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Harpo Speaks! – nuovo libro di Martina Biscarini

Ve li ricordate? I favolosi Fratelli Marx dalla comicità sottile, esilarante, trascinante e surreale. Ogni tanto, quando la televisione è in vena di fare…buona televisione, manda in onda Una notte all’Opera o Un giorno alle corse o qualche altro loro film.

E così si possono rivedere Groucho, con i suoi baffi e la falcata caratteristica, Chico che aveva perduto la K iniziale ( in realtà si sarebbe dovuto chiamare teatralmente Chicko), quello con uno strano accento sardo-italiano e infine Harpo,  la vera star del gruppo. Harpo non parlava mai, ma la sua mimica era veramente travolgente. Con un cappellaccio in testa, la parrucca bionda a riccioli, Harpo sapeva trarre dal movimento, come un grande clown, tutto quello che ci voleva per fare spettacolo, compreso il suono della sua arpa, da lì il suo nome di battaglia Harpo. In realtà si chiamava Adolph e veniva da una famiglia ebrea tedesca trasferitasi negli States. Poveri in canna, i Marx abitavano in una strada, il 179 Est della 93a,  ai confini tra quelli che, nella New York della fine ‘800-inizio ‘900, erano veri e propri “territori” ben divisi tra emigranti irlandesi, italiani, tedeschi, ebrei. Oggi che ci  azzuffiamo tanto, politicamente, sul problema degli emigranti, dovremmo ricordare come sono nate tante grandi nazioni e tante grandi città.

Il padre dei futuri Marx Brothers faceva, secondo Harpo, molto male il sarto e molto bene il cuoco e la famiglia in realtà viveva grazie alla grande forza di volontà della madre Minnie Schoemberg Marx , la prima impresaria del quintetto[1]. Comunque sia, nonostante le ristrettezze economiche, in famiglia il buonumore non venne mai meno nemmeno nelle difficoltà più gravi. Harpo non finì la seconda elementare per due semplici motivi: l’ostilità della terribile insegnante  Miss  Flatto e il fatto che  ad ogni occasione, perché piccolo, veniva buttato letteralmente fuori dalla finestra dell’aula della Scuola Pubblica n. 86 e, l’ultima volta che i suoi compagni lo fecero, decise che la scuola non faceva per lui. Nonostante questo, nel corso della sua vita avventurosa, ebbe modo di entrare in club prestigiosi come la Tavola Rotonda dell’ Hillcrest , dove tra gli altri avrebbe conosciuto Danny Kaye, e la Tavola Rotonda dell’Algonquin introdotto da Alexander H. Woollcott, grande giornalista del prestigioso Sun nonché uomo eccentrico  dove conobbe una serie di intellettuali come la poetessa Dorothy Parker, che lo accettarono, nonostante non avesse nemmeno fatto la seconda elementare, per un solo motivo (così dice lui): era l’unico che sapeva ascoltare mentre tutti gli altri parlavano, parlavano, parlavano.

A un certo punto della sua vita, infatti, Harpo decise, con la collaborazione di Rowland Barber, di scrivere le proprie memorie e nacque così Harpo Speaks!. Tradotto in molte lingue, tra le quali lo svedese, il francese, il tedesco, lo spagnolo, il finlandese e con numerose edizioni in inglese, di questo libro mancava la traduzione in italiano. Oggi, finalmente, questa lacuna è stata colmata.

Grazie al lavoro di Martina Biscarini, che ha costruito sulla figura di Harpo Marx la sua tesi per il DAMS di Bologna, è appena uscita la versione italiana di Harpo Speaks! per i tipi della Erga edizioni – Habanero di Genova[2] ed il volume è il libreria. Il lavoro della curatrice è andato avanti, con varie fasi, dal 2003 per tradurre un volume di quasi cinquecento pagine. E’ uscito un libro esilarante che, alla storia della vita di Harpo, accompagna una visione totale di un mondo, quello del teatro vaudeville americano e del cinema dei primi del sonoro, i Marx non sono, infatti, attori del cinema muto, e della società americana di quegli anni, partendo dalla New York più proletaria per finire alle vette dell’intellighenzia newyorkese. Leggendo questo libro si capisce, inoltre, come grandi registi, ad esempio Woody Allen, abbiano “pescato” nella cinematografia dei Fratelli Marx . La prima parte, poi, dove Harpo descrive la sua vita nella 93a strada, ha il sapore delle prime immagini di C’era una volta in America di Sergio Leone. Il libro ha una cospicua parte iconografica e la prefazione di Maurizio Nichetti e verrà presentato il prossimo 10 marzo a Milano

Vogliamo sottolineare che la lettura di questo volume, lettura piacevolissima, costituisce quasi un passaggio obbligato per i cultori del cinema ma anche per coloro che amano un tuffo nel passato. Come giustamente scrive Martina Biscarini  nella nota iniziale della curatrice con questo libro  non ci si rivolge solo ai “marxisti”[3]. Harpo parla ai curiosi, a chi si è perso in Midnight in Paris di Woody Allen, agli amanti della storia, del cinema classico, del pettegolezzo, delle bizzarrie, di George e Ira Gershwin, di Cole Porter, di Jerome Kern, dei ruggenti anni ’20. Gli amanti dei romanzi vi troveranno avventure grottesche, gli amanti dei Fratelli Marx vi troveranno irresistibili aneddoti, gli amanti della storia vi troveranno personaggi e ambienti che non esistono più.

Comunicato stampa

 

[1] Oltre a Harpo calcheranno il palcoscenico i fratelli  Leonard, Chico, Julius Groucho, Milton, Gummo e Herbert , Zeppo.

[2]  Harpo Marx, Rowland Barber, Harpo Speaks! ( a cura di Martina Biscarini) prefazione di Maurizio Nichetti, Erga edizioni, Habanero,  16,90 euro.

[3] Si tratta di un gioco di parole che si rifà al cognome Marx inteso come fan dei fratelli e non in senso politico.

 

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