- Filippo Lippi, la Tavola di Empoli
- Filippo Lippi, Madonna Trivulzio, Castello Sforzesco, Milano. Già al Carmine, Firenze. Particolare con i due Santi Carmelitani Alberto di Sicilia e Angelo di Licata, con il coltellaccio in testa.
- Filippo Lippi, Madonna Trivulzio, Castello Sforzesco, Milano. Già al Carmine, Firenze
- Madonna Trivulzio, Particolare
- Filippo Lippi, Madonna Trivulzio, Castello Sforzesco, Milano. Già al Carmine, Firenze
- Museo della Collegiata di Empoli: Filippo Lippi, Madonna fra angeli e Santi
- Museo della Collegiata di Empoli: Filippo Lippi, Madonna fra angeli e Santi, particolare
- Museo della Collegiata di Empoli: Filippo Lippi, Madonna fra angeli e Santi, particolare, Sant'Alberto di Sicilia
- Museo della Collegiata di Empoli: Filippo Lippi, Madonna fra angeli e Santi, particolare
- Museo della Collegiata di Empoli: Filippo Lippi, Madonna fra angeli e Santi, particolare, San Bartolomeo
- Museo della Collegiata di Empoli: Filippo Lippi, Madonna fra angeli e Santi, particolare
- Museo della Collegiata di Empoli: Filippo Lippi, Madonna fra angeli e Santi, particolare
- Museo della Collegiata di Empoli: Filippo Lippi, Madonna fra angeli e Santi, particolare
- Museo della Collegiata di Empoli: Filippo Lippi, Madonna fra angeli e Santi 1
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Donato da Carlo Romagnoli nel 1859 alla nascente Galleria della Collegiata di Empoli, questa piccola opera di devozione privata ha avuto varie attribuzioni, fra cui prestigiosissima, quella iniziale: Masaccio. Ma in seguito, confrontando l’iconografia con quella di altri dipinti del grande pittore fiorentino, si giunse a quella che ormai è concordemente riconosciuta: Filippo Lippi.
I Santi rappresentati, a parte S. Michele Arcangelo, sono San Bartolomeo (riconoscibile per il coltello con il quale venne scorticato vivo) e Sant’Alberto da Trapani, riconoscibile dal giglio che tiene in mano e dagli abiti tipici di ambito carmelitano (ordine a cui Fra Filippo Lippi apparteneva).
Ecco la scheda riportata nell’archivio del Polo Museale Fiorentino:
Notizie storico critiche
La tavoletta pervenne al Museo nel secolo scorso per dono di Carlo Romagnoli, con l’attribuzione dubitativa a Masaccio. Già l’Ulmann nel 1890 ne proponeva l’assegnazione a Filippo Lippi, seguito dallo Schmarsow (1901), ma non dal Berenson (1902) che riferiva il dipinto al Pesellino.
La tavoletta pervenne al Museo nel secolo scorso per dono di Carlo Romagnoli, con l’attribuzione dubitativa a Masaccio. Già l’Ulmann nel 1890 ne proponeva l’assegnazione a Filippo Lippi, seguito dallo Schmarsow (1901), ma non dal Berenson (1902) che riferiva il dipinto al Pesellino. Il definitivo riconoscimento del piccolo dipinto al Lippi avvenne dopo la Mostra del Tesoro di Firenze Sacra del 1933, ad opera del Gamba (1933), che ne precisava l’appartenenza all’attività giovanile dell’artista, in un periodo compreso fra opere capitalali quali La Conferma della Regola e la Madonna di Tarquinia. Su tali posizioni si manteneva sostanzialmente concorde la critica successiva, sino all’ultima monografia sull’artista dovuta al Marchini (1975) e al recente catalogo del Paolucci (1985).
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