testo destinato al collezionismo degli amatori locali propensi all’abbandono nostalgico di fronte a quello che era un tempo e oggi non più. Così recita il titolo, almeno. E così avrebbe potuto pensare chi, alla vigilia della presentazione del volume, fosse stato raggiunto dalla mail dell’autore che invitava a prenotarne una copia in anteprima. Eppure.

Se conosci Carlo sai che questo libro non può essere “solo” un libro fotografico. Se lo conosci sai che la stessa maniacale passione che da anni anima le pagine web del sito Della Storia d’Empoli non poteva non imporsi anche nel suo primo libro, nel suo inevitabile e sudato confronto con la pagina stampata.

Accanto ad ogni foto un breve commento palesa la vocazione divulgativa dell’autore. Il volume si presta ad una lettura facile, ma non per questo superficiale: sono pagine sulle quali si torna, più e più volte, per scoprirvi ogni volta un dettaglio diverso.

Se il pubblico più âgées apprezzerà il fascino evocativo di certi scorci per molti ancora vivi nella memoria, la scommessa di Carlo è credo più ambiziosa: è quella di scrivere per i giovani empolesi che questi stessi scorci non li hanno conosciuti, per consegnare loro quelle testimonianze perdute su cui sono fondate le radici e l’identità di chi domani continuerà ad abitare questa città. Da qui il carattere connotativo del libro: guardare il passato con l’atteggiamento propositivo e anche un po’ spavaldo di chi non si arrende e pensa che molto si possa – e si debba – ancora fare. Sta nel nostro temperamento, il temperamento di una città per tradizione votata all’operosità, col suo commercio, l’industria, l’artigianato di qualità. La bellezza e l’arte. Tutti aspetti che si ritrovano nelle pagine illustrate di “Empoli scomparsa” dove Carlo mette in fila quasi due secoli di storia. Si va dalle vecchie vetrerie, con le loro ciminiere svettanti, alle confezioni storiche, dalla passeggiata elegante sul viale Cesare Battisti quando questo costituiva lo sbocco naturale verso il primo ponte ottocentesco sul Piaggione, alle vie del centro con i bar alla moda. E le chiese, i teatri, le piazze gremite nel giorno del mercato. Ci sono persino i musei a ben guardare, o meglio ce ne sono i presupposti.

A pagina 29 la foto del primitivo allestimento della collezione attira subito la mia attenzione: doveva mozzare il fiato quella esposizione costipata di capolavori nello spazio rettangolare della cappellina accanto alla ex Compagnia di San Lorenzo, prima che per loro fosse pensata una collocazione più ordinata nelle stanze dell’attuale museo della Collegiata.

Comincia da qui la mia “scelta del cuore”, quel gruppo di immagini che meglio rappresentano la mia percezione della città che abito. Dopo il museo c’è il ponte: non quello ottocentesco – di cui pure il libro presenta foto bellissime (si veda quella, molto poetica, con i navicelli) – ma il ponte nuovo, quello inaugurato nel dopoguerra che attraversavo tutti i giorni per recarmi a scuola, procedendo a singhiozzo nel traffico congestionato del pre-rotonde.

Tutto lo strazio della guerra lo ritrovo in monumento ai caduti, perduto a seguito dei bombardamenti del 1943, di cui non conosco altre riproduzioni. Una semplice ara a ridosso del terrapieno ferroviario di viale Buozzi, ma di fattura alquanto raffinata per quello che si può vedere. Sotto la base comparivano protomi leonine stravolte in un’espressione “urlante”: quasi un alter ego, con la loro tragicità, dei maestosi leoni di piazza Farinata.

E poi ci sono gli Empolesi! Bardati i a festa in alcuni scatti delle vie del centro, in pose impacciate di fronte all’obbiettivo di un fotografo della prima ora, con eleganti panama bianchi mentre assistono alle corse dei cavalli sul Piaggione o con gli abiti ed attrezzi da lavoro esibiti con orgoglio (vedi i macellai, gli operai, il cameriere bambino in divisa…).

Belinda Bitossi

pontorme

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top