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Cimabue (e Giotto ?), Madonna col Bambino – Museo S. Verdiana, Castelfiorentino

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scritto da

  Carlo Pagliai

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Qualche settimana fa mi sono recato assieme all’amico Desideri presso il Museo di Santa Verdiana (Castelfiorentino) a visitarne l’intero percorso, in particolare la celebre Madonna col Bambino o Madonna di Castelfiorentino attribuita a Cimabue e, secondo un autore [1], vi avrebbe collaborato anche l’allievo Giotto.
Andammo a questo museo dopo aver fatto visita al vicino Be.Go, il museo dedicato al Benozzo Gozzoli.
In questa camminata “intra moenia” castellana si è stati avvolti dalla massima disponibilità, cortesia e preparazione degli operatori museali, a cui va un sincero plauso, rivolto anche all’amministrazione comunale di Castelfiorentino per l’impegno sul circuito museale. Passiamo all’esposizione descrittiva dell’opera.

Come raggiungere il Museo di S. Verdiana a Castelfiorentino → http://goo.gl/maps/EJs39

Il Museo di Santa Verdiana in: GoogleMaps:


Visualizzazione ingrandita della mappa


Attribuito a Cenni di Pepo detto Cimabue (e Giotto ? )   
Madonna col Bambino (Madonna di Castelfiorentino)
ultimo decennio del XIII Secolo – pala lignea; cm 69 x 51 circa
ubicazione: Museo di Santa Verdiana, Castelfiorentino (Fi)
provenienza: Collegiata dei SS. Lorenzo e Leonardo, poi Propositura di S. Verdiana a Castelfiorentino

Cimabue madonna di castelfiorentino

da Wikimedia Commons
Utilizzo a scopo scientifico Art. 70 c.1-bis Legge 633/1941

Origini e storia
L’opera è conservata ed esposta nel Museo di Santa Verdiana nella prima sala dei dipinti dei secoli XIII-XV.
Essa è definita un capolavoro valdelsano [2] e proviene dalla Collegiata di San Lorenzo e Leonardo in Castelfiorentino, dove era collocata su di un altare del Seicento.
I principali interventi di restauro[3] a cui è stata sottoposta sono avvenuti nel 1930-1931 a cura di G. Lucarini, nel 1940 a cura di G.Masini e nel 1981 a cura di N. Bracci presso l’Opificio delle Pietre dure.
Le principali mostre [4] ove è stata esposta hanno avuto luogo a Firenze nel 1933, nel 1937 e 1961, oltre a Certaldo nel 1963 e di nuovo a Firenze a Palazzo Medici Riccardi nel 1994.
Recentemente l’opera ha partecipato ad un importante tenutasi a Bonn tra novembre 2013 e marzo 2014.


Descrizione
Trattasi di una tavola dipinta nel periodo in cui era in atto la trasmigrazione dalla tradizionale figurazione a tratti bizantineggianti verso le innovazioni stilistiche affermatesi nel Trecento, come meglio rilevabile dai seguenti elementi:
– tradizionali: rappresentazione schematica delle pieghe delle vesti, dita allungate delle mani, fondo dorato;
– innovativi: vivace espressione del Bambino, trasparenza delle sue vesti.
La tavola nel suo insieme è dipinta con sfondo dorato; al centro vi è la Madonna rappresentata a mezzo busto col Bambino tra le braccia, vivacemente dinamico come si evince dal suo braccio destro sul volto della mano e la gamba destra quasi scalciante.
Il supporto è composto da due tavole lignee incollate orizzontalmente tra di loro; non passa inosservata l’irregolarità della centinatura, in particolare della curvatura, simmetria e della continuità del bordo, causate da un errata resecazione avvenuta certamente durante pregressi interventi di restauro[5].
Un taglio irregolare potrebbe essere stato eseguito da una sua precedente forma rettangolare, tipica delle icone bizantine, forse per un eventuale adattamento in un polittico.

Attribuzione
Anche per quest’opera sono state espresse diverse ipotesi di attribuzione raggruppate sinteticamente nei seguenti autori:
al “Maestro  della Croce di Castelfiorentino“, secondo Ugo Procacci che nel 1932 ravvisò l’attribuzione facendone accostamento alla Madonna di Crevole;
al Cimabue, secondo Gamba[6], Volpe[7], Ragghianti[8], Carli[9], Boskovits[10], Tartuferi[11];
a Duccio di Bonansegna, secondo Toesca[12], Offner[13], Dal Poggetto[14], Venturoli[15];
al “Maestro di Badia a Isola“, secondo Stubblebine[16];
al Cimabue assieme a Duccio di Bonansegna, secondo Longhi[17], Bologna[18], Marquès[19];

Dal 1985 si è affermata un’altra tesi [20] ovvero che alla realizzazione dell’opera vi abbia collaborato anche l’allora allievo di bottega Giotto per la sola parte del Bambino, correlando la sua anatomia ai putti disegnati dal celebre pittore sulla Volta dei dottori ad Assisi, mentre i corposi aggetti della tunica del Bambino richiamano le Storie di Isacco di Assisi.
Recentemente per l’opera è stata sottolineata l’autografia cimabuesca, pur riconoscendone elementi caratteristici ducceschi, sulla quale i critici Smart [21], Tartuferi [22] e Bellosi [23] hanno inteso suggerirne la collocazione temporale dopo la Maestà di S. Trinità [24] e prima della Madonna di Crevole [25] ovvero dal 1283 e il 1285 circa.

In attesa di ulteriori precisazioni e riscontri sul tema da parte di future ricerche, si consiglia ai lettori una visita di persona presso il Museo di Santa Verdiana.

Carlo Pagliai


Note e riferimenti:
[1] 
L. Bellosi, Cimabue, Milano 1998, pag. 277, nota 7;
[2] 
Ibidem
[3] Ibidem
[4] Ibidem
[5] Opificio delle Pietre Dure, Firenze, Restauri, lavori conclusi, Cfr. omonimo sito web;
[6] C. Gamba, La mostra del Tesoro di Firenze Sacra, in «Bollettino d’Arte», XXVII, 1933-1934, pp. 145-163;
[7] C. Volpe, Arte in Valdelsa dal secolo XIII al secolo XVIII, in «Arte Antica e Moderna», pp. 388-391, anno 1963;
[8] C.L. Ragghianti, Pittura del Dugento a Firenze, Firenze 1955;
[9] E. Carli, Ricuperi e restauri senesi I. Nella cerchia di Duccio, in «Bollettino d’Arte», L, fasc. 1-2, pp. 94-99, anno 1965;
[10] M. Boskovits, A Corpus of Florentine Painting by Offner-Steinweg, Firenze, sez. III, vol. I, sez III, I, p. 132, nota unica, anno 1993 ;
[11] A. Tartuferi, Per Grifo di Tancredi: un’aggiunta e alcune conferme, in «Paragone», XLV (1994), 529-533, pp. 5-9, anno 1994;
[12] P. Toesca, il Trecento, Torino 1951 pag. 512;
[13] R. Offner, The Mostra del Tesoro di Firenze Sacra, in «The Burlington Magazine», LXIII, pag. 71-84 e 166-178;
[14] P. Dal Poggetto, Arte in Valdelsa, Firenze 1963, pag. 19-20;
[15] P. Venturoli, Giotto, in «Storia dell’Arte», Milano 1969, pag. 146;
[16] J.H. Stubblebine, Duccio di Bonainsegna and his School, Princeton 1979, pag. 75-76;
[17] R. Longhi, Giudizio sul Duecento, in «Proporzioni», 1948, II, pag. 38;
[18] F. Bologna, Ciò che resta di un capolavoro giovanile di Duccio, in «Paragone» n. 125, 1960, pag. 10;
[19] L.C. Marquès, La peinture du Duecento en Italie Centrale, Paris 1987, pag. 216, 282;
[20] L. Bellosi, Cimabue, Milano 1998, pag. 277, nota 7;
[21] A. Smart, A Duccio Discovery: an early ‘Madonna’ prototype, in «Apollo», 120, n. 272,  1984, pag. 230-231;
[22] A. Tartuferi, Per Grifo di Tancredi: un’aggiunta e alcune conferme, in «Paragone», XLV (1994), 529-533, pp. 5-9, anno 1994;
[23] L. Bellosi, Cimabue, Milano 1998, pag. 277;
[24] databile tra il 1280 e il 1290;
[25] L. Bellosi, Cimabue, Milano 1998, pag. 277, datata dal 1283 al 1285 circa;


Bibliografia essenziale
Museo di Santa Verdiana a Castelfiorentino, R. C. Proto Pisani, collana “Piccoli Grandi Musei”, Firenze, Edizioni Polistampa, 2006;
Museo di Santa Verdiana a Castelfiorentino
, R. C. Proto Pisani, Firenze, “Lo Studiolo” Amici dei Musei Fiorentini, 1999;

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