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Le mie osservazioni al Reg. Urbanistico 2013 di Empoli – di Carlo Pagliai

In seguito alla disamina delle mie osservazioni al Reg. Urbanistico avvenuta nella seduta del Consiglio comunale del 28/10/2013, ne pubblico i contenuti in versione estesa omettendo le sole parti propositive di natura puramente tecnica. 
La riposta alle osservazioni (controdeduzioni, ndr) è stato un mix di “parziale accoglimento” o di “respinto in quanto non pertinente” per lo strumento urbanistico di Empoli.
Concordo in buona con le controdeduzioni che ho sentito leggere in aula dal Dirigente dell’Uff. Tecnico, d’altronde prevedevo questo esito fin da quando ne avevo iniziato la stesura: era interesse invece cogliere questo particolare fase di revisione del Regolamento Urbanistico per fornire un profondo contributo di ripensamento e miglioramento allo stesso Regolamento Urbanistico, soprattutto di ammodernamento concreto ai nuovi temi di Pianificazione Territoriale.
E’ mio parere, considerato il vigente contesto nazionale di crisi, aggiornare tutti i Piani Regolatori del Circondario E/V (e/o Unione dei Comune) facendo un unico Piano Strutturale circondariale di area vasta dove siano inseriti con precisione nuovi temi come il “Consumo del Suolo”, la “Rigenerazione urbana”, “Piano dei Flussi e Trasporti”, la “Perequazione fondiaria” e la ripresa dell’agricoltura quale soluzione dei problemi di dissesto idrogeologico, tematiche discusse dal mondo accademico da decenni e ora non più differibili o ignorabili dal mondo politico e amministrativo. Le prossime Giunte comunali del Circondario dovranno essere preparate su questi temi strategici, i prossimi hanno ancora qualche mese per prepararsi a qualche approfondimento.

Motivo per cui pubblico le osservazioni.
In primo luogo le pubblico in quanto sintetizzano un percorso di ricerca urbanistica e territoriale complesso, offrendo anche spunti propositivi che spero siano colti da qualsivoglia amministrazione comunale vincente le elezioni 2014.
In secondo luogo, a vedere (e rivedere) il filmato del C.C. 28/10/2013 dalle 18.16 alle 19.16, emerge interesse e curiosità da parte di tutte le opposizioni presenti in aula ma al contempo lascia perplesso il silenzio totale della Maggioranza in aula, quasi sintomatico di assenza di curiosità.
La curiosità, cari consiglieri, è il motore della ricerca, della scoperta e del miglioramento.
Senza la curiosità, non c’è crescita;
Chi vuol assurgere a ruoli politici deve avere curiosità da vendere perché la curiosità genera la cosa che manca ovunque da decenni: la lungimiranza.
Con ciò, concludo e pubblico le mie osservazioni.
                                                                                                                       Carlo Pagliai

OSSERVAZIONI
PREMESSA GENERALE

Intendo soffermarmi sul solo Ambito della conservazione e del restauro (Centro Storico di Empoli): nella stesura del testo coordinato del “secondo” R.U. si coglie il tentativo di rianimare il secolare nucleo urbano con lievi modifiche rispondenti a modeste manovre tattiche contingenti, ma non si prevedono ( o io non le ho colte) strategie di lungo periodo per riqualificare e ridare vita ad un centro ormai disanimato.
Perché disanimato? I centri storici sono frutto di una secolare, o millenaria, sedimentazione di relazioni e rapporti umani col territorio; nessuno, salvo poche menti lungimiranti quanto inascoltate, avrebbe potuto prevedere la velocità e l’intensità dei fenomeni di cambiamento che dal secondo Dopoguerra hanno preso avvio e che con sfumature ben diverse sono in atto e acceleranti. Queste fenomeni di trasformazione urbana, espansioni, rururbanizzazioni, sprawl o tutti i termini ormai desueti dalla letteratura urbanistica, sintetizzano la profonda alterazione e snaturizzazione del rapporto uomo/territorio. E’ mio modesto parere dire che il cambiamento epocale in corso, ormai già identificato dall’immaginario collettivo come “Crisi”, sia solo immagine di certe scelte errate ma di cui esula la presente trattazione.
Il Centro storico di Empoli ha cominciato il suo percorso di snaturizzazione a partire dalla fine degli anni Cinquanta ovvero da quando il primo PRG 1956 dettava indirizzi per delocalizzare alcune funzioni all’esterno. Legittime e commisurate, per l’epoca e dimensione urbana.
E’ bene anche esulare sugli aspetti relativi a cambiamenti della popolazione avvenuti per motivi ben complessi, in particolare alla costante sostituzione di abitanti “autoctoni” avvenuta durante la seconda metà del Novecento (e ancora in corso) per le diverse ondate migratorie, i cui effetti hanno portato a creare una “casbah-zione” o “ghettizzazione” del centro storico.
Piuttosto conviene soffermarsi sulle scelte pianificatorie e urbanistiche attuate e previste per questo ambito urbano, che hanno accelerato e in talun casi, avviato alcuni aspetti della sua de-valorizzazione.
Partiamo da un banale confronto “all’americana”: vi sembra che il centro storico di Empoli, dal punto di degrado, commistione di attività e presenza di immigrati, servizi, infrastrutture, eccetera, sia paragonabile a quello di Pontedera ? Dubito.
Tuttavia la stessa città, per dimensioni, caratteristiche, ubicazione, storia locale (e partitica) è molto simile a noi; ma il suo centro, ancorché colpito dalla Crisi come tutta l’Italia, ancora riesce a mantenersi attivo e ha saputo mantenere un orario di vita anche nel periodo notturno, cosa che invece il C.S. di Empoli ha perso da molti decenni.
Praticamente è divenuto un dormitorio, la cui vita avviene al solo piano terra dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00.(orario commerciale generico).
A metà anni Novanta circa fu coniata o sbandierata l’idea del Centro Commerciale Naturale, un buon slogan solo fine a se stesso e autoseppellitosi di lì a pochi anni per ragioni complesse.
Ma arriviamo “ab substantiam”. Le recenti politiche di pianificazione urbanistica e del traffico, a mio avviso, hanno attuato scelte non condivise più volte dallo scrivente, scelte spesso aborrate da commercianti e residenti; un brevissimo quadro di sintesi: delocalizzazione della Coop in Via Ridolfi soprattutto della parte alimentare, realizzazione della città commerciale oggi nota come Centro*Empoli, attuazione di un Piano del Traffico che penalizzava pesantemente i “city-users” (Cfr. Serena Vicari Haddock), il pessimo intervento di
Piazza della Vittoria che oltre ad essere uno “stupro” architettonico e urbanistico, è riuscita a togliere quel poco di funzione aggregativa che manteneva indisturbata da quasi un secolo.
Complice di queste scelte errate sono state anche le “non scelte” relative a mancate occasioni di ristrutturazione urbanistica relative ad alcuni “contenitori urbani”, pensiamo alla vicina Ex Vitrum, il Palaexpo, il Plesso dello Spedale Vecchio, il plesso dell’ex edificio ASL in Piazza XXIV Luglio, eccetera.
Quello che preme far osservare, che proprio nello strumento urbanistico primario del R.U. dovrebbero confluire, coordinarsi e raccordarsi (veramente) tutte le politiche urbane e territoriali, che divenisse una vera “cabina di regia” capace di trainare e sollecitare tutte le scelte di settore, come traffico, lavori pubblici, servizi pubblici, verde urbano, eccetera.
Si coglie pure l’occasione per ribadire quanto già detto pubblicamente in precedenza: si auspica la redazione di un “Master Plan-Strutturale” ovvero un Piano Strutturale di area vasta coincidente col Circondario e si spera quanto prima della nascenda Unione dei Comuni: fin dalla Legge Fondamentale del 1942 si auspicava la formazione di Piani intercomunali, evidentemente l’allora Legislatore Fascista aveva visto da lontano i benefici, prendiamo esempio dalla Legislazione e attuazione Urbanistica dell’Olanda.
NOTE DI MERITO GENERALE.
Tenuto conto che sul quotidiano Il Tirreno, edizione locale di Empoli qualche settimana fa fu pubblicato un articolo che, citando uno studio di Tecnocasa, indicava la presenza di ben 4833 alloggi invenduti o sfitti, salvo maggiore correttezza dei dati per cui vado a memoria. Ma a parte i numeri, gli ormai omnipresenti cartelli vendesi e affittasi portano ad evincere che l’offerta di alloggi è ben superiore alla domanda. Detto questo, lo scrivente si domanda il perché il nuovo RU insista a prevedere discrete zone di espansione in alcune aree della città, soprattutto in presenza di una discreta molte di “micro-PUA” sparsi, e soprattutto in presenza di diverse volumi da recuperare, piccoli e grandi.
Si capisce l’impellente necessità del Comune di ri-attivare i PUA e le scelte di espansione, d’altronde esso paga il prezzo di un prolungato periodo di vacanza all’assessorato all’urbanistica, quindi in questo senso si condivide la scelta adottata di dare priorità assoluta al nuovo RU.
Si auspica allo stesso tempo che cominci prima possibile il percorso di redazione revisionale o sostitutiva del Piano Strutturale, in cui siano inseriti i nuovi canoni di sviluppo locale autosostenibile e perché no, sia coraggioso da inserire nello Statuto dei Luoghi il concetto di Decrescita Felice, e che vada in direzione del blasonato slogan “Cemento zero”. E’ l’ambiente ha chiederci ciò.
OSSERVAZIONI AL II° REGOLAMENTO URBANISTICO: N.B: D’ORA IN AVANTI PER SEMPLICITÀ SI FA RIFERIMENTO AL TESTO COORDINATO DEL RU.
1) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: Si può solo concordare sulle politiche e prescrizioni urbanistiche tese a preservare, tutelare e salvaguardare l’edificato dei Centri Storici di Empoli, Pontorme e Monterappoli; tuttavia devo fare una seria osservazione a questa linea adottata, e finalmente si parla di tutela e rischio archeologico. In primo luogo il Comune di Empoli dovrebbe commissionare un approfondito studio storico sugli edifici siti nei Centri Storici, ormai lo scrivente ha consultato nutrita documentazione d’archivio per affermare che sia non esaustiva, ma sufficiente per redigere un “Quadro Conoscitivo del Patrimonio Urbano”, facendo anche una seria indagine di rilievo fotografico e di schedatura degli edifici, revisionando profondamente gli studi già effettuati nei primi anni ’80 dal Fu Francesco Arch. Violanti, se non vado errato; da allora il progresso tecnologico, architettonico e la legislazione urbanistica ha fatto passi
da giganti, ma anche la ricerca documentale storica li ha fatti. Per evitare malintesi, ritengo non utile proporre in futuro l’apposizione del vincolo dei Beni culturali, credo sia sufficiente una profonda indagine come anzidetta, allo scopo di “cristallizzare” e accertare lo stato dei luoghi da cui procedere come punto di tutela, non solo degli spazi pubblici e visibili, ma anche e soprattutto degli spazi privati e nascosti. E credetemi, molti di essi sono ancora pieni di tesori materiali, posso dimostrarlo. VARIAZIONE RICHIESTA: redigere un “Quadro Conoscitivo del Patrimonio Urbano” con schedatura degli edifici siti nei Centri Storici.
2) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: sempre sul Centro Storico di Empoli, apprezzando gli sforzi e i tentativi di tutelare e preservare i manufatti dell’edilizia militare medioevale (mura) tuttavia il Comune dovrebbe integrare il R.U. con la redazione di un inventario fotografico e di rilievo sommario dei relitti delle mura medioevale dell’ultima Cerchia, non solamente le porzioni visibili pubblicamente, ma anche quelli rimasti chiusi all’interno di cortili privati e accerchiati da costruzioni e casematte in appoggio. VARIAZIONE RICHIESTA: redigere un “inventario documentale e fotografico” delle strutture murarie e fortificazioni medioevali-
3) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: si suggerisce di revisionare totalmente la schedatura dei siti e manufatti di rilevanza ambientale e/o storico culturale (Art. 100), soprattutto alla luce del progressi normativo urbanistico, del progresso tecnologico/impiantistico, delle innovazioni di vasta portata in campo strutturale e del restauro. In particolare l’Art. 100 annovera tre gradi di protezione. Si vuole attirare l’attenzione sugli edifici di grado 3 ovvero quelli di cui interessa la <<conservazione dell’involucro esterno e degli elementi strutturali interni>>; per mia personale esperienza si sono riscontrati alcuni edifici con questo grado 3 (spesso in territorio aperto ovvero ex poderi, fienili e annessi), e intervenire su questi in ossequio al grado 3 rendeva antieconomico l’intervento stesso per i maggiori costi derivanti da prescritti obblighi di adeguamento strutturale, impiantistico, illuminazione e aerazione, isolamento termico, senza contare che la totale rimozione di certe patologie insite in questi edifici è difficile se non con particolari tecniche (costose) e mi riferisco a salinità e umidità di risalita. Tecniche operative che difficilmente vanno d’accordo con le ben più severe e vigenti normative strutturali post 2009. Si propone quindi l’inserimento di un ulteriore grado di protezione “4” in cui sia prescritta la <<demolizione con fedele ricostruzione di sagoma planivolumetrica, materica, forometria, il tutto salvo modeste variazioni plani volumetriche motivate da adeguamenti normativi sovraordinati e previa severa indagine urbanistico/architettonica corroborata da documentazione fotografica o addirittura da fotopiani>>. L’idea e l’esigenza è quella di mantenere la stessa sagoma esteriore “come era e dove era” tuttavia la demolizione e ricostruzione sul piano dei costi, fattibilità e qualità dell’intervento è indubbiamente migliore. Certo, l’inserimento del suddetto grado “4” di protezione può solo avvenire con la revisione e riclassificazione della schedatura degli immobili di rilevanza ambientale Storico culturale. VARIAZIONE RICHIESTA: redigere un “Quadro Conoscitivo del Patrimonio del territorio” con schedatura degli edifici siti esternamente ai centri storici, pertanto nei centri abitati e nel territorio aperto, compreso quelli che ormai trovasi inghiottiti nelle aree produttive.
4) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: ancora una volta si è persa l’indispensabile occasione di stendere un Prescrittivo Piano del Colore almeno relativo al Centro Storico di Empoli, per evitare l’uso di colori impropri e per tutelare il decoro delle facciate e del contesto; inoltre dovrebbe essere integrato e perfezionato con specifico abaco degli infissi ed elementi vari apponibili o sostituibili in centro storico (con molti esempi fotografici), e salvaguardando anche le pochissime insegne storiche ormai sopravvissute(Es. la secolare Farmacia Castellani). Non sarebbe neppure una cattiva idea che il Piano del Colore venga dotato di un capitolo relativo alle insegne da installarsi in futuro, diversificandole da quelle installabili esternamente
al centro storico. VARIAZIONE RICHIESTA: redigere un Piano del Colore e delle insegne relativo al Centro Storico di Empoli.
5) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: art. 51 TESTO COORDINATO – AMBITO A DESTINAZIONE D’USO DEFINITA. È giustamente normato con quattro ambiti A1,A2,A3,A4; i primi tre danno prescrizioni di destinazione d’uso <<diverse dalla residenza>> ad eccezione dei rispettivi piani dal suolo; il quarto ambito (A4) invece si smarca dalla predetta logica e fuoriesce recitando che <<è consentita la destinazione d’uso commerciale in tutti i piani dell’edificio>>. In tal senso non si capisce se la destinazione consentita (commerciale) sia l’unica prevista, o se vi siano eccezioni come quella residenziale. Da una semplice disamina della Tav. 1.47, salvo mio errore, mi sembra di evincere che l’unico edificio che risponda alla campitura A4 sia l’ex Coop in Via Ridolfi, e non si capisce il motivo per cui vi sia una tale limitazione di uso solo a questo edificio, quando al contempo è stata estesa l’attribuzione dell’ambito A3 ad edifici che hanno ben altre configurazioni d’uso consolidate. VARIAZIONE RICHIESTA: A mio avviso l’Ambito A4 dovrebbe essere sostituito dall’ambito A3.
6) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: TOLLERANZE ESECUTIVE NELLE COSTRUZIONI. Si constata l’assenza di riferimento qualsiasi per le tolleranza esecutive di costruzioni, e probabilmente codesto Comune intenderà inserirle nel redigendo Regolamento Edilizio. VARIAZIONE RICHIESTA: inserire il seguente sottoparagrafo, con l’auspicio che venga inserito e/o coordinato con le definizioni e parametri urbanistici trattati nel R.U.
Proposta tolleranze, Cfr. Reg. Edilizio di Firenze Artt. 54 e segg:
1. Nell’esecuzione di opere edilizie di qualsiasi tipo, salvo quanto diversamente imposto da leggi o normative specifiche, sono ammesse le seguenti tolleranze di costruzione rispetto alle misure nominali contenute nel progetto:
– per lunghezze fino a mt. 2,00: ± 5%
– per lunghezze oltre a mt. 2,00 e fino a mt. 6,00: ± 2%
– per lunghezze oltre a mt. 6,00: ± 1%
– per altezze fino a mt. 5,00: ± 2%
– per altezze oltre a mt. 5,00: ± 1%
2. Per le altezze interne dei singoli vani e per le altre altezze prescritte da norme regolamentari di carattere locale, è consentita in ogni caso una tolleranza di ± cm. 2, ferme restando le altezze minime fissate dal D.M. 5 Luglio 1975 che sono per loro natura inderogabili; parimenti sono inderogabili le disposizioni in materia di distanze minime dai confini e tra fabbricati stabilite dal D.M. 1444/1968. 3. Per le parti che risultassero prive di esplicita quotatura sul progetto approvato, sempre che non sia possibile desumere la quota mancante in via analitica, è ammessa una tolleranza di ± cm. 10 rispetto alla lettura rilevata sul supporto cartaceo in scala 1/100, nel rispetto degli allineamenti grafici e della congruenza del disegno.
7) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: Art. 8.15 SUPERFICIE ACCESSORIA punto n (i sottotetti)
…omissis…
8) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: Art. 11.12 . …omissis…
9) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: ART. 18.4 – …omissis…
10) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: ART. 18.4 – …omissis…
11) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: Art. 18.10.3 …omissis…
12) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: Art. 46 Modalità di intervento. In fondo a pag 84 del Testo coordinato al capoverso “ambito della terza cerchia muraria” dovrebbe contemplare l’obbligo di redazione di alcuni elaborati. VARIAZIONE RICHIESTA: in caso di interventi, si prescrive l’obbligatorietà della produzione di documentazione fotografica dettagliata con panoramiche e dettagli, illustrante in alzato e planimetrie lo stato di fatto delle porzioni residuali delle fortificazioni medioevali, e se presenti, presentare specifico rilievo architettonico in pianta, sezioni e prospetti in scala 1:50, eventualmente corredati di fotopiano.
13) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: Art. 51 ambiti a destinazione d’uso definita.
Facciasi riferimento al capoverso di pag 89 del Testo coordinato inizia con <<i frazionamenti di unità immobiliari a destinazione residenziale>> eccetera. L’articolo rivoluziona pesantemente quanto finora statuito in merito. Si è totalmente contrari alla suddetta norma che consenta nei Centri storici frazionamenti di esistenti alloggi con nuove unità aventi <<superficie utile netta media non inferiore a 50 mq>>. Infatti tale norma potrebbe consentire per esempio il frazionamento di un alloggio di circa 100 mq in due derivate unità di 30 e 70 mq utili netti. Se proprio si intende agevolare il frazionamento di alloggi di grandi dimensioni, quanto meno è sufficiente prescrivere la soglia della superficie minima utile delle unità derivate a 55 mq; inoltre invito a riflettere che questo genere di adeguamenti possa suscitare o peggio ancora avviare eventuali contenziosi all’interno dei palazzi posti in centro storico relativi all’introduzione/adeguamento impiantistico e delle fosse biologiche, con probabile infattibilità sul profilo impiantistico, acustico, igienico-sanitario per illuminazione e scarichi acque reflue, anche sul piano dell’aggravamento delle servitù attive/passive. Ve l’immaginate cosa può succedere all’interno delle corticine anguste dentro i palazzi? Ho già visto diversi contenziosi in materia. VARIAZIONE RICHIESTA: sostituire <<superficie utile netta media non inferiore a 50 mq>> con <<la soglia della superficie minima utile delle unità derivate a 55 mq>>.
14) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: Art. 75.3 …omissis…
15) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: Art. 75.4 …omissis…
16) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: Art. 75.4 …omissis…
17) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: OSSERVAZIONI AL PUA 1.1 PALAEXPO. In primo luogo non si concorda che la superficie fondiaria del Pua 1.1 possa comprendere una bella fetta di spazi pubblici come Piazza Guido Guerra e Viale Battisti, forse surrettiziamente per far apparire una densità edilizia media invece che elevata; esulando sulle funzioni proposte, non si concorda neppure con gli elevati indici di utilizzazione fondiaria e neppure con le altezze massime e i piani fuori terra consentiti. La superficie Lorda massima ammessa (10.000 residenziali e 7500 non residenziali), anche a fare un conto a spanna, implicherebbero l’insediamento di 10.000 mq/SUL / 80 mqSUL/alloggio = 125 alloggi quadrilocali, quindi 125 alloggi x 3 persone = 375 persone. Immaginare di insediare in questo punto circa 400 nuovi abitanti, al di là che andrebbero ad accumularsi alla già assai eccedente offerta immobiliare, rischiano di incrementare eccessivamente il carico urbanistico e umano di un’area assai densamente trafficata e vissuta, col rischio di diminuire tra l’altro uno dei pochi parcheggi pubblici. Quest’area si trova in adiacenza al crocevia
infrastrutturale più trafficato, infatti vi è la statale 67 (est-ovest) e la strada provinciale del nuovo ponte (nord-sud). Non si concorda tra l’altro neppure su tale disponibilità volumetrica in quanto posta anche sull’unico cono visuale rimasto libero a nord e perfino sull’Arno, andando quindi a tappare la ventilazione e la permeabilità verso il fiume, pure compromessa dall’effetto di cesura dell’elevato traffico veicolare. Si osserva inoltre, che essendo tale area di sedime ricavata dal prosciugamento e successivi riempimenti di riporti (tra cui strati di macerie belliche di Empoli), per tale area con edifici a 20 ml in gronda occorreranno notevoli palificate profonde, che dovranno andare al di sotto del normale livello del fiume. Si sappia fin d’ora che una fitta palificata necessaria per questa tipologia di intervento può seriamente alterare il ciclo idrogeologico di reciproca alimentazione falda fiume/suolo, con conseguenze al momento non diagnosticabili. Ma adesso si osserva pure che tale intervento si scontra con i tanti bei discorsi sbandierati più volte dalle precedenti Giunte sul “Parco dell’Arno” di cui Benigni è stato testimonial; l’attuale A.C. intende forse privilegiare e riqualificare così la sua sponda della “Città delle due rive” ? La risposta non può essere la realizzazione di blocchi alti 20 ml fuori terra proprio lì, dove di fronte vi è tra l’altro un’edilizia storica secolare nata sulla previgente sponda del fiume anteriore all’interramento parziale del fiume. Si discorda totalmente pure sull’aspetto del paesaggio urbano, che vedrebbe apparire un “murone” proprio lungo l’Arno: chissà come saranno contenti di vedere ciò gli abitanti di Spicchio, che dal loro lungarno potranno ammirare un qualcosa che somiglierà ai palazzoni/stecca del quartiere di Serravalle. Per questi motivi si chiede la totale revisione di questo PUA con una versione progettuale che possa contemplare l’azzeramento dell’attuale Palaexpo, antistorico quanto sottoutilizzato e bisognoso di manutenzione, e il ripristino della storica funzione di quello che era, e dovrebbe tornare ad essere, ovvero il “Piaggione”, un bel prato e area di respiro per la città. VARIAZIONE RICHIESTA: per il momento porre la destinazione di verde pubblico attrezzato e parcheggi sull’intera area del PUA, azzerare completamente le indicazioni del PUA in proposta e sostituirle con un PUA finalizzato alla riqualificazione dell’intera area da mantenersi e destinarsi a mero spazio pubblico, cercando quanto possibile di fare un progetto coordinato con l’adiacente infrastruttura SS. 67 allo scopo di migliorare la permeabilità visiva/funzionale col fiume, recuperando quanto possibile il rapporto città/fiume e tra le sponde.
18) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: OSSERVAZIONI AL PUA 1.5 OSPEDALE VECCHIO.
La detta Scheda Norma relativa al PUA 1.5 prevede tra gli elementi prescrittivi punto 5.b il collegamento del complesso con Via Ridolfi e Via Roma, e con Via Ridolfi e Via Paladini; queste due distinte ipotesi sono riunificabili nella prima in quanto comprende anche la seconda, quindi ridondando; si capisce che l’intenzione progettuale preveda la realizzazione del “corridoio” tra Via Ridolfi fino a Via Roma, passando per la piazzetta prospiciente l’ingresso principale dello Spedale da Via Paladini. Tale indicazione è per certi aspetti antistorica, ma soprattutto paventa difficoltà e incertezza di risultato. Perché “Antistorica”: Via Paladini, già Via dello Spedale e già Via che va alla Diacciaja sembra che fino alla fine del ‘500 comunicasse proprio con Via Ridolfi sfondando ove una volta c’era la Porta Giudea (Cfr Il territorio empolese alla fine del XVI secolo, W. Siemoni) ma la realizzazione di un terrapieno murato comportò la chiusura della via con proteste degli abitanti; non vorrei entrare in contraddizione con quanto scritto poc’anzi, tuttavia reputo fattibile il collegamento tra Via Ridolfi e Via Paladini solamente da due ipotesi: la prima, rimuovere l’esatta metà del terrapieno tra l’edificio del Torrino e lo Spedale (terrazzo con superfetazione) previa indagine e saggi con studi archeologici per analizzare le strutture esistenti, soprattutto il corridoio collegante la base del Torrino allo Spedale, oggi usato come ingresso all’Università di Empoli; la seconda ipotesi che ho sentito ventilare ad altri ma che trovasi suggestiva, è quello di creare una sorta di passaggio coperto dentro l’edificio del Torrino, doppiando la metafora del “chiassetto dei frati” rinominato di recente Vicoletto di Santo Stefano. Vorrei che si tenesse conto di incertezze di risultato e le difficoltà su entrambi le direttrici di collegamento (da Via Paladini verso Via Ridolfi e da Via Paladini verso Via Roma).
In entrambi le direttrici vi è il concreto rischio di effettuare due ripide scalinate più somiglianti a quelle di Piazza di Spagna a Roma a causa della non indifferenza differenza di quota fra le due strade e la Piazzetta davanti lo Spedale Vecchio, non per nulla ci sono circa quattro metri di dislivello rispetto alla modesta distanza orizzontale. C’è un secondo aspetto che riguarda la direttrice verso Via Roma, ovvero un elevato rischio archeologico, ovvero vi è il fondato rischio che durante le operazioni di scavo ed esecuzione del collegamento lato “terrapiano e inferriata” in Via Roma si possa imbattere nelle fondazioni delle due ex torri di “Mastio” e di “Diacciaja”, ben presenti nella mappa catastale leopoldina 1820, e si trovano proprio sull’unico corridoio fattibile. Terzo aspetto, non dimenticate che dagli stessi scavi si possa imbattere anche nelle porzioni residuali dell’ultima cerchia muraria, tranciata ad una certa quota, e interrata dalla stessa quota in giù (circa 4 ml dal piano strada di Via Roma). Ci tengo pure a sollevare un dubbio sfuggito alla scheda norma in proposta e per il quale al momento non posso dare notizie più precise, ovvero c’è il rischio di trovare durante gli scavi anche alcune porzioni del bastione angolare sud-est, un gemello di quello ancora superstite nel giardino delle suore della SS. Annunziata: non vi sono certezze se sia stato completamente smontato per il successivo bastione voluto da Cosimo I° per la guerra verso Siena. Per maggiori approfondimenti si rimanda alla visione della mia Tesi “Spedale Vecchio San Giuseppe di Empoli: Analisi e ipotesi di riqualificazione in polo universitario” discussa per la Laurea in Architettura presso la Fac. Di Architettura di Firenze il 22/09/2010. Caso mai aprirei alla mia ipotesi di sfondare Via Luigi Paladini in senso longitudinale fino a Via Giovanni da Empoli, riqualificando l’intero spazio interposto tra il blocco “vecchio” dello Spedale (fatto a U) e l’ala “umbertina” che corre lungo Via Roma, per capirsi parlo dello spazio oggi occupato da superfetazioni varie e la centrale termica. VARIAZIONE RICHIESTA: abolire il comma “B” del punto 5 oppure condizionarlo ad approfondite indagini storiche e archeologiche, con saggi di preverifica.
19) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: NOTE IN MERITO ALLA LEGITTIMAZIONE URBANISTICA DEGLI IMMOBILI. Si propone l’acquisizione digitale della tavola grafica illustrante le <<zone in cui sussiste l’obbligo della licenza edilizia>> quale tavola integrante del RU e/o del P.S. tra l’altro è redatto in condizioni tali che consentono una sua georeferenziazione in sistemi GIS. Si precisa che lo scrivente ha già acquisito la stessa con scansione digitale della detta cartografia. Colgo pure l’occasione per da recenti ricerche in Archivio Storico è emerso che il Reg. Edilizio del 1951 approvato con Delibera n° 104 del 14/07/1951 con articolo 63 disponeva l’obbligo di licenza edilizia anche per le <<case rurali>>. VARIAZIONE RICHIESTA: acquisire e approvare con piena efficacia e senza riserva alcuna la tavola delle <<zone in cui sussiste l’obbligo della licenza edilizia>> quale tavola integrante del RU e/o del P.S. Se è necessario, lo scrivente la presenterà su richiesta della A.C.
20) OGGETTO E CONTENUTI DELL’OSSERVAZIONE: NOTE IN MERITO AGLI ASPETTI PROCEDURALI: In attesa della revisione della Legge Regionale 1/2005 di cui si auspicano alcune novità attese, tra cui una differenziazione relative a certi abusi e procedure di accertamento di conformità (Sanatoria “giurisprudenziale” ndr), si propone all’A.C. l’inserimento in questo RU di un’apposita procedura per alcune fattispecie di abusi. Allegasi apposito Allegato n° 2 sulla nuova “sanatoria giurisprudenziale” afferente la recente approvazione della Delibera 40/2012 del Comune di Firenze e relativa ad una consolidata giurisprudenza, citata nello stesso articolo; VARIAZIONE RICHIESTA: introdurre e applicare la procedura di non “applicazione” e “irrorazione” sanzioni verso abusi edilizi per edifici dotati Autorizzazione all’Abitabilità rilasciati dal Comune in epoca anteriore al 1994, per i motivi meglio esplicati nell’allegato n° 2, ovvero applicare la stessa procedura di cui alla Delibera 40/2012 del Comune di Firenze.

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