Paolo Pianigiani: Clementina Brescianino, o dell’armonia

Scritto da: in Articoli, Galleria d'Arte, Paolo Pianigiani con commenti 7 novembre 2012 08:00

Il contenuto è una scelta, che interviene ad interrompere un incanto. Un incanto dove ti perderesti, ad inseguire i pastelli e le sfumature, le increspature dei suoli o dei paesaggi. E la tessitura delle polveri, dense o diluite, quasi accennate. Mentre realizza i suoi fondi, o fondali, Clementina ripercorre l’antico mestiere dei pittori che preparavano la superficie, ne studiavano gli esiti con l’esperienza antica, le ricette di bottega tramandate agli allievi e divenute mestiere con i secoli. Gesso e colla di pesce, su tavola o su tela, e il lavoro incessante dei garzoni. Che poi diventarono grandissimi. E il macinìo delle terre e delle polveri. Di questo antico mestiere, Clementina riprende alcune tecniche e soprattutto ne assapora gli stimoli e gli esiti.

E ce li racconta.

E’ un dialogo allora fra la superficie bianchissima della carta nel suo stato puro, la cellulosa, e il colore e il contenuto. E la mano si ferma quando è raggiunto il sottilissimo equilibrio dell’armonia. E il velo impalpabile del fissativo chimico interrompe il dialogo e lo raccoglie nel suo momento più alto. Lo fissa come l’imprimatur di un’autorità religiosa: si stampi! Il lavoro del pittore è finito, si possono rilassare le tensioni, lo stress che sempre porta il creare, e pensare ad altro, al prossimo fondale da preparare, al prossimo colore da inventare. E il dipinto che sta asciugando in un angolo dello studio è il dono per noi.

Dicevo della superficie, che diventa spazio delimitato e delimitante. Ambito dove il sussurro del colore si insinua, si diffonde, si arrampica. Eppoi si ferma e si coagula dove avviene il racconto, si addensa l’immagine. E sono strutture a ogiva di finestre struggenti, che accennano e lasciano immaginare cattedrali ansiose di spazio, dove la luce è bagliore e i contorni infiniti.

E sono altari dove nessun dio oserebbe avvicinarsi. Altari della dignità umana. O paesaggi che non ci sono, che sfuggono ai titoli che li cercano, che non hanno più i confini angusti delle parole: si aprono verso l’ansia della luce che li svela, o l’oscurità che li sorprende. Vivono insieme alle nostre emozioni. E ci raccontano avventure o silenzi che sentiamo respirare dentro la nostra memoria più nascosta. Non si può chiedere di più alla pittura, se non rivelarci visioni e armonie che non siamo più capaci di vedere.

Già pubblicato su www.transfinito.eu

(30/10/1999)

Clementina Brescianino, nata in Sardegna nel 1942, si è formata nell’ambito degli studi umanistici, conclusi con la laurea in Scienze Politiche. Docente di storia diplomatica nella facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, ha sempre dipinto e dedicato particolare interesse allo studio del ritratto. Da alcuni anni, lasciato l’ insegnamento universitario, ha sviluppato nuove tematiche proposte nello stadio in cui il reale, ancora suggerito, va mutando nella sua astrazione. Esegue i suoi lavori su tela o particolari carte fatte a mano, spesso da lei stessa. Predilige una tecnica mista in cui sono presenti il collage (carte e garze), i pigmenti in polvere (terre, ossidi, ecc.), il pastello, mezzo che tratta in una vasta gamma di accezioni tecniche e valenze estetiche. Vive e lavora in Toscana, in un cascinale sulle leonardesche colline di Vinci.

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