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S. Agostino: Convegno sulla copia caravaggesca del S. Giovanni Battista nel deserto

Empoli, 11 aprile 2015 – di Filippo Cioni

E’ una delle più belle opere di Caravaggio, universalmente riconosciuta tale dagli esperti di arte, il “San Giovanni Battista nel deserto”.  Attualmente l’originale si trova nel museo di arte di Kansas City, negli Stati Uniti. Eppure al mondo ne esistono almeno sette copie conosciute di buon livello, con diverse e controverse attribuzioni. Gli empolesi forse non lo sanno ma una di queste è patrimonio della nostra Empoli e della chiesa che meglio la rappresenta: Santo Stefano degli Agostiniani, dove è tornata dopo un lungo restauro durato due anni.

Sant'Agostino presentazione copia caravaggio (1)

La copia caravaggesca empolese – foto di Filippo Cioni

Oggi  si  è tenuto un convegno – “Da Caravaggio, il San Giovanni Battista Costa e le sue opere” – che ha celebrato l’avvenimento alla presenza di importanti specialisti del settore.
Il dipinto “empolese” è confluito nel patrimonio della chiesa con la donazione di monsignor Giovanni Marchetti nel 1823 che lo portò in città direttamente da Roma. Era illeggibile prima del restauro (reso possibile dal contributo del Rotary Club di Empoli e dalla Cassa di Risparmio di San Miniato), ma adesso può far sfoggio di sé all’interno della cappella Zeffi.

Sant'Agostino presentazione copia caravaggio (2)

Il convegno – foto di Filippo Cioni

Il convegno è servito per presentare gli studi ed i risultati del recente lavoro di restauro, diretto dalla dottoressa Maria Cristina Gnoni Maravelli della SBAPSE di Firenze Pistoia e Prato ed affidato a Sandra Pucci.
L’evento ha avuto inizio coi saluti di presentazione del Governatore della Misericordia di Empoli Pierluigi Ciari e dell’assessore Caponi; a moderare gli interventi c’era Bruno Santi, storico d’arte e direttore dell’Opificio fiorentino delle Pietre Dure e poi Soprintendente; sono intervenuti tra gli altri anche l’attuale Soprintendente di Firenze, Prato e Pistoia, Ing. Anna Pelagotti di Art-Test, lo storico d’arte Walfredo Siemoni assieme a Mina Gregori e Maria Cristina Terzaghi dell’Università di Roma 3.
Nel pomeriggio sono intervenuti Roberta Lapucci e Marco Masseti che hanno approfondito alcuni aspetti particolari dell’opera.

Studiosa di arte di livello internazionale, la Terzaghi ha spiegato come Caravaggio dipinse l’originale del San Giovanni tra il 1604 e il 1605 che poi fu acquistato del banchiere Ottavio Costa. Di questo dipinto ne furono realizzate diverse copie e gli studi hanno rivelato che la tela “empolese” è una riproduzione di alta qualità per la sua esecuzione, particolarmente nel volto del santo.
Sulla datazione i relatori non hanno escluso che il dipinto possa essere addirittura coevo all’originale conservato a Kansas City.
Più difficile individuarne l’artista, quasi sicuramente un seguace del caravaggismo: i tratti, le pennellate e anche le tecniche pittoriche farebbero supporre questo.

Secondo gli approfonditi studi svolti dalla stessa Terzaghi, si sa per certo che il Costa era molto geloso dei dipinti che possedeva, ma permise comunque che fossero realizzate delle copie da parte di pittori di cui si fidava e dei quali aveva il controllo, copie che in seguito il banchiere regalava o tratteneva nei possedimenti di famiglia.
Oltre alla copia empolese in Italia se ne conservano altre due: una si trova al museo di Capodimonte (Napoli) e l’altra al museo di Albenga in Liguria.

Filippo Cioni

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