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David Parri: Su un dipinto di scuola senese del Seicento a Empoli

 

confronto

 

da: Bullettino Storico empolese, ATPE

Volume XIV                        Anni XLI-XLVII                              1997-2003

Ho già avuto modo, in un saggio ospitato dal «Bullettino storico empolese» alcuni anni or sono,1 di accennare brevemente ad un dipinto conservato all’altare di Santa Lucia, nella quarta cappella sul lato destro della chiesa di Santa Maria a Ripa. Dell’opera si sa che fu voluta dal vescovo di Colle Val d’Elsa Cosimo della Gherardesca che aveva infatti assunto il patronato dell’altare nel 1625, in seguito ad una collazione eseguita dall’allora padre guardiano del convento empolese, fra’ Vincenzo. Lo stesso vescovo di Colle aveva poi disposto i lavori per rinnovare la cappella, ma negli ultimi mesi del 1633 non era stata conclusa. Mancava quel dipin­to raffigurante L’ultima comunione di santa Lucia che ancor oggi vi è conservato (figura 1); questo è quanto si deduce dal contenuto di una lettera inviata alla fine di ottobre di quell’anno da Cosimo della Gherardesca al padre guardiano di Santa Maria a Ripa per portarlo a conoscenza del fatto che «di già la tavola in Siena è assai bene innanzi», ma alcuni inconvenienti di una certa entità («i sinistri temporali et i gravi accidenti seguiti» scriveva il vescovo colligiano riferendosi certamente alla pestilenza che aveva duramente colpito la sua diocesi) ne avevano ritardato la con­segna; ancora ai primi di dicembre dello stesso anno il dipinto non era stato ulti­mato.2 Queste importanti notizie, come è stato giustamente notato,3 permettono non solo di precisare i tempi di esecuzione del quadro, ma suggeriscono inoltre che ad ottenerne la commissione fu un artista che aveva dimora e teneva bottega in Siena. L’ipotesi che avevo avanzato in modo conciso nell’articolo citato, cioè che ad ese­guire il dipinto di Santa Maria a Ripa fu probabilmente il senese Astolfo Petrazzi, può ritenersi ancora valida e preferibile ad una precedente attribuzione al suo con­terraneo Niccolò Tornioli soprattutto per indizi stilistici, ma anche per il fatto, non trascurabile, che nei tempi cruciali di esecuzione della tela il Tornioli risultava esse­re ripetutamente assente da Siena, causa piuttosto lunghe permanenze a Roma nel 1631 prima e negli anni 1633-1635 poi.4

Cercherò ora di suffragare questa proposta attributiva muovendo innanzitutto da un breve tracciato delle coordinate stilistiche del Petrazzi sulla base di quanto in proposito è stato fissato dalla moderna letteratura storico-artistica che si è trovata ad affrontare, in questo caso, il non irrilevante problema del vuoto di notizie compren­dente tutta la prima attività del pittore.

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