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Paolo e Carlo: alla ricerca del “piato d’inopia”…

Ci capita, spesso e volentieri, nel pubblicare gli articoli che Giuliano ci manda, d’incappare in qualche termine desueto, per non dire misterioso e oscuro, che vi affiora, messo lì, può essere, a tradimento, per metterci alla prova di comprensione. Carlo è architetto e Paolo ha il liceo classico del 68, quando tutto si faceva meno che studiare. Siamo ignoranti di termini che sfiorano il latino e il greco e che suppongono saperi giuridico legali, frequenti e noti solo nelle aule dei giudizi.

Ma siamo, vivailsignore, curiosi, e con la voglia e la buona volontà d’imparare. Ma questa volta è stata dura: “piato d’inopia“… ma che vuol dire?

Ci siamo divisi il lavoro: Carlo i testi nostri, dal Lazzeri al Chiarugi, dal Pogni al Figlinesi, lo zibaldone a tutto tondo di ricordi empolesi di recente acquisito in formato digitale e che abbiamo ereditato dal grande Mario Bini, che per primo si sobbarcò la trascrizione dall’originale. Paolo il resto del mondo, a partire dalla Crusca, di sponda con i libri antichi resi disponibili dalla pazienza dei canadesi e degli americani (googlebook e compagnia), per perdersi ad libitum nell’immenso mare del web, dove confondersi e sbagliar strada è tutt’uno.

E questa volta i risultati ci sono, ci pare, e li condividiamo con i nostri lettori e compagni di via, contenti e satisfatti per questa volta di aver, quel poco, sbrogliato il matassone… e, quale cagnoli scodinzolanti che riportano al padrone la palla scagliata apposta lontano, manderemo all’Avvocato due righe con le nostre fatiche. Vediamo se questa volta ci dice bravi o ci piglia, benevolo e come sempre, per le mele…

E allora, ecco i risultati:

Carlo:

Dal Figlinesi:
1058 – Niccolaio Cilotti d’Empoli: piato d’inopia ai Conservadori di Legge a nome de’ figlioli per la dote della madre, che fu Teresa di Ceseri Palmerini di Montaione, del mese di agosto 1741, e della Lisabetta, fanciulla e sorella di detto Niccolaio, al Magistrato de’ Pupilli di Firenze, in detto mese di agosto 1741.

1789 – A dì 27 maggio 1748 il dottor Niccolaio del già Leonardo Pistolesi mostrò il piato d’inopia ai birri di Mercanzia venuti da Firenze per gravarlo per scudi cento dieci per Giovanni Sanesi.

Paolo:

“Piato” dovrebbe essere participio passato dell’antico verbo “piatire”, che sta per “contendere in giudizio”; quindi, per estensione, “lite giudiziaria e controversia legale”. O viene diritto sparato dal latino “placitum”, che sta per decisione o sentenza. Nel termine delle carte che gli avvocati stendono a difendere una causa compare sempre la frase di rito: “piaccia al Sig. Giudice, rigettata ogni altra…”

Insomma, se non è zuppa, è pan bagnato.

“Inopia” è più facile, sfoglio il mio ascendente Ottorino Pianigiani, giudice e letterato, e trovo subito:

“inòpia= lat. INOPIA da INOPS, genit. INOPIS – senza mezzi, comp. della partic. IN per non e OPS -genit. OPIS – ogni mezzo per fare, e quindi forza, potenza, ricchezza, aiuto. Mancanza di mezzi, Povertà, Miseria, Bisogno. Contrario di Pulenza.

E infatti, unendo le due parole e frullando su diversi motori alla cerca, ecco qui gli esempi:

Galileo Galilei
LE OPERE – VOLUME XV – CARTEGGIO 1633

pag. 90

La Lucretia Mariani, mia nipote, partorì un bambino la mattina della Santissima Nunziata, e sta bene lei et il bambino; e la mia nuora partorì un’altra bambina: ricchezze de’ poveri huomini. Quanto a mio fratello, tribola più che mai, e si ritrova quella povera casa in pessimo stato. La mia cognata più tempo fa haverebbe volsuto fare il piato d’inopia per levarsi quel moschaio de’ birri tutto il giorno per la casa: ma perché ci andavano circha d. 50 di spesa, di qui è che Cosimo più volte supplicò di farlo per povertà, e sempre tornò un Non altro, perché mai hanno usato i Principi far tal gratia, mentre la dote passa d. 500, e questi anco [….] gran favori e mezzi: o pensi questa, che fu d. 2000. Ma io ci messi la mano, supplicai, parlai e finalmente ottenni la gratia, conforme al mio desiderio, ché non ci era chi lo potessi credere, già che non ce ne era esemplo. Finalmente, Dio lodato, mi riuscì; et adesso si litiga con il Sig.r Giulio Mariani, quale teme di non perdere il podere che li fu consegnato per dote: ma questa non è la mente nostra, ma sì bene di mantenerli quanto li fu promesso legittimamente.

pag. 141

Quanto a mio fratello, si finì con l’aiuto di Dio il piato d’inopia, e fu consegnato alla Sig.ra Cassandra sua consorte la casa, insieme con tutte le masserizie che vi sono drento, per d. 1650, sì che detta Sig.ra Cassandra resta creditora di d. 350, per li quali potrebbe ferire il podere di Ganbassi, consegnato al Mariani.

Quindi si trattava di una procedura legale per nulla rara, che veniva richiesta e utilizzata da chi si trovava impossibilitato a pagare i propri debiti.  Serviva per “levarsi di torno i birri tutto il giorno per la casa”, equiparati oggi alla sempre invisa Equitalia, che ne ha ereditato i compiti e i metodi, e finire in mano a livelli di giudizio meno rapidi e veloci, con il tempo di gestire situazioni magari solo temporanee e occasionali, di mancanza di pecunia contante.

O no?

 

 

 

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