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Giovanni Marchetti da Empoli: il libro sugli Atti dell’incontro 17 Nov 2012 – di Carlo Pagliai

Addì 02 gennaio 2014 ore 11.00 nella Sala del Magistrato presso la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Empoli è stata presentata un’importante pubblicazione culturale su Giovanni Marchetti, un illustre personaggio empolese <<non ignoto, ma tenuto in disparte>> come leggensi a pag. 10 della stessa opera.

All’incontro hanno presenziato Alessandro Trinci per conto della Ven. Arciconfraternita quale commissionaria editoriale di questo volume, e due autori del testo ovvero Giuliano Lastraioli e il Prof. Mauro Guerrini, precisando che in esso vi sono anche i contributi di altri due autori ovvero Walfredo Siemoni e il Prof. Giorgio Petracchi.

Il volume G. M. D. E.” GIOVANNI MARCHETTI DA EMPOLI – Un grande empolese dimenticato, fra i rivolgimenti di fine Settecento e restaurazione del primo Ottocento” riporta in primo piano la trascrizione di quanto esposto dai detti quattro autori al Tavolo di studio inerente Giovanni Marchetti tenutosi ad Empoli nella Chiesa di S. Stefano degli Agostiniani il 17 novembre 2012, atti redatti a cura del Prof. Mauro Guerrini.
Il delegato della Ven. Misericordia di Empoli, Alessandro Trinci, ha assicurato che il volume tra pochissimi giorni sarà acquistabile presso la Libreria San Paolo in Via del Giglio a prezzo accessibilissimo.

giovanni marchetti di empoli

G.M.D.E  – Osservazioni postume di Giuliano Lastraioli:
A distanza di oltre un anno dall’evento Mauro Guerrini pubblica, grazie all’impegno della Misericordia di Empoli (Giovanni Pagliai e Alessandro Trinci in prima fila), gli atti del tavolo di studio su Giovanni Marchetti a cui partecipai come relatore. Dal convegno è risultato un dignitoso libretto che non sfigura a petto dei prodotti usuali del culturame empolese, pur senza avere le pretese del capolavoro.
Oggi, che vengo richiamato a occuparmi di questa materia, non posso esimermi da alcune considerazioni a ragion veduta e anche nei contesto di certi clamorosi avvenimenti che hanno deliziato l’attualità politica del nostro paese, in particolare il fenomeno dei cosiddetti “Forconi”, che allo storico ricordano sotto certi aspetti i “Lazzari” di Fabrizio Ruffo e i “Viva Maria” dell’abate Marchetti.

“Digitus Dei est hic”, affermerebbe il pretino di via della Fogna, ma personalmente cercherebbe di tirarsene fuori così come riuscì in vita a trarsi fuori dalle accuse sul linciaggio a Roma di Ugo Bassville, sull’insorgenza toscana del 1799 e sulle beghe pretesche dell’arcivescovo intruso Osmond, invischiandosi però da ultimo nell’antipatica diatriba col proposto Bonistalli.
La grandezza di Giovanni Marchetti (per certo uno dei più rimarchevoli empolesi di tutti i tempi) deborda dalle miserie della quotidianità e si sostanzia fra le righe, spesso concitate, delle sue numerose opere a stampa. Come ha ben rilevato il professore Giorgio Petracchi nella sua chiara ed esaustiva introduzione, il pregio del Marchetti fu quello di essere un grande comunicatore, con la parola e con la stampa, di fatto addirittura antesignano di un giornalismo moderno che anticipava nei toni e nella verve tanti successivi epigoni, anche nostri contemporanei come Guglielmo Giannini e Indro Montanelli, seppure su posizioni non omogenee.
Vero ponte culturale fra Settecento ed Ottocento, qualmente ci ha insegnato Carlo Falconi, il prete Marchetti è e rimane una gloria di Empoli. A ventisette anni aveva già distrutto il prestigio di un monumento dell’erudizione francese come Claudio Fleury; da vecchio rinunciò alla porpora cardinalizia per salvaguardare un punto di principio, lasciando 1’appartamento del Quirinale per ritirarsi nella stamberga delle origini, dove morì. senza debiti né avanzi dopo aver fatto dono alla sua città. di quasi cinquemila volumi raccolti con passione durante tutta la vita.
Il suo nome non figura oggi fra i titolari della biblioteca pubblica di Empoli, da lui praticamente fondata.
Così vanno le cose in questo nostro simpatico paese.
26 dicembre 2013  –  Giuliano Lastraioli

P.S:   EPILOGO (di Giuliano Lastraioli)
Tormentata da dissidi interni, attaccata dai sovrani cattolici, sfidata da atei e filosofi deisti, la Chiesa cattolica alla vigilia della Rivoluzione francese era ovunque sotto assedio. Il rigore e la chiarezza di obiettivi del concilio di Trento sembravano un ricordo lontano. Il cattolicesimo, a quanto pareva, si era salvato dalla Riforma protestante solo per cadere preda dell’irreligiosità. La soppressione delle istituzioni ecclesiastiche operata dagli stati cattolici nei due decenni precedenti il 1789, la furia iconoclasta rivoluzionaria e l’egemonia bonapartista sul papato negli anni che seguirono superarono di gran lunga le dimensioni della secolarizzazione avvenuta durante la Riforma prote­stante. E tuttavia i semi del rinnovamento cattolico, piantati nei secoli precedenti, sarebbero sopravvissuti al duro inverno del sollevamento rivoluzionario. Successivamente alla vittoria contro Napoleone, il cattolicesimo sarebbe riemerso dopo il 1815 in un mondo restaurato, radicato nei cuore delle campagne e nei regimi aristocratici europei, strenuamente impegnato nella lotta contro le forze della rivoluzione e del cambiamento, nei tentativo di ripristinare il ricordo della gloria trascorsa.

Anticipazione del volume G.M.D.E., di Carlo Pagliai
Difficile sintetizzare in poche parole la vita, aspetti e bibliografia di questo illustre cittadino nativo in <<Via della Fogna, alla cantonata di Via Chiara nel 1753>>[1], di cui nel volume si legge anche l’atto parrocchiale del suo battesimo[2] a pag. 38.
Figlio di una famiglia civile, non benestante, orfano di entrambi i genitori a sedici anni con tre sorelle a carico, Giovanni Marchetti non potette accedere agli studi universitari di Pisa ma svolse attività di procuratore di “piccoli affari” al tribunale vicariale di Empoli grazie ad un patentino di causidico. A venti anni non aveva raggiunto particolari successi degni di nota e sbarcava il lunario facendo <<piccoli servizi, roba da Pretura>>, come esposto dal Lastraioli[3].
La svolta della sua vita vi fu quando entrò in contatto con un ecclesiastico di Empoli che, avendo percepito la cultura e le capacità del giovane Marchetti, lo portò con sè a Roma e dove iniziò a svolgere l’incarico di segretario in casa della nobile famiglia Torrigiani. In quel contesto decide di passare allo stato clericale per il quale fu ordinato sacerdote nell’anno 1777[4]. Da questo contesto e ruolo iniziò il suo ruolo di pubblicista e polemista, in pieno maturo Illuminismo, dove autori come Joseph de Maistre non ispirarono il giovane Marchetti, ma si congratularono[5] con quest’ultimo per i suoi scritti.
Laureatosi in teologia nel 1778 al Collegio Romano, si cimentò in battaglie accademiche della sua epoca, brillando sempre per le sue qualità oratorie e di scrittore, per le quali in alcuni casi gli costarono anche punizioni dal Granduca di Toscana in quanto irrispettose, avvenne nel 1788 con il libretto delle “Annotazioni pacifiche” (pacifiche solo di titolo, ndr).
Nel periodo della Rivoluzione francese e nel contesto napoleonico, la vita di Marchetti si agitò assai sul piano pubblicistico e personale: per orazioni e pubblicazioni  in merito ai tumulti popolari, assaggiò la galera, espulsioni, fughe e catture, diciamo un periodo “avventuroso” che merita lettura di approfondimento sull’intero volume, giungendo al periodo della Restaurazione, in cui ebbe soddisfazioni personali. Tornando a Roma, la sua indiscussa fedeltà al romano pontefice fu premiata con la nomina ad Arcivescovo titolare di Ancira (Ankara) “in partibus infidelium”, carica onorifica senza cura d’anime che gli consentiva l’accesso ai più importanti uffici pontifici; fu anche incaricato come amministratore apostolico della Diocesi di Rimini, dove dimostrò nei due anni di permanenza capacità di organizzative e dirigenziali, oltre a quelle dote pastorali sopra esposte.
Si era portato dietro come giovane segretario l’abatino Giuseppe Salvagnoli, fratello proprio di quel famoso Vincenzo.
Infine divenne segretario della congregazione dei vescovi, e quindi preconizzato cardinale “in pectore” per cui ebbe anche privilegio di godere di un appartamento nel palazzo del Quirinale, senza fare mai sfoggio delle posizioni raggiunte.
Tuttavia questo ruolo ebbe termine quando si dimise da detto incarico per dissensi con la segreteria di stato e col papa Leone XII.
Nel 1826 tornò anziano in saluto ad Empoli.
Morì nella sua città natale il 15 novembre 1829, povero, solo, coi rancori ma senza debiti.

Nella sua vita ha pubblicato moltissimi testi, molti dei quali ebbero rapida divulgazione con diverse edizioni ma per le quali egli non conservò copie nella biblioteca o archivio personale, tuttavia Mauro Guerrini negli atti e nell’odierna intervista ha illustrato come Marchetti, fin da giovane, avesse provveduto ad acquistarne moltissimi costituendo un fondo librario di tutto degno di nota.
Guerrini ci ricorda pure la vicenda circa la confluenza di tale fondo librario “Giovanni Marchetti”, acquistata “a tenuissimo prezzo” dagli eredi dal proposto di Empoli Mons. Giuseppe Bonistalli per poi donarlo successivamente al Comune di Empoli.
Occorre rammentare che tutto ebbe inizio da un partito del Capitolo della Collegiata di Empoli datato 13/09/1802 da cui emerge la volontà di Marchetti di donare la propria libreria alla città natale e stabiliva che il detto Capitolo si assumesse l’onere del compenso da corrispondere ad un custode[6].
Nel medesimo anno arrivarono da Roma a Empoli casse piene di ben 72.000 libbre di libri, pari a 24 tonnellate circa, corrispondente ai libri della biblioteca unito ai libri invenduti delle sue opere. Nel 1806 furono collocate in una stanza della cappella di S. Andrea che l’Opera del duomo aveva messo a disposizione al Marchetti.
Senza tediare troppo sui dettagli per cui si rimanda alla parte di Guerrini, vi fu incertezza circa la sua reale proprietà o di mero uso, pubblico o privato di esso; da qui nacquero petizioni, polemiche e poi addirittura la lite e il contenzioso, il cui esito si ebbe nel 15 novembre 1829 con l’acquisto (quasi un accordo transattivo) dagli eredi Marchetti a prezzo modesto da parte del Mons. Bonistalli, che donò a sua volta al Comune di Empoli nel 1833 con clausola di uso pubblico; fu così che il 15 marzo 1833 ebbe inizio dal fondo marchettiano e dal fondo che il Comune aveva acquistato dal 1819, la biblioteca comunale di Empoli[7].

Nello stesso volume vi è pubblicato anche la trascrizione dell’autore Walfredo Siemoni, che affronta con precisi dettagli e approfondimenti relativi ad un quadro, ovvero una copia (non originale) del famoso quadro di Michelangelo da Caravaggio rappresentante san Giovanni Battista che predica nel deserto; la tela facente parte del compendio ereditario Marchetti , secondo una postilla contenuta nelle deliberazioni del Capitolo di S. Andrea, era destinata ad essere donata al Capitolo e collocata nella <<prima stanza sopra gli scaffali dei libri>>[8], riferendosi a quel luogo che prenderà anche il nome di libreria di san Giovanni Battista (ovvero il refettorio del soppresso convento dei frati agostiniani, ndr). [9]
Oggi tale tela è collocata nel convento di S. Stefano degli agostiniani, sull’altare della cappella Zeffi, sulla destra per chi guarda l’altare.

Note e Riferimenti:
[1] Nato a Empoli il 10 aprile 1753;
[2] Gio. M.A. Niccolaio di Giusep.e d i Lor.o Marchetti & di M:a Teodora di Gaspero Brandi S.L.C. tutti di q.sta Cura. Nato alle 2 della sera del dì 10 sud.o . Fu comp.e Raniero di And.a Busoni e la comare M.a. Gaetana di Bonaventura Masi tutti di q.sta Cura e battezzato da me P. Gio: Fran.co Bucalossi Curato. – Archivio Collegiata Empoli – Libro Battesimi – aprile 1753;
[3] Cfr. pag. 10 – G. M. D. E.” GIOVANNI MARCHETTI DA EMPOLI, Empoli 2013, Ven. Arciconf. Misericordia di Empoli;
[4] Cfr. pag 11 – op. citata;
[5] Ibidem;
[6] Cfr. pag 44 – op. citata;
[7] Cfr. pag. 47 – op. citata;
[8] Cfr. pag. 61 – op. citata;
[9] Il Segno di Empoli”, n.26, 1994, Walfredo Siemoni, “Il Convento di S. Agostino, fatti e misfatti dal 1808 ai nostri giorni”;

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