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Giovanni Targioni Tozzetti: Discorso sul Marmo Fengite [1768] sulla Collegiata – di Carlo Pagliai

E’ indispensabile la lettura dei tomi di alcuni eruditi del XVIII secolo, e trovasi altrettanto indispensabile trascriverne in formato testo quanto riportato nei manoscritti.

Si riporta per esteso la trascrizione integrale del paragrafo “Discorso sul Marmo Fengite”  estratto dal Tomo Primo della collana “Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana per osservare le produzioni naturali, e gli antichi monumenti di essa” scritta dal Dottor Gio. Targioni Tozzetti e pubblicata in Firenze MDCCLXVIII nella stamperia granducale.

G. Targioni Tozzetti

In sintesi estrema il paragrafo fornisce descrive alcuni aspetti architettonici e lapidei della Collegiata di S. Andrea di Empoli relativi allo stato anteriore alla ristrutturazione progettata dall’Arch. Ruggeri nell’anno 1735; in particolare cita e descrive a memoria alcuni particolari della facciata e di alcuni interni che egli vide nel 1727 sui luoghi di descrizione, susseguenti agli svariati interventi effettuati nel corso dei secoli. Difficile piuttosto dire quando furono apposte queste lastre di Fengite.
Si consiglia di focalizzare quanto asserisce su alcuni paramenti lapidei posti all’interno delle cornici di “marmo verde”, ovvero egli testimonia che prima dei lavori fossero di Fengite (oggi meglio nota come pietra Mica, dal latino micare, che significa brillare, in riferimento all’aspetto brillante di questi minerali).

Lastra di Mica

Lastra di Mica

Per la consultazione del medesimo tomo in originale si rimanda al sito web della Biblioteca Nazionale o a Googlebooks.
Si rimanda ad un prossimo articolo le mie osservazioni e note critiche.

 

«Giunto in Empoli mi portai al Duomo, o Propositura di S. Andrea per ascoltare la Santa Messa, e per osservare due Lastre di Marmo Fengite, che vi aveva veduto nel 1727, ritornando da Certaldo a Firenze; me restai deluso, perché nel rialzare e rimodernare la Chiesa, è stata ringrossata la muraglia, e sono stati ripieni i vani delle due finestre, alle quali servivano quasi si vetrata quelle lastre. Tal sorta di Marmo di rado si trova messa in opera, e non più si potrà osservare in Empoli; laonde riferirà quel che ella mi parve essere nel 1727. 
La facciata della Chiesa fatta nel 1093, come si ricava da una Iscrizione, che vi è in Caratteri Romani[1], è di Marmi bianchi di Carrara, o della Gherardesca, e di Verde di Prato, il quale a cagione delle porzioni di Talgo terroso, che dentro racchiude, non regge allo scoperto, ed è stato dall’ingiurie del tempo corroso in gran parte; come appunto è seguito all’incrostatura del Tempio di San Giovanni di Firenze, di San Miniato al Monte presso Firenze, e della Badia a Fiesole, alle quali questa facciata del Duomo d’Empoli è molto simile nella struttura. Nell’ordine superiore sono quattro quadrilunghi, o sfere di Marmo bianco, delle quali, le due accanto alla finestra che è nel mezzo (se mal non mi ricordo) hanno certe linee, o macchie scuricce, e rade, che fanno apparire la pietra un Mistio di fondo bianco, con piccole macchie o viene di color di Tufo. Per di dentro alla Chiesa erano due nicchie o finestre, che corrispondevano alle due sopraddette lastre, le quali essendo in gran parte trasparenti, permettevano il passaggio alla luce, e comparivano nuvolose di color d’oro, simile a quello che rappresentano alcune nuvole sul tramontar del Sole [2]. Nella tribuna dell’antica Chiesa di San Miniato al Monte vicino a Firenze, sono cinque gran lastre bislunghe di pietra [3] simile a questa, ma differiscono, perché sembrano essere Breccie composte di varj pezzuoli di Marmo, o Alabastro bianco, legato in una pasta pietrosa di colore scuro; e queste d’Empoli sono piuttosto Marmo misto. Donde si cavassero questi Marmi, o Alabastri, non sò; ma coinvien’ avvertire che vi ha dell’equivoco nelle segnature della pietra Phengites degli Antichi [4] , Plinio [5] ce la descrive per trasparente come la Scagliola, e come alcune specie d’Alabastri legate in lamine sottili, e ne riporta alquante varietà. E’ stato in ciò seguitato dal Cesalpino [6], e dal Beet [7]. Il Tournefort [8] ci ha lasciato memoria d’una finestra di Marmo, o Alabastro trasparente, molto simile a quello che Plinio racconta esservi trovato in Cappadocia al tempo di Nerone, che è in un antica Chiesa di Armeni nella Città d’Ancyra [8]. Di questa Pietra Nerone Aedem Fortunae, olim a servio Tullio incobatam, quam Seiam Vocavit, in Domo Aurea absolvit, ita ut intus construtta esset hoc Marmoris genere, lucem fic excipiente cunclusis undique foribus, ut diurna claritas servata ibidem videretur [9]. Non si sa bene se di Marmo Fengite, o di lamine di Scagliuola, fossero fatte le Vetrare degli antichi.

Plinio descrivento la sua Villa Laurentina [10], così dice: Villa nfibus capax, non sumptuosa tutela, cuius in prima parte Atrium frugi, nec tamen fordidum; deinde Porticus in O, literae similitudinem circumactae, quibus parvala sed sestiva Area includitur: Egregium baec adversus tempestate receptaculum; nam Specularibus, ac multo magis imminentibus tectis muniuntur. Qua Mare, contra parietem medium, Diaeta per quam eleganter recedit, quae Specularibus e velis obductis reductisque, modo adjicitur Cubiculo, modo ausertur.
Molto diversa si è la Pietra Fengite, che ci ha descritta Svetonio [11]; vale a dire lustrante come uno specchio, e riflettente le imagini: non trasparente, e permeabile alla luce. Dice egli che Domiziano, tempore quoque suspecti periculi appropinquante, sollicitior in dies, Porticuum, in quibus spatiari consueverat, Parietes Phengite lapide distinxit, e tuinus splendore per imagines quicxid & tergo sieret provideret. Il Fengite di S. Miniato al Monte è Bellissimo, e trasparente quanto può essere l’Alabastro. Ho che una di esse cinque lastre essendo rotta, e mancante d’un Angolo in fondo, è stata supplita con un pezzo d’Alabastro Orientale, il quale accompagna bene, sennonchè tramanda un lume bianco, non giallognolo come la lastra antica. Quattro altre simili lastre sono murate basse nell’ornato della facciata, due per parte accanto alla porta di mezzo, due per parte accanto alla porta di mezzo, e credo che una volta servissero per finestre come quelle della Tribuna, poiché il muro dietro ad esse sembra essere ripieno, e ringrossato posteriormente. Io non credo già che questi bei lastroni di Fengite, alti circ’a 5. braccia, siano pietra nostrale, e molto meno Alabastro di Volterra, poiché tra quante varietà ho vedute di quei di Volterra, niuna ve ne ha che ben rassomigli questo Fengite, e quando anche vi fosse, sarebbe di gran lunga meno dura, e non avrebbe ben resistito all’ingiurie de’ tempi. Pietra forestiera adunque è il Fengite di S. Miniato, e chi sa che non sia di Cappadocia, avanzata alle rovine di qualche suntuosa fabbrica sacra de’ Gentili.

Alabastro

Alabastro

Io sono persuaso che tutti i pezzi di Marmo, a riserva del Verde di Prato [12], che si vedono posti in opera negli antichi ornamenti di quella veneranda Basilica, siano rottami ed avanzi di fabbriche di Gentili, de’ buoni secoli dell’Antichità. Per riprova di ciò serve l’esaminare lo stato, e la ricchezza di Firenze nel Secolo XI e si conoscerà se allora si poteva far trasportare i Marmi bianchi da Carrara, vedendosi che per il Nero, e Verde, è stato posto in uso quello di Monte Ferrato. Soprattutto poi ci convincerà l’oculare l’inspezione di essa Basilica, in cui vedonsi 8. gran Capitelli antichi da Colonne d’ordine Corintio, lavorati con estrema delicatezza e maestrìa, ma scompagnati, vale a dire che hanno servito per più fabbriche. Quanto essi risvegliano d’ammirazione per la bellezza della scultura, e di compassione per essere guasti in parte, e male adattati a Colonne più grosse della loro portata, altrettanto muovono il riso gli altri goffissimi Capitelli, che si vedono per la Chiesa, fatti nel Secolo XI ad imitazione degli antichi [13] . Altri Capitelli antichi e bellissimi, ma piccoli, si vedono sopra delle Colonnette che reggono il Pulpito, e sopra quelle che reggono la volta della Confessione. Nel Presbiterio sono quattro grosse Colonnette di Pavonazzetto antico, e di esso sono le Colonnette del Pulpito: nella Confessione sono Colonne di Marmo Pario scannellate, altre di Cipollato, e tre d’un certo Neri particolare: finalmente nella facciata sono molti pezzi di cornici antiche. Di questo Marmo Fengite cosi parla F. Agostino del Riccio, nel suo Trattato MS delle Pietre al cap. 129. Solo nominerò quei pezzi d’Alabastri, che sono al Giardino del Signor Rucellai (adesso de’ Signori Stiozzi) in Via della Scala. Questi Alabastri servono alla casa per finiestre, usanza laudabile e bella, laonde servono in cambio di legame, e impannata. Il medesimo si può vedere eppo il Munistero di S. Miniato, appo la Città, ove adesso è la Fortezza, ma la Chiesa non è guasta; indi è che ne l Coro su alto, ove si lodava Iddio da’ Monaci di Monte Oliveto, vi sono, scambio di finestre, pietre che rendono lume a tutto il Coro. E’ qui mi sia lecito dire, che per tutta la Chiesa sotto e sopra, e nella facciata vi sono Pietre, e Marmi misti molto belli, i quali dicono i nostri Antiquarj, che furono le spoglie della Città di Fiesole. Io però non mi soscrivo a questa opinione, e credo che piuttosto sieno rottami delle Fabbriche antiche di Firenze, de’ quali se ne riconoscono molti posti in opera anche nelle incrostature di S. Giovanni, e del Duomo.
Non è S. Miniato la sola Chiesa di Firenze, per tralasciare quelle di Pisa, e di Lucca, dove siano stati posti in opera i pietrami d’altre fabbrichè più antiche; mentre nella loggia di S. Jacopo sopr’Arno si vedono due bellissimi Capitelli antichi, e le Colonne sì della loggia, che della Chiesa, le quali sono state modernamente coperte dagli stucchi, erano di Granitella dell’Elba. In S. Maria del Fiore, sono molti pezzi di Marmo, che si riconoscono antichi: nel Duomo di Fiesole sono quattro gran capitelli simili a quei di S. Miniato; e finalmente nell’antica Chiesa di S. Alessandro di detto luogo sono 22. grandi Colonne (delle quali pero sei sono fuori del loro luogo) di un certo bellissimo Marmo bianco venato di nero, che dalla grana parmi Greco, e quel ch’è più notabile, ha  tutti i Capitelli, e le Basi d’ordine Ionico, ma scompagnate, lo che fa vedere che hanno servito o a più fabbrica antica, e forse al Teatro, di cui ravviso i vestigj nelle Buche delle Fate. Io ho volentieri notato ciò per comprovare che Fiesole, e Firenze, perlomeno nei tempi dell’Imperio Romano, erano Città molto splendide, e ornate di Edificj magnifici, e di buonissimo gusto. Forse anche da simile considerazione si prenderà motivo di sospettare, che Firenze ne’ Secoli barbari abbia sofferto un orribile distruzione, quantunque la controverta Monsignor Borghini.
Mi servirò costantemente della parola Breccia, per esprimere quelle Pietre che sono composte a foggia di Calcistruzzo, cioè da sasjuoli immersi e legati dentro un una pasta pietrosa, come sono per cagion d’esempio le Breccie antiche, quella di Stazzema, quella di Ancona ec, Marmo misto poi, o assolutamente Mistio, chiamerò quello, che apparisce composto di una sola sostanza similare, macchiata e pezzata di varj colori, a foggia di pennellate, o macchie sfumate, come si vede nell’Affricano, nel Mistio di Seravezza, nella Polzevera ec.»

Note e riferimenti:
[1] V. Lami Hodoeporicon Tomo 1, pag. 10
[2] V. Manni. Ill. de Sigilli Tomo 10 a car. 95
[3] V. Vasari in Vite de’ Pittori Par. I pag. 14
[4] V. Caryophyli Dissertat. de Antiquis Marmoribus, pag 69 & addit. ad. p. 132
[5] De Metall. pag. 95
[6] De Gemmis p. 242  & 250
[7] Voyage du Levant Lett. 11 pag. 182
[8] Intorno alle Finestre di Specchj degli Antichi, V. Rosweidi Adnotat. in Vitas Patrum, pag. 1056. Muratori Antichit. Ital. Dissert. 24
[9] Hier. Cardanus de Subtilitate L. 7. pag. 274
[10] Epistolarum L. 2 p. 126 & 135
[11] In Domitiano Ca. XIV.
[12] V. Hier. Cardani de Subtilisate L.7 pag. 274
[13] Com’è seguito anche in alcune Chiese d’Arezzo, V. Bandinelli Relazione d’Arezzo pag. 86

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