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Carlo Pagliai – L’Ingegneria naturalistica per le strade cerretesi

Tutto è nato per un tag birichino a qualche profilo di facebook, allo scopo di rammentare il dissesto di una porzione della strada collegante San Zio alle Grotte di Pagnana, tratto che da quasi un anno è interessato dall’obbligo di  senso unico alternato, con qualche disagio ben immaginabile.
Comprendo e presumo che il ritardo sia imputabile per le difficoltà finanziarie che ormai colpiscono tutti gli enti pubblici, ma il problema del dissesto dei corpi stradali nelle colline di Cerreto Guidi è ahimè frequente.
Per esempio c’è un tratto della strada provinciale 31, quella del “Ghianduccio” che per intendersi collega il capoluogo alla rotonda del Tucanos, e tale tratto fu oggetto di intervento di consolidamento con la costruzione di alcuni muri in cemento; mi ricordo che tale tratto prima di essere asfaltato rimase sterrato molte settimane, secondo la procedura per far stagionare il terreno stradale prima dell’asfaltatura.
Altro esempio degno di nota è un tratto di strada provinciale che collega la frazione di Toiano con Vinci, dove tempo fa si è verificato un movimento  di versante accompagnato da crepe e differenze di quote nell’asfalto; di recente fu steso un discreto manto stradale, ma passandoci proprio oggi ho rilevato ancora gli stessi segni di cedimento.

Vorrei suggerire, sperando che il politico che mi ha criticato non se l’abbia a male, un metodo risolutivo per questi dissesti, metodo proveniente dall’Ingegneria naturalistica.
Ma prima analizziamo le cause dei dissesti. In queste colline di Cerreto Guidi il suolo tende ad essere di matrice argillosa in diverse varianti, mescolato con sabbie e limi formatesi nella fase di regressione marina del Pliocene.
Va da sè che le diverse tipologie di suolo e le loro stratificazioni in certi parti del territorio siano facilmente aggrediti dai manufatti e dalle attività umane, ma la principale causa protagonista dei problemi è lei, l’acqua e la sua variabilità.
Infatti la (normale) variazione di presenza di acqua negli strati in superficie può cambiare il comportamento deformativo degli stessi, assistendo a variazioni e movimenti “plastici”, ovvero deformazioni che non ritornano allo stato originale.
La presenza di acqua oltre certe quantità altera tutte le caratteristiche meccaniche del suolo, ma il problema si amplifica col traffico stradale, in particolare le sue vibrazioni interagiscono con le molecole di acqua contenute nelle particelle di suolo (sostanze colloidali).

Un esempio improprio per capire cosa avviene a pochi metri di profondità: siete sul bagnasciuga di una spiaggia sabbiosa, l’onda si è ritirata da pochi secondi e la sabbia appare asciutta; ma se premete in quel punto col piede, sembra riapparire l’acqua contenuta nella sabbia, come se fosse spugna.
Similmente avviene la stessa cosa, ovvero la compressione delle vibrazioni provoca istantanee alterazioni meccaniche nel suolo.

Le soluzioni? ce ne sono alcune che provengono dalla pura scuola di ingegneria geotecnica, ma per la fattispecie vorrei suggerire l’Ingegneria naturalistica, la disciplina che costruisce e consolida col Verde.
Banalmente suggerisco di piantare lungo il lato esterno del tratto dissestato ( meglio se ambedue i lati) dei filari di cipressi.
Tutto qua? ebbene si. L’apparato radicale a “fittone” conferisce resistenza simile ai micropali, ma rispetto a questo possiede vari vantaggi ovvero interagisce e controlla la sottostante presenza di acqua; inoltre l’apparato micro-radicale che si sviluppo attorno al fittone assorbe bene le vibrazioni stradali.
Riprova: andate a vedere i tratti stradali con le piantate di cipressi, noterete che non sono interessati dai dissesti suddetti o lo sono in maniera del tutto irrilevante.

Inutile dire che l’operazione ha costi veramente contenuti, non comporta disagi e costi di cantiere, poca manutenzione se non quella da pollice verde, e soprattutto zero cemento. Di seguito illustro alcuni esempi simulativi dei tre tratti citati.
I nostri nonni consolidavano cosi le strade piu bizzose, in totale sintonia del paesaggio.

Carlo Pagliai

 

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