Evento: Botticini e l’altare maggiore della Collegiata per ‘Luoghi della Città’

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Sabato 12 marzo 17.30: conferenza al Cenacolo degli Agostiniani

Interviene Andrea De Marchi, docente di storia dell’arte medievale

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EMPOLI – «Un ordinamento dove istesse el santissimo chorpo di Christo». La pala eucaristica di Francesco Botticini per l’altare maggiore della Collegiata, una scena trionfale alle soglie della maniera moderna.  E’ questo il titolo del prossimo appuntamento dei ‘Luoghi della Città’, sabato 12 marzo, alle 17,30 al Cenacolo degli Agostiniani, con la conferenza di Andrea De Marchi. Dunque, all’attenzione dello storico dell’arte, il tabernacolo che per un lungo periodo fu sull’altare della Pieve, ora custodito nella sesta sala del Museo della Collegiata di Sant’Andrea.
Il suo intervento prenderà le mosse dal fatto che tra i dettami del Concilio di Trento (1563) ci fosse la prescrizione che il Santissimo Sacramento venisse collocato sull’altare maggiore, in posizione eminente, perché è quanto di più sacro possa conservarsi in chiesa.

Il Concilio di fatto normò esigenze e costumi che erano maturati per gradi, come lo spostamento dei cori liturgici dal centro della navata a dietro l’altare maggiore e l’abolizione dei tramezzi.

Altrettanto si può dire per la specializzazione degli altari maggiori come spettacolari custodie eucaristiche.

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La documentazione circostanziata nel 1484 per la realizzazione di un trittico eucaristico per l’altare maggiore della Collegiata di Sant’Andrea ad Empoli rivela una posizione d’avanguardia. L’idea di una pala dipinta, con due ali e una predella tripartita, e al centro una nicchia che ospitava il ciborio, si inserisce a sua volta nel solco delle ancone miste di pittura e scultura che hanno fortuna crescente nel corso del Quattrocento, nel clima di paragone e quasi di sfida tra le arti sorelle. Il modello era puntualmente fornito dal trittico con al centro la statua lignea del santo titolare, realizzato per la stessa collegiata empolese, per l’altare di San Sebastiano di patronato Pannocchi, da Francesco Botticini, in collaborazione con Antonio Rossellino, pochi anni prima. L’opera evidentemente piacque e non è un caso se per sostituire la pala dell’altare maggiore ci si sia rivolti allo stesso Botticini.
Andrea De Marchi, piemontese nato a Biella nel 1962, dal 2006 è professore associato di Storia dell’arte medioevale all’Università di Firenze; da un anno è cittadino di Empoli.

Ha studiato a Siena, con Luciano Bellosi. Le sue prime ricerche, sulla pittura tardogotica nelle Marche e a Venezia, sono confluite nel libro Gentile da Fabriano. Un viaggio nella pittura italiana alla fine del gotico (1992, riedito nel 2006). Si è interessato di svariati argomenti, riguardanti la pittura, il disegno e la miniatura fra gotico e rinascimento, ha pubblicato in riviste specializzate. Sta collaborando con Michel Laclotte ad un repertorio dei dipinti italiani in Francia. Insieme ad altri ha curato più di recente diverse mostre: nel 2000 sul Trecento a Bolzano, nel 2002 su Il Quattrocento a Camerino. Luce e prospettiva nel cuore della Marca, nel 2004-2005 su Fra Carnevale. Un artista rinascimentale da Filippo Lippi a Piero della Francesca (Milano, Brera e New York, Metropolitan Museum), nel 2005Autour de Lorenzo Veneziano. Fragments de polyptyques vénitiens du XIVe siècle a Tours, nel 2006 Gentile da Fabriano e l’altro Rinascimento nella città natale dell’artista, nel 2010 su Le arti a Siena nel primo Rinascimento, nel 2013 a Prato  Da Donatello a Lippi. Officina pratese.

Fonte: comunicato stampa

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