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Il nuovo ospedale di Empoli: un porto per la salute – Silvano Salvadori

Silvano Salvadori
tratto da “Il segno d’Empoli”  78/2008 –p.20-21

Non si vuole entrare nel merito del valore tecnologico della struttura ospedaliera di Empoli e del complesso e infuocato dibattito sulle scelte effettuate. Ci limiteremo ad alcune considerazioni architettoniche.
E’ vero che per tali strutture il valore architettonico potrebbe essere non al primo punto delle scelte, ma è comunque un valore aggiunto che non può non essere preso in considerazione.
Le zone limitrofe all’Arno sono state oggetto di due importanti interventi urbanistici: quello dell’edilizia popolare di Serravalle ed appunto la zona ospedaliera.
Ogni tecnico sa che questi terreni presentano insidie non secondarie sia a livello statico che igienico.
Le prime hanno prodotto costi notevoli per le fondazioni; ma all’origine la scelta di investire in queste aree aveva avuto una motivazione economica: relativamente bassi erano i costi di acquisto e di esproprio. L’economia spesso guida il buon senso, invece che viceversa.
Non vogliamo fare i romantici pensando che lungo l’Arno sarebbe stata bene un’ampia zona verde per ritrovare l’affaccio su quel segno che è il primo sigillo ambientale di un territorio: il fiume.
Le normative urbanistiche sono originali a volte. La legge Galasso prevedeva che si dovesse lasciare una fascia di salvaguardia di 150 metri lungo i corsi d’acqua, ma badate bene, questa norma vale al di fuori delle aree urbane; quindi contrasta l’eventuale pastore che volesse costruire una rimessa per il fieno o il contadino che dovesse costruirvi un capanno. E’ ammesso invece arrivare sull’argine con un intero quartiere o con la megastruttura dell’Ospedale.
Altre norme prevedono che non si debba offendere l’impatto delle colline con ampliamenti di alcune finestre delle case coloniche, ma non è ritenuto rilevante che le case coloniche di pianura spariscano e che edifici di otto piani si ergano in fronte ad esse. Ed egualmente prevedono che si debba conservare le texture dei tetti in cotto vecchio in campagna, ma che si possano proporre al riflesso del fiume bianche pannellature prefabbricate.
Certo alle nutrie e alle talpe avrà fatto effetto la sicurezza degli uomini nell’invadere il loro territorio, e non è di fuori che stiano pensando ad una rivincita.
I nosocomi un tempo si costruivano in collina, ma l’aria ora è ovunque inquinata ed anche le zone boschive dell’Appennino si irrorano dei veleni provenienti coi venti dalle aree industriali del nord.
A volte si fa un errore e il più delle volte questo traccia una strada in cui far camminare i successivi. Tale è stato nel dopoguerra il tracciato avvolgente della SS. 67 sull’Arno, che ripeteva a nord il taglio del centro abitato fatto dalla ferrovia a sud, rinnovato dalla Fi-Pi-Li, con la bilanciata distribuzione a est ed ovest delle zone industriali, con la conseguenza che oggi Empoli è accerchiata.
Ricordo che c’era un’antica ipotesi più collinare per l’ospedale, in area non urbanizzata, ma più centrale rispetto al territorio.
Da quelle parti è sorto il Centro Commerciale della grande distribuzione, ottimamente collegato, ma con svincoli in cui un tempo avrebbero trovato posto un paio di unità poderali (non so chi li progetti, ma a chi ha disegnato quelli di Montopoli e verso il ponte all’Indiano gli andrebbe data a forza una medaglia… con una fionda di precisione).
Pare che l’urgenza di arrivare velocemente ai centri commerciali, per placare le nostre vanità, prevalga sull’urgenza delle ambulanze che portano clienti all’ospedale; ma provvedendo all’una si è dato un aiuto anche all’altra; addirittura, vedendo i recenti lavori della rotonda in via Boccaccio, si poteva pensare che si razionalizzasse ancor di più l’uscita dalla bretella, che proviene dalla superstrada, per un veloce accesso all’ospedale stesso; ma la  via si perde in un parcheggio e quindi rimarrà il brutto svincolo di Avane.
Passiamo ora all’architettura.
I progettisti sbagliano spesso i blocchi degli schemi distributivi di un progetto con la forma architettonica definitiva e così il cartesiano ragionamento banale del computer sostituisce la fantasia dell’uomo.
Un progetto è qualcosa di molto diverso dalla semplice distribuzione funzionale delle attività che si dovranno svolgere nell’edificio; esse sono la prima traccia, ma il tema finale è un complesso dialogo fra risorse, mezzi tecnologici, strutture, empatie ambientali e benessere psicologico.
L’architettura ospedaliera nel mondo ha raggiunto livelli altissimi e anche non lontano da noi il nuovo Mayer si presenta con un linguaggio convincente. Si dirà: ma quello è fatto per i bambini e la fantasia è un’ottima medicina!
Ma quando si è malati non si ridiventa forse bambini? Non si ha bisogno di sentirsi avvolti nella serenità dell’aria e delle nuvole vaganti nel cielo? La malattia non è una brutta novella di cui attendiamo il lieto fine?
Qui siamo accolti da una pretenziosa pensilina malata di elefantismo e c’è da pensare che basterà un po’ di vento a renderla inutile per proteggerci dall’acqua.
La nostra Università sta lavorando ad un progetto per rendere di nuovo navigabile l’Arno; forse la futura navigabilità potrà portare ambulanze-motoscafi a saltare il traffico caotico delle strade per giungere a questo nuovo porto della salute?
Certo riconosciamo l’impegno di dotare l’area dell’empolese-valdelsa di una moderna struttura sanitaria, ma forse un pizzico di pazzia non avrebbe fatto male ai progettisti.


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