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Barbara Morelli: Abbastanza tempo e mondo

 Romanzo edito da Ibiskos Editrice Risolo, 2012

 

Vive a Empoli, l’autrice: e ci sta benissimo.

E’ anche felice. E beata lei. Ma veniamo al libro, che di libri qui si parla. Un bel libro, intanto, dei pochi che escono e non raccontano di cose che avvengono a NY o a Londra. I fatti qui potrebbero essere accaduti dietro casa, quando la casa non c’era: c’erano boschi e scoiattoli. O accadranno, come si dice nel risvolto suggeritore di copertina.

Ma perché scoiattoli? Per dare il nome a uno dei protagonisti, che li mangiava. E li spellava, pure, avendoli prima trappolati o presi al volo con un frullìo di fionda. L’altro protagonista? Siamo a Empoli mica per nulla: un ciuco, ma bello e con il suo carattere. E un pelo grigio e bellissimo.

Il Tempo? Ci dice, Barbara, che è abbastanza. Lo spazio? Il mondo. Ci racconta una storia avvenuta nel mondo, che dura abbastanza tempo. E’ un gioco di parole dei più vigliacchi, per un titolo. Ti lascia a pensare: che vorrà dire? Messo qui nell’incipit, nel principiare del discorso. A spianare la via o a confonderla, perché sfumi in diagonale, e agli angoli, come i sorrisi di Leonardo. I due spiriti liberi, che questo sono, si presentano, cambiandosi il microfono a turno.

Mangiascoiattoli appare dal nulla, figlio di una madre che presto sparirà: pazienza, ne farà a meno, resterà un ricordo simpatico. Diventerà mercante. Artigiano e mercante. La vita davanti e l’arte di arrangiarsi. Ce la farà?

abbastanza tempo e mondo coverr

Ma sì, questo è un romanzo, siamo mica ai tempi di oggi! Il ciuco? Nasce in un branco, anonimo e un po’ filosofo, come tutti i ciuchi. Per quello li buttavano dai campanili, a sfracellarsi le gambe e i pensieri nei capitelli in pietra serena. Ma viene scelto, sapremo dopo, nel proseguo, proprio dal nostro marmocchio già cresciuto e già diventato giramondo. Mangiascoiattoli; che cavolo di nome. Mangerà mica anche i ciuchi? No, no: troppo grandi. E poi scorrono, veloci e ardenti, i capitoli.

Cosa dicono e raccontano? Non ve lo dico mica! Fanno il loro mestiere. E lo fanno bene. L’autrice sa il fatto suo, non ci credo che questa è la sua opera prima, snoda i pensieri come trecce, intavola gli sviluppi, i rimandi, le azioni. Che non vi dirò, dovete comprare il libro, o farvelo prestare. Meglio comprare, che rimanga in casa. E’ di quelli che si riprendono volentieri in mano, per ripercorrere a caso qualche passaggio: come riassaporare una fetta di dolce buona, o un Brunello di quelli spaziali.

Vi dirò invece della fine, perché questo non è un giallo e si può dire. Come Ulisse, l’uomo sparirà nel mare, dove la morte verrà a lui dolce per portarlo via. Il ciuco, rimasto senza guida e appigli, ritroverà la sua libertà, o almeno la cercherà: forse come capobranco di una congrèga asinina delle più selvatiche. Giusto per scrollarsi di dosso quel po’ di puzza d’uomo, rimasta appiccicata al suo bellissimo manto grigio.

Chiudo il libro, non ho altro da dirvi. Ci ho messo tanto per leggerlo. Eppure, a scorrere, basta un’oretta. Ma non è un libro da scorrere. Qui si assapora, il lento coagulo del pensiero, l’incedere della storia, l’accumulo del racconto. I protagonisti pensano piano e sono lenti. Niente scorre, il tempo è abbastanza, ma non è infinito. Sorbiamolo, come le cose belle che si fanno durare, nel mondo. Come una storia d’amore sbagliata, perché si ha paura che finisca.

Paolo Pianigiani, fine di maggio 2012

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