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I due Magazzini del Sale in Empoli – di Carlo Pagliai

Il sale, assieme al pane, era considerato fondamentale per l’alimentazione delle fasce popolari meno abbienti, e in passato la sua carenza poteva cagionare disordini popolari[1], senza dimenticare che il sale grosso era pure necessario per alcune processi lavorativi artigianali come le conce e i pizzicagnoli(macellerie) per la conservazioni delle carni lavorati in salumi; in alternativa il sale veniva lavorato e raffinato nel Mulin del Sale già degli Strozzi e una volta funzionante nei pressi di Rozzalupi di cui si rimanda ad apposito articolo.
Inutile dire che lo smercio del sale, come oggi, era gestito nel XV secolo da una sorta di monopolio dell’allora “Dogana del Sale di Firenze” e ovviamente gravato da tassazione o “gabella”. [2]

Ad Empoli il sale perveniva tramite trasporto con animali da basto (asini in primis) dalle Saline di Volterra tramite i “Depositi di Gambassi”,[3] percorrendo la Via Salajola e addentrantosi nel castello dalla Porta ai Cappuccini; una volta entrati nel Castello d’Empoli, tramite la Via degli Asini(Via Ridolfi) il sale grosso veniva stoccato nei due “Magazzini del Sale” di proprietà comunitativa presenti nel Settecento e nell’Ottocento, gestiti e amministrati da alcuni responsabili chiamati “rettori e sindaci”[4]; costoro avevano il non facile compito di provvedere alla vendita alle famiglie del Castello e del Contado empolese nella misura di un quarto di staio per ogni persona ad anno e per Popolo(frazione). Altro compito per loro difficile era la riscossione dei danari dalla popolazione, sia castellana che del contado, e avevano facoltà di riscuotere da essi semplici acconti, sorvolando sugli aspetti debitori che si crearono tra la Dogana del Sale e la Comunità di Empoli. Per inciso, il Podestà tratteneva[5] un “diritto” (provvigione) del 3% sulle riscossioni della Gabella del Sale.

Nel 1429-30[6] il prezzo del sale era di Lire 4, soldi 12 e danari 5 per staia ed era un prezzo politico deciso dalla Dogana del Sale, calcolato in funzione del prezzo della farina da pane in rapporto 4 volte rispetto alla farina, precisando che il prezzo della farina era determinato dalle contrattazioni di mercato.

 Libertario Guerrini nelle sue ricerche e trascrizione delle filze comunali dell’A.S.C.E. aveva già scritto dell’esistenza di due magazzini del sale attivi contemporaneamente nel Castello di Empoli, di cui uno denominato “rosso” come appresso descriveremo.

Nell’indice della proprietà edilizia del castello di Empoili 1568-1587[7] risulta esservi un <<Palazzo ed edificio Vi Chiara-Via d.Asini>> di proprietà del <<Comune di Empoli>>, s’intende pacifica l’identificazione dello storico Magazzin del Sale ancora esistente e sede del Museo del Vetro. Tuttavia in questo edificio l’attività di stoccaggio del sale vi fu trasferita alla fine del ‘500[8] quanto l’altro magazzino del sale esistente era divenuto insufficiente per sopperire ai rifornimenti locali, e facendo riferimento al suddetto testo[9] a pagina 25 viene citata l’esistenza di un altro magazzino del sale e preesistente a quello attuale di cui gli autori ipotizzano l’ubicazione <<vicino al vicolo di Malacucina>>, ma qui appresso si farà esaustiva precisazione.

Anche il Repetti [10] conferma l’esistenza <<dell’edifizio grandioso destinato per due secoli al magazzino generale del sale>>, e in suo conforto preme dire che il Magazzin del Sale di Via degli Asini(Via Ridolfi) è censito[11] inequivocabilmente ovvero <<fu di nuovo descritto e decimato sopra l’annua rendita di lire 70 e appigionato a Antonio Miniati per adì 6 luglio 1589, per arroto 1589, n. 143>>, e di proprietà del Comune di Empoli. Per l’altro, detto “Magazzin del Sale Rosso”[12], dato[13] per preesistente rispetto a quello ove oggi ha sede il Museo del Vetro, oggi si è in grado di dare esatta e inconfutabile collocazione urbanistica in un fondo al piano terra situato in Via del Giglio e vicinissimo all’incrocio con la Via Ridolfi, e precisamente occupando una parte dei locali una volta costituenti il fondo del Bar Italia (oggi parte del negozio di Max Mara).

Empoli - Bar Italia 3

Ciò si evince dalle tavole indicative del Catasto leopoldino anno 1820, infatti la particella 385 risultava di proprietà della <<Azzienda S. e R. del Sale e Tabacco>>, stessa intestazione riportata per la particella 341 inerente all’edificio dell’attuale Museo del Vetro in Via Ridolfi.
Andando ancora più indietro nel tempo, nella Decima granducale del 1776 il Magazzin del Sale Rosso di Via del Giglio è censito in proprietà a Mariano Andrea Rossetti, e consiste in una <<casa posta in empoli comprendente un magazzino e stanza a lato al medesimo, e sopra detta stanza terrena altre due stanze con il colombaino>>.
Lo stesso Magazzin del Sale Rosso appare citato negli elenchi dei proprietari soggetti alle imposizioni settecentesche per il Castello d’Empoli: nel 1759 è censita[14] in conto al Dott. Rossetti <<una casa da Cielo a terra serve di Magazzin del Sale, confinante con Neri, Via del Giglio e Lini, Lire 10>>, mentre nel 1710 è censita[15] in conto al Dott. Rossetti <<una casa  ad uso di Magazzini e stalle tiene a pigione la Cancelleria del Sale, paga L. 10. Confina Neri, Via del Giglio e detto. L.10>>.

La collocazione di questi due magazzini del sale ovviamente non era casuale, disposti uno lungo Via degli Asini(Ridolfi) e l’altro nelle immediate vicinanze, per commerciare agevolmente lungo la il percorso che

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da una parte collegava il finitimo porto dell’Arno con Firenze e dall’altra con le Saline di Volterra tramite la Via Salaiola, che ad avviso dello scrivente da Montrappoli dipartiva in una strada indicata come “maremmana” nelle mappe catastali leopoldine e passanti dal ponte di Molin Nuovo.

Al momento rimane però insoddisfatto l’interrogativo sul perché si sia chiamato Magazzin del Sale Rosso, auspicandone la risposta da prossime ricerche e documenti d’archivio.

Concludo però con una nota interrogativa e al contempo surrettizia sull’esistente Magazzino del Sale in Via Ridolfi. Si riporta qui un antico stemma della Comunità di Empoli citato e riportato a pag. 5 della Relazione del primo Piano Regolatore di Empoli.
A parte il fatto che non somiglia per niente al tradizionale stemma delle tre comunità di Empoli Pontorme e Monterappoli, ma l’edificio ivi rappresentato ha una vaga somiglianza con l’edificio che verrà adibito ad uso Magazzin del Sale oggi Mu.Ve, tenuto conto che da acuta osservazione delle facciate esterne e delle stratigrafie interne si nota che esso sia stato oggetto di successivi ampliamenti laterali e di alcune sopraelevazioni mantenendo forma a capanna.

di Carlo Pagliai



Note e Riferimenti:

[1] Ricerche su l’affermazione e lo sviluppo dell’economia empolese nel Rinascimento 1429-1528 – L. Guerrini 2003 pag. 71

[2] Ibidem

[3] Ibidem

[4] Ibidem

[5] Archivio di Stato di Firenze, APE, f.8,a. 1443,pp. 9-9v

[6] Archivio di Stato di Firenze, APE, f. 1, a. 1429-30, p. 40v

[7] Il territorio empolese nella seconda metà del XVI secolo di W. Siemoni e L. Guerrini,  Firenze 1987, pag 13.

[8] Ibidem

[9] Ibidem

[10] Dizionario geografico fisico storico della toscana vol. secondo, E. Repetti –  Firenze 1835. Pag. 64

[11] A.S.F, Decima granducale, Comunità di Empoli, segn. 5754 c. 513 v.

[12] A.S.F, Decima granducale, Comunità di Empoli, segn. 5755 c. 1065 v.

[13] Il territorio empolese nella seconda metà del XVI secolo di W. Siemoni e L. Guerrini,  Firenze 1987, pag 25.

[14] Vita quotidiana nella Empoli del Settecento, L. Guerrini, 2003. Pag. 57, progressivo n° 201.

[15] Vita quotidiana nella Empoli del Settecento, L. Guerrini, 2003. Pag. 56, progressivo n° 211.

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