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La mancata “secessione” di Sovigliana e Spicchio verso Empoli del 1957 – di Carlo Pagliai

Ancora oggi molti se lo domandano: <<PERCHE’ SPICCHIO E SOVIGLIANA NON FANNO PARTE DEL COMUNE DI EMPOLI?>>

Eppure tale dilemma fu affrontato nel 1957, quando ancora le suddette frazione erano due modesti nuclei di case ben distanti tra loro, e divise da una notevole piana agricola ancora ben coltivata a mezzadria caratterizzata dal seminativo arborato; nella piana spicchiese il Rio dei Morticini era libero e non constritto tra le case e muri di cemento com’è oggi, e vi era ancora il famoso arginone che tagliava in due la stessa piana parallelamente al Rio. Ciò si può notare meglio osservando una foto aerea del 1953 presso l’IGM.

Nel 1957 alcuni cittadini spicchiesi e soviglianesi costituirono un Comitato popolare Pro-Spicchio e Sovigliana, e il quale depositò una relazione illustrativa a firma di alcuni <<elettori e contribuenti per la separazione di dette frazioni dal Comune di Vinci e per l’aggregazione di esse al Comune di Empoli>>.
La domanda si fondava sul R.D. 383 del 1934 che consentiva alle “borgate e frazioni di essere distaccate da un Comune ed aggregate ad uno contermine, quando la domanda sia fatta da un numero di cittadini che rappresenti la maggioranza numerica dei contribuenti e che sostengano almeno la metà dei tributi locali”.
Sembra che anche nel 1938 ci fu un’analoga iniziativa assunta dal fiduciario di zona del Partito Nazionale Fascista, ma non andò a buon fine in quanto non rispettava la “ratio” del suddetto regio decreto, ma al contrario venne fondata sul quadro prettamente di sommario sviluppo industriale.

La domanda del 1957 invece venne sostenuta affrontando quattro punti  sostenitori , con i quali sostenevano che l’aggregazione volontaria verso Empoli non avrebbe cagionato danni al restante territorio di Vinci, infatti essi erano i “motivi di ordine storico, di ordine turistico, di prestigio e di autonomia.
1) storico: i fattori amministrativi economici e sociale predominano sul distacco verso Empoli;
2) turistico: non sono legate al capoluogo da alcun nesso;
3) prestigio: al Comune di Vinci di recente è stata riconosciuta la qualifica di Città per aver dato i natali a Leonardo;
4) autonomia: viene sostenuto al parag. 5 che il restante Comune di Vinci avrebbe vita autonoma;

La domanda del suddetto Comitato si basava principalmente ad illustrare i vantaggi derivanti dall’aggregazione ad Empoli, in particolare migliori servizi pubblici e infrastrutture, miglior collegamento tra le due sponde, e se proviamo a contestualizzare tale iniziativa, dobbiamo tener presente che il ponte “vecchio” di Spicchio fu ricostruito e inaugurato il 31-12-1953, e sulle due rive si cominciava a sentire il vento nuovo di quello che sarebbe stato il boom economico.

La domanda fu presentata al Comune di Vinci e alle Autorità provinciali e nazionali, e in contemporanea si costituì il Comitato per l’Integrità territoriale di Vinci, il quale si oppose aspramente all’istanza dell’altro Comitato per l’aggregazione a Empoli.
I principali motivi fondanti le opposizioni erano i medesimi di quelli della domanda, ma di verso opposto. In primo luogo viene eccepito l’autonomia funzionale e di bilancio del Comune di Vinci e vengono illustrati alcuni dati di cui sarebbe interessante farne approfondimento, ma nella eccezione viene fatta una precisa simulazione statistica delle entrate e delle spese, facendo una sorta di valutazione costi e benefici come si fa oggi nei progetti urbanistici, e viene precisato punto per punto i problemi gestionali che Vinci si sarebbe dovuta sobbarcare.
In secondo luogo viene eccepito che la possibile aggregazione ad Empoli si sarebbe propagata per attrazione alla “Città” anche ad altre frazioni limitrofe, insinuando che gli abitanti di Collegonzi, Petroio e San Donato “minacciavano” di avviare procedure analoghe di aggregazione ad Empoli. Addirittura, lo dico ironicamente, alcuni passi “rinfacciano” ed elogiano i servizi pubblici esistenti e i recenti ammodernamenti eseguiti dal Comune di Vinci, e inoltre sostengono che al capoluogo verrebbe “sottratto” un lotto INA Casa per averlo fatto nella Piana di Sovigliana. C’è anche un’interessante citazione sul “Trattato di Geologia e Idraulica” di Leonardo, la quale rammenta agli abitanti “secessionisti” che la loro terra ebbe origine dal “taglio di Colle Gonzoli deripato dal fiume Arno che il suo piede consuma”.
Non solo: rammenta e invita gli abitanti di Spicchio e Sovigliana a ripensare che perderebbero il vanto di essere concittadini della Terra di Leonardo.

Non appena avrò trovato documenti probanti l’esito amministrativo di questa iniziativa del 1957 vi farò partecipi, ma l’esito lo conosciamo, Spicchio e Sovigliana pur essendo “de facto” una conurbazione solidale con la città di Empoli, amministrativamente sono ancorate al Comune di Vinci. Nel bene e nel male.
A mio parere operare oggi tale iniziativa avrebbe effetti ancora più complessi e impattanti per i due Comuni, e sarebbe assai difficile nell’attuale contesto di Crisi economica.
Favorevole o contrario all’aggrazione verso Empoli?
Sarei favorevole solo di fronte ad un serio percorso pianificato per l’integrazione e miglioramenti di servizi, infrastrutture e urbanistica, tant’è vero che si parla della “Città delle Due Rive”; rive però che non “parlano” tra loro, si fronteggiano, si guardano, ma non dialogano. L’occasione persa di riconnettere le “due città” secondo me ha un simbolo ovvero il Piano Regolatore di Empoli del 1956, il quale nella tavola 13 disegna e progetta la Grande Empoli con tre ponti ravvicinati tra loro: uno era quello storico (ex leopoldino ndr), il secondo era quello all’attuale ospedale nuovo ma progettato più a monte, e il terzo era progettato in Via Cavallotti a Spicchio.

Si riportano le foto scattate dal Caponi e presenti nella relazione del Comitato popolare Pro Spicchio e Sovigliana:

 

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Per maggiori approfondimenti si rimanda alle due fonti:
http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/fulltext/opus/020/cop.htm

http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/fulltext/opus/006/001.htm

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