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I fratelli Pagliai, due eroi sulle acque impetuose dell’Arno – di Paolo Santini

Spicchio sull'ArnoI fratelli Pagliai, due eroi sulle acque impetuose dell’Arno – di Paolo Santini

Nei giorni fra il 18 e il 19 gennaio del 1863 il piccolo borgo di Spicchio subì una grave inondazione dell’Arno, una delle innumerevoli e funeste alluvioni. In un contesto di estrema povertà e miserevoli condizioni furono molti i gesti di solidarietà, ma uno in particolare brilla per il coraggio di chi mise a repentaglio la propria vita per salvarne altre; furono i fratelli Pagliai. Oggi conosciamo quel gesto da alcuni documenti, come questa “Lettera del Comune di Lastra a Signa al gonfaloniere di Vinci”: «Volendo dare un contrassegno di riconoscenza ai generosi fratelli Pagliai del villaggio di Spicchio i quali, con grave pericolo della loro vita si avventurarono in mezzo alle gonfianti acque dell’Arno nella notte del 18 gennaio decorso per salvare, come di fatto salvarono, Pietro Luchini e Zelindo Tozzi di questo comune i quali trasportati dall’impetuosa corrente sopra un mal sicuro fodero stavano per annegarsi […] Il consiglio stanzia la somma di lire 80 […]». All’aridità di questo documento fa riscontro un altro documento, questa volta si tratta di una delibera del Consiglio Municipale di Vinci: «Il sig. gonfaloniere richiama l’attenzione del Consiglio sul fatto magnanime compiuto circa le ore 5 pomeridiane del 18 gennaio stante dai fratelli Benedetto e Luigi Pagliai di professione navicellai dimoranti nel popolo di Spicchio e quali presso che nudi della persona entrati in un piccolissimo barchetto con gravissimo loro pericolo affrontarono l’impeto delle acque dell’Arno, e sul momento che giusto erano saliti fino a superare le arginature, correndo immenso pericolo giunsero a salvare due individui che trasportati dalla violenza delle acque, avrebbero incontrata certa morte, urtando nelle pigne del ponte presso il paese d’Empoli; ed aggiunge che sebbene con risoluzione del Ministero dell’Interno del 20 dicembre 1860 sia stato esteso ai cittadini delle province annesse l’applicazione del Decreto del 30 aprile 1851 con cui è creato nell’antico Regno Sardo un distintivo consistente in una medaglia d’oro, o d’argento per rimeritare le azioni di valore civile e ciò pertanto per tali disposizioni di legge, debbono essere designati i fratelli Pagliai all’attenzione del Superiore Governo per una onorevole distinzione, pur non dovendo né potendo questa rappresentanza comunale tenersi in uno stato di mutismo, [..] propone un attestato di lode per l’atto di valore civile, [..] e a titolo di ricompensa [..] siano stanziate italiane lire settanta, ripartibili fra i medesimi a perfetta metà[..]».  Anche il parroco volle occuparsi del gesto valoroso dei due fratelli spicchiesi, inviando una lettera riservata al Gonfaloniere di Vinci: «Il fatto eroico de’ fratelli Pagliai desta ammirazione a questi eroi in tutta Italia e fuori. Tutto il giornalismo cerca notizie esatte, mandando suoi corrispondenti sulla faccia del luogo. Ieri vi fu quello della Nuova Europa. Non bisogna guardare allo spirito de’ giornali ma non è bene che il municipio si mostri indifferente o poco generoso nel compensare un atto di questa fatta, quando già si aprono sottoscrizioni in favore dei giovani Pagliai, si cerca il loro nome, quello della madre, si vuol vedere il barchino […] Spicchio, 26 gennaio 1863».

015 Ancora con il barchinoL’onorificenza richiesta allo Stato verrà attribuita il 9 giugno 1863: il Ministero dell’Interno conferisce ai fratelli Pagliai la medaglia d’argento al valor civile. A futura memoria inoltre, verrà posta sulla casa del guardiano del ponte Leopoldino una lapide in marmo recante questa epigrafe: «Qui imperversando la piena del XVIII gennaio MDCCCLXIII Benedetto e Luigi Pagliai di Spicchio ventisettenne e ventitreenne fratelli nell’impeto di amore del prossimo immemori delle proprie famiglie nulla sgomenti della notte e di accavallantesi onde posero a gran repentaglio la vita per quella di loro ignoti e salvaron Pietro Luchini e Filippo Tozzi che dal porto della Lisca su breve zattera furiosamente stravolti fin quà e semivivi rantolavano aiuto e perché sì filantropica azione di monumento degnissima veggasi onorata in perpetuo viventi i due nobili popolani ed ecciti ogn’uomo ad imitarli il municipio di Vinci questo marmo a voti unanimi pose.  P.L. Muzzi». La targa in marmo andò distrutta durante la seconda guerra mondiale.

       Paolo Santini

Nota a margine di Carlo Pagliai:
E’ banale sottolineare il mio particolare interesse per questo articolo del Dott. Paolo Santini, ovvero l’omonimia.
Tra l’altro aggiungo che nello stato delle anime parrocchiale, minuziosamente sviscerato dal Santini in una sua pubblicazione*, si evince che nella stessa contrada di Spicchio tale cognome era assai diffuso. Vorrei aggiungere che questo cognome non era diffuso dentro il castello di Empoli tra il ‘400 e il 1820, ad eccezione dei “Paglia” come un Proposto della Collegiata di metà Cinquecento, ovvero Bindo Paglia.

*Spicchio, un borgo sull’Arno. Dal Medioevo all’età contemporanea. Paolo Santini, Edizioni dell’Erba, 2007

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