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Stemma dei Giampieri

Un esemplare lapideo dello stemma dei GIAMPIERI è apposto nel chiostro della Propositura di Empoli, al piano superiore sulla parete est.
Nelle rubriche scritte dal Figlinesi si evince che nella prima metà del Seicento in Empoli c’era alcuni beccai e macellari facenti cognomati Giampieri.
Più dettagliatamente i Giampieri erano gli originari patroni dell’altare dedicato a San Lorenzo, situato nella cappella della Natività nella Chiesa di S. Stefano degli Agostiniani.
Questa cappella esiste ancora oggi, ed è situata a sinistra dell’altare maggiore, in faccia al transetto: essa fu pesantemente distrutta dal crollo del campanile a seguito delle esplosioni delle mine avvenuto nel Luglio 1944; prima di ciò, lo stemma dei Giampieri rimaneva nascosto da una monumentale arme suntuosa e dotata di nappe.[1] Nella ricostruzione postbellica fu traslato nell’attuale collocazione in Propositura.
Nel 1598 la famiglia Giampieri intentò un contenzioso coi frati agostiniani in quanto improvvisamente la loro cappella fu tolta alla loro disponibilità senza apparente motivazione, tenuto conto che nel 22 novembre 1594 i frati deliberarono la curatela della medesima cappella in favore dei fratelli Giovanni e Vincenzo Salvagnoli.
I frati offrirono come soluzione alternativa alla lite la concessione ai Giampieri della terz’ultima cappella sul lato destro della chiesa, oggi intitolata alla Madonna Bruna e di minor rilevanza rispetto alla precedente; essa in origine era consacrata ai santi Lorenzo e Donnino. [2]

stemma Giampieri

 

Descrizione araldica:
Di (colore non definito), al bue passante di (colore ignoto), accompagnato da due rocchi di scacchiere di (colore ignoto), posti nei cantoni del capo; il tutto abbassato sotto il capo d’Angiò a sei pendenti. [3] 

Ubicazione: Chiostro della Propositura in Empoli

Stato conservazione: buono, con scoloriture e colature superficiali da guano in atto.

Tipologia: scultura monolitica di pietra serena;

Annotazioni: nessuna

Note e Riferimenti:
[1] Santo Stefano a Empoli, di W. Siemoni, Ed. Polistampa, Firenze 2013, pag. 95;
[2] Archivio di Stato di Firenze, Conv. Soppr, 72, filza 29;
[3] ASFi, Fondo Ceramelli Papiani, ASFi, fasc. 5706;

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